“La matriarca”, liberata da Pasquale Festa Campanile

di Greta Boschetto - Il percorso di Mimì, che ora sembra lontano nel tempo e con le pecche che può avere un film che parla di liberazione femminile narrato dal punto di vista di un uomo (per quando attento), presenta una piccola rivoluzione femminista sessantottina in cui dimostra che anche alle donne piace il sesso, aggiunge un tassello alla decostruzione simbolica delle dinamiche di genere (come avviene in altri film di quegli anni, ad esempio Femina Ridens di Piero Schivazappa del 1969) e rifiuta il doppio standard di valutazione che inquadra diversamente un uomo o una donna che praticano sesso casuale (e non sono forse ancora adesso, purtroppo, delle istanze che vengono portate avanti anche dal femminismo degli anni 2000?)

Trent’anni senza Giovanni Falcone

di Bruno Ciccaglione - A trent’anni dalla strage di Capaci e dalla morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, molto è cambiato e quella stagione di stragi è per fortuna ben lontana. Eppure pochi sono i temi del dibattito pubblico in cui la discussione sia più virulenta di quella che riguarda la cosiddetta stagione delle stragi e questo si riflette anche sui modi con cui il mondo del cinema ha rappresentato quella stagione.

Esterno notte, di Marco Bellocchio (2022)

di Laura Pozzi Quasi vent’anni fa  sul finale di Buongiorno notte, Marco Bellocchio "liberava" l’onorevole Aldo Moro dopo 55 giorni di prigionia. In una livida mattina di maggio, sulle ipnotiche note di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd, Roberto Herlitzka usciva dall’incubo, provava a dare un senso a quella prova assurda e incomprensibile... Continue Reading →

Voci nel tempo, di Franco Piavoli (Italia/1996)

di Girolamo Di Noto - Costruito su immagini di rara e a volte ricercata bellezza, Voci nel tempo è un piccolo gioiello del cinema italiano, complesso pur nella sua semplicità delle storie raccontate, che si concentra sui volti delle persone e sulla fisicità delle cose e non fa concessioni al sentimentalismo, ma dá vita alle diverse fasi della parabola esistenziale, seguendo la ciclicità del tempo che già ne Il pianeta azzurro emergeva, attraverso alcuni versi di Lucrezio: "Il nascere si ripete/di cosa in cosa/e la vita/a nessuno è data in proprietà/ma a tutti in uso".

Colpita da improvviso benessere, di Franco Giraldi (1976)

di Laura Pozzi “Ma quanto sei bello…ma che bel ragazzo che è”. Lo stupore fanciullesco e la commozione cristallina che hanno accompagnato Giovanna Ralli durante la consegna del David di Donatello alla sua straordinaria carriera, rappresenta il momento più autentico e significativo di una cerimonia avara di emozioni e priva di particolare mordente. Di fronte... Continue Reading →

Una questione privata, di Paolo e Vittorio Taviani (2017)

di Andrea Lilli - "Le aveva sempre pensate, le colline, come il naturale teatro del suo amore - per quel sentiero con Fulvia, con lei su quella cresta, questo gliel'avrebbe detto a quella particolare svolta con tanto mistero dietro di essa... - e gli era invece toccato di farci l'ultima cosa immaginabile, la guerra."Beppe Fenoglio... Continue Reading →

Film d’amore e d’anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” , di Lina Wertmüller (1973)

di Greta Boschetto - Gli uomini e le donne del film sono semplici esseri umani prima di essere partigiani, eroi o prostitute, e le loro azioni audaci provocano negli spettatori tenerezza e empatia (che nel finale potrebbero esplodere in lacrime, non sarà strano ritrovarsi commossi). 

Le quattro giornate di Napoli, di Nanni Loy (Italia/1962)

di Girolamo Di Noto - Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy è un'opera di straordinario impegno civile, che racconta l'insurrezione della città partenopea, dal 28 settembre al 1ottobre del 1943, contro la follia distruttiva nazista, la sollevazione di un popolo, spinto dallo sdegno e dal desiderio, di mettere fine alla violenza della guerra. Quattro giorni di una rivolta che liberò Napoli dagli occupanti già prima dell'arrivo degli alleati.

La voglia matta, di Luciano Salce (1962)

di Bruno Ciccaglione - Così come aveva “inventato” una nuova carriera da attore per Ugo Tognazzi con Il federale, con La voglia matta Luciano Salce lancia la giovanissima – ancorché non debuttante – Catherine Spaak in  ruolo che concorrerà a definire i suoi primi anni di carriera, caratterizzati da ruoli da giovane spregiudicata tipici della nuova Italia dei primi anni ’60.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: