‘L’estate più bella’, di Gianni Vukaj (Italia, 2018)

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  • di Andrea Lilli

Al cinema Farnese di Roma è iniziato due giorni fa il giro di proiezioni di L’estate più bella, due anni dopo la produzione. Non sarà facile trovarlo in sala. In questo gelido gennaio potremo scaldarci con le sue immagini solo a Pistoia, Alessandria, Genova, Firenze, Trieste, Bologna. A febbraio sarà a Torino, Udine, Ferrara. E a Forte dei Marmi, non a caso: perché questa bella storia cominciò lì, nel maggio di cinquant’anni fa, quando Luigi Bardelli, responsabile dell’AIAS di Pistoia, stufo delle bolge infernali delle colonie differenziate, e convinto del diritto di tutti a fruire della Bellezza (correva l’anno 1968), versò la caparra di prenotazione per 26 cabine in un prestigioso stabilimento della località balneare più chic della Versilia, firmando per gli interi tre mesi estivi. Un ottimo affare per la struttura, ma il giorno dopo l’hotel gli telefonò, imbarazzato: “Scusi, ma ieri non lo avevamo notato nel contratto, che significa la sigla AIAS?”. “Associazione Italiana di Assistenza agli Spastici”, lui rispose tranquillamente. “Come sarebbe, agli Spastici?”. E Bardelli: “Non conosce la migliore famiglia di Pistoia?”.

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L’hotel restituì subito all’AIAS l’assegno di caparra con la rescissione del contratto. Si andò in tribunale, il giudice sentenziò: gli Spastici vadano pure con allegati familiari e assistenti sotto gli ombrelloni esclusivi della Versilia: la spiaggia dei belli, dei VIP, dell’alta moda, la spiaggia che fa da set cinematografico a decine di film per abili, abilissimi, come Sapore di mare (Carlo Vanzina), BagnoMaria (Panariello), Maschi contro femmine (Fausto Brizzi).

Negli anni Sessanta i diversamente abili, i disabili, gli handicappati, nel linguaggio comune non si chiamavano così. Si chiamavano spastici. Dal greco spastikòs, affine a spasmòs, spasmo: la contrazione inattesa del ‘ritardato mentale’, del ‘mongoloide’, del ‘paralitico’, del ‘deficiente’, per usare i termini comunemente usati allora e mai dismessi. I bagnanti abituali si voltavano dall’altra parte, li evitavano. “Peggio per loro. Noi volevamo creare una situazione positiva fra assistiti, familiari e operatori per confrontarsi, aiutarsi, dialogare. In una vacanza rilassante, rigenerante come quella dei villeggianti normali”. Diventò per tutti l’estate più bella. Da allora, viene ripetuta ogni anno e con sempre meno difficoltà e pregiudizi da vincere.

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Le testimonianze di un bagnino, di un’assistente (Anna), di una fisioterapista (Barbara), di tre giovani volontari, dei genitori di Giulia ed Elia (lei in sedia a rotelle, lui autistico) sono fra le più eloquenti. Anna e Barbara spiegano come il rapporto riabilitativo coi disabili non sia mai a senso unico, perché anche gli operatori hanno limiti, difficoltà personali che riescono a superare anche grazie agli stimoli potenti che vengono dalla relazione coi disabili. “L’attenzione, l’amore sono la terapia più efficace”, ne è convinto Bardelli: “Non importa se sei ricco o povero, bello o brutto, se la relazione non c’è l’infelicità può colpire chiunque”.

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Il mare è terapeutico, quasi come l’amore. “Mi sono rotto, della paura!”, diceva Pànico correndo verso il mare, e si buttava felice in acqua, in Detective per caso (2019) – film coraggioso – in cui gli attori disabili recitano non in quanto disabili ma in quanto attori. Qui ne L’estate più bella i troppo gravi non ce la fanno a tuffarsi da soli, ma noi spettatori camminiamo fra le sdraio da un ombrellone all’altro, ci sediamo sugli scogli, vicino a mani torte e delicate che pettinano la sabbia, piedi pallidi che saggiano l’acqua salata nel frusciare delle onde, osserviamo il tramonto; entriamo in discoteca, ecco: sembra di stare lì, a goderci anche noi la Versilia.

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Altro pregio imprevisto di questo docufilm prodotto da Tv2000 (organo della CEI), è di non cedere al pietismo, al buonismo. Al contrario, tra i sorrisi e l’ironia emerge prepotente, esplicito nelle interviste di due madri ormai anziane, il problema più urgente della disabilità rimasto ancora irrisolto, quello del Dopo di noi. Perché non basta l’amore di mamma e papà, non bastano le famiglie, i volontari e le associazioni cattoliche, non basta la fede nella Provvidenza. Non bastano le vacanze normali in Versilia tra i normodotati. Finché in Italia non ci sarà una seria programmazione, una strategia istituzionale non affidata solo al mondo del volontariato, i disabili resteranno isolati, mortificati – e non solo d’estate.


Premi: Sudestival 2019; Deauville Green Awards 2019: Trophée d’Argent, KapaGama Special Prize for Best Music

In sala dall’8 gennaio

 

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