Le mani sulla città, di Francesco Rosi (1963)

di Bruno Ciccaglione - Francesco Rosi e Raffaele La Capria, aiutati dal clima denso di aspettative e speranze che si respirava nell’Italia del primo centrosinistra, decidono di costruire un film che sveli al grande pubblico i meccanismi del potere e gli intrecci economici e politici in cui si manifesta, con un film che vince il Leone d'oro a Venezia nel 1963. Molto di quel sistema di potere è cambiato da allora, ma molto è rimasto così com'era nel 1963.

Riccardo Milani, un regista che avrebbe ragione di dire: ‘Scusate se esisto!’

di Federico Bardanzellu. Riccardo Milani, classe 1958, regista e sceneggiatore. In un mondo, come il cinema italiano, dove tutti si ritengono dei grandi artisti, magari per diritto dinastico, Milani sta dimostrando che il vero regista è soprattutto un ottimo artigiano. L’essenziale è esser passati per la “gavetta”. Come l’hanno fatta, settanta-ottant’anni fa, quei capostipiti che... Continue Reading →

Pino – Vita accidentale di un anarchico, di Claudia Cipriani (2019)

di Bruno Ciccaglione - Il documentario animato "Pino – Vita accidentale di un anarchico", nato dalla collaborazione tra Niccolò Volpati e Claudia Cipriani che ne scrivono la sceneggiatura, riesce nella difficile sfida di raccontare la storia di Pinelli in modo diverso da come tante volte è avvenuto. Basato su una accurata ricerca storica ma anche sulla testimonianza di Claudia e Silvia Pinelli, il film è realizzato con delicato affetto e grande senso di umanità, fermezza della visione politica, nessun rabbioso rancore.

Chiedo asilo, di Marco Ferreri (Italia/Francia 1979)

di Girolamo Di Noto - Orso d'argento al Festival di Berlino nel 1980, Chiedo asilo è un commovente apologo che richiama un dissidio di fondo tra uomo naturale e uomo storico, tra l'uomo quale potrebbe essere e quale è. È la storia di un maestro d'asilo, Roberto (Benigni) che presta servizio in una scuola materna di Bologna e con i suoi metodi innovativi e anti-autoritari stabilisce un solido legame con i bambini.

“La matriarca”, liberata da Pasquale Festa Campanile

di Greta Boschetto - Il percorso di Mimì, che ora sembra lontano nel tempo e con le pecche che può avere un film che parla di liberazione femminile narrato dal punto di vista di un uomo (per quando attento), presenta una piccola rivoluzione femminista sessantottina in cui dimostra che anche alle donne piace il sesso, aggiunge un tassello alla decostruzione simbolica delle dinamiche di genere (come avviene in altri film di quegli anni, ad esempio Femina Ridens di Piero Schivazappa del 1969) e rifiuta il doppio standard di valutazione che inquadra diversamente un uomo o una donna che praticano sesso casuale (e non sono forse ancora adesso, purtroppo, delle istanze che vengono portate avanti anche dal femminismo degli anni 2000?)

Trent’anni senza Giovanni Falcone

di Bruno Ciccaglione - A trent’anni dalla strage di Capaci e dalla morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, molto è cambiato e quella stagione di stragi è per fortuna ben lontana. Eppure pochi sono i temi del dibattito pubblico in cui la discussione sia più virulenta di quella che riguarda la cosiddetta stagione delle stragi e questo si riflette anche sui modi con cui il mondo del cinema ha rappresentato quella stagione.

Esterno notte, di Marco Bellocchio (2022)

di Laura Pozzi Quasi vent’anni fa  sul finale di Buongiorno notte, Marco Bellocchio "liberava" l’onorevole Aldo Moro dopo 55 giorni di prigionia. In una livida mattina di maggio, sulle ipnotiche note di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd, Roberto Herlitzka usciva dall’incubo, provava a dare un senso a quella prova assurda e incomprensibile... Continue Reading →

Voci nel tempo, di Franco Piavoli (Italia/1996)

di Girolamo Di Noto - Costruito su immagini di rara e a volte ricercata bellezza, Voci nel tempo è un piccolo gioiello del cinema italiano, complesso pur nella sua semplicità delle storie raccontate, che si concentra sui volti delle persone e sulla fisicità delle cose e non fa concessioni al sentimentalismo, ma dá vita alle diverse fasi della parabola esistenziale, seguendo la ciclicità del tempo che già ne Il pianeta azzurro emergeva, attraverso alcuni versi di Lucrezio: "Il nascere si ripete/di cosa in cosa/e la vita/a nessuno è data in proprietà/ma a tutti in uso".

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