Di A.C.

Nell’antica Cina di un periodo non definito si intersecano le vicende di una serie di personaggi animati da diversi obiettivi e il cui comune denominatore è la dimora di un mercenario solitario nel mezzo di una landa deserta, dal cui incontro consegue un confronto di umanità ed emozioni che deciderà il destino di tutti.
Il terzo film di Wong Kar-wai è una rielaborazione melodrammatica e singolare del genere wuxia, spogliato quasi interamente della sua tipica componente spettacolare e con un numero minore di sequenze di azione volto a privilegiarne le sue suggestioni emotive.

In un racconto frammentato in capitoli vanno in scena le storie di diverse figure, tra i drammi familiari di fratello e sorella incarnati dalla stessa persona sotto mentite spoglie, un samurai prossimo alla cecità e determinato ad andare incontro al suo destino, una povera ragazza in cerca di vendetta per il fratello ucciso e un ingenuo spadaccino in erba desideroso di mettersi alla prova.
Il collettore di questi personaggi è per l’appunto il protagonista Feng, un uomo in fuga dal proprio passato e dai propri ricordi, eremita in una terra deserta senza orizzonti dove non sembra esistere né tempo né memoria e perciò luogo quanto mai adatto per chi cerca ostinatamente di rifugiarsi dai propri rimpianti. Ed è proprio in questi incontri provvidenziali che Feng arriva a riconsiderare sé stesso e le proprie scelte, giungendo quindi ad una svolta dalla propria gabbia di apatia.

Ashes Of Time richiama tutti i tipici stilemi dell’autore: le inquadrature convulse , gli insistenti primi piani sui volti dei protagonisti, la totale assenza di linearità cronologica e la consueta voce narrante che accompagna i vari passaggi del racconto.
Tuttavia il protagonista silenzioso dell’opera è proprio la sua ambientazione desertica, che simboleggia quel limbo interiore e quel deserto esistenziale dentro al quale vagano i vari personaggi alla ricerca di una propria epifania. Il tutto accentuato dai colori intensi e caldi della fotografia, che funge da elemento narrativo oltre che estetico e la cui bellezza cromatica rimanda al cinema di Douglas Sirk.

Ashes Of Time è probabilmente l’opera più astratta e onirica del suo regista, ed anche quella più affascinante sul piano tecnico visivo.
Tra difficoltà produttive e dilazioni che portarono a diverse pause – durante una delle quali vennero addirittura effettuate le riprese del celebre Hong Kong Express – l’opera sperimentale dell’autore hongkonghese non ebbe grande fortuna col pubblico ai tempi della sua uscita, per poi beneficiare di una successiva (e giusta) rivalutazione.

“Si dice che la radice dei problemi dell’uomo è la memoria. Senza un passato, ogni giorno sarebbe un nuovo inizio”.
Lascia un commento