Foglie al vento, di Aki Kaurismaki (Finlandia/2023)

di Girolamo Di Noto



Ci sono registi capaci di condensare in un’inquadratura tutta la loro poetica, che si riconoscono da un fotogramma, che sanno esprimere il loro stile in immagini semplici, essenziali: Aki Kaurismaki è uno di questi, autore di un cinema raffinato e malinconico, realista e surreale allo stesso tempo, straordinario nel mettere in scena vite che si vaporizzano in continuazione, riprese in una condizione di perenne precarietà.


In un’intervista di alcuni anni fa Kaurismaki ebbe a dichiarare: ” Devo trovare dell’ottimismo senza perdere il controllo sulla realtà “. Ed è questa mescolanza così difficile da ottenere, che costituisce il punto di forza di Foglie al vento, splendido affresco malinconico sulla solitudine, in particolare su due vite, quelle di Ansa (Alma Poysti) e Holappa (Jussi Vatanen), fragili come due foglie cadute dall’albero e in balia del vento.

Il film è il racconto disilluso di due vite invisibili, silenziose, che si incrociano casualmente una sera, due anime sole che per trovarsi e ritrovarsi sono destinate a peregrinare a lungo.


Holappa è un manovale con problemi di alcolismo: il vizio della bottiglia lo trascina da un licenziamento all’altro, beve perché è depresso ed è depresso perché beve. La triste monotonia della sua vita è rotta solo da qualche serata a bere birra in compagnia del suo collega di lavoro.
Ansa è una giovane donna che lavora in un supermercato, ma viene licenziata quando viene scoperta a portare a casa merce scaduta destinata al macero. I due si conoscono sulle note di un karaoke: figure periferiche e disperate, ma alla ricerca di calore umano, iniziano a frequentarsi: quanto sarà complesso il percorso verso la felicità? Potrà funzionare il loro rapporto tra incertezze, alcol e paura di non farcela?


Kaurismaki racconta questo percorso creando un film sognatore e disincantato, guardando in faccia il mondo dei perdenti, stando sempre attento a non perdere il controllo sulla realtà, ma affidandosi anche a una piccola speranza, ad un pertugio di ottimismo, citando come fonti di ispirazione La vita è meravigliosa di Capra e Ladri di biciclette di De Sica.
Il mondo corrotto e disumano che vivono sulla loro pelle i protagonisti non sembra concedere loro alcuna possibilità di redenzione: da vecchie radio accese per alleviare la solitudine giungono notizie di guerra, la Russia continua ad attaccare l’Ucraina, migliaia di famiglie hanno perso i propri cari e i propri beni per sempre.

A questo si aggiunge lo spietato mondo del lavoro popolato da truffatori che pagano in nero, che risparmiano non facendo manutenzione, da vigilantes che sembrano automi, senza umanità, che giustificano il loro operato, alla stregua dei nazisti, ” eseguendo gli ordini “, un mondo che accumula, spreca – significativamente la prima scena del film con un cliente del supermercato che compra tonnellate di bistecche – che preferisce buttare merce ormai prossima alla scadenza piuttosto che lasciarla mangiare a chi ne ha bisogno.

In contrasto con questo anonimo, schiacciante sistema c’è sempre però una speranza dura a morire, un perdente che non si arrende, un tentativo di riscatto: c’è la solidarietà delle colleghe di Ansa, c’è la caparbia attesa di chi – giocato dal Caso – non si arrende nonostante abbia perso il bigliettino con il numero di telefono della propria amata, c’è l’amore come unica via di salvezza. Holappa, pur sentendosi come una foglia secca sbattuta dal vento, non vuole morire e per non morire sa che non può farcela da solo.

Premio della Giuria a Cannes, Foglie al vento è un gioiello meraviglioso e straniante che ha inoltre la capacità di riflettere su temi universali non tanto utilizzando la parola, ma richiamando in primo piano la musica e il cinema stesso. Kaurismaki non ha bisogno di tanti dialoghi per farsi capire, spesso usa riprendere le parole dalle canzoni per accompagnare le azioni o i pensieri del protagonista.

Rievoca ad esempio le parole di una canzone d’amore finlandese, ” Chi non ha le ali rimane legato a questa fredda terra desolata “, per dire che solo l’amore può donare questo slancio per sopravvivere, con la musica unisce su una pista da ballo coppie che le disgrazie della vita dovrebbero separare, dà vita a illusioni punteggiando le scene con Schubert, Tchaikovsky, il Mambo italiano, la musica pop minimalista.


E infine c’è il cinema che assieme all’ironia può essere capace di travestire le amarezze della vita, di portarti altrove grazie al fascio magico di luce del proiettore. In Foglie al vento il cinema è dappertutto, tappezza le pareti con le locandine, sopra le teste dei personaggi, è alcova familiare che fa da contrasto al mondo respingente e industriale di Helsinki, è il luogo dove l’uomo e la donna trascorrono la loro prima serata insieme guardando un film di zombie.


Ci sono cantieri di periferia in questo film, casette cadenti, stanze desolate, fabbriche, supermercati anonimi, ma anche un cinema cheproietta i classici del passato: l’unico rifugio che è rimasto, sembra suggerirci il regista, in un mondo vuoto e desolante, luogo da preservare, difendere, come lo è del resto questo film prezioso, esempio di rara sobrietà, che sa cogliere, con battute surreali, colori lividi e una profonda malinconia, l’essenza di un amore dignitoso e commovente.

2 pensieri riguardo “Foglie al vento, di Aki Kaurismaki (Finlandia/2023)

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  1. Foglie al vento è un film lento, noioso, con brutte sceneggiature e povertà di dialoghi. Totalmente inespressivi gli attori, non regala alcuna emozione…se non la voglia di fuggire dal cinema e di andare a chiedere il rimborso del biglietto. Evitate di andare a vederlo, nonostante abbia vinto dei premi, mal meritati..!!

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  2. Caro Dario, mi dispiace che tu non abbia riconosciuto in questo film una poesia e una bellezza rare. Io l’ho trovato stupendo. La povertà di dialoghi, come dici tu, non è mancanza di idee, che vengono invece espresse dalle immagini, dalla musica, dalla fotografia, dal colore. Ci sono richiami a grandi maestri della regia del passato. Ci sono temi attuali e al contempo surreali. Peccato tu non abbia sentito tutto questo

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