The Last Waltz, di Martin Scorsese (USA, 1978)

di Bruno Ciccaglione - Nel filmare l’ultimo concerto di uno dei gruppi più importanti della storia del rock, The Band, Martin Scorsese, quasi al di là della volontà stessa dei musicisti protagonisti, ne coglie e ne esalta il valore simbolico di evento finale di un’epoca: è la fine dell’età dell’oro del rock, che coincide forse non a caso con la fine degli anni settanta.

I migliori anni della nostra vita, di William Wyler (Usa/1946)

di Girolamo Di Noto "Solo i morti hanno visto la fine della guerra" (George Santayana) Nella storia del cinema, all'interno dei film di guerra, spesso si è sviluppata una riflessione importante dedicata alle conseguenze che l'evento bellico ha apportato, soprattutto sul piano psicologico, sui personaggi che vi hanno preso parte. Indimenticabile esempio di cinema che... Continue Reading →

Barton Fink – È successo a Hollywood, di Joel Coen (Usa/1991)

di Laura Pozzi Per ogni appassionato di cinema, il mese di maggio conduce spesso a (ri)vivere le fastose atmosfere del Festival di Cannes. E a questo proposito fra le Palme d’oro più sorprendenti e originali assegnate negli ultimi trent’anni spicca quella consegnata da Roman Polanski nel 1991 a Joel e Ethan Coen per Barton Fink... Continue Reading →

Sugarland express, di Steven Spielberg (1974)

di Girolamo Di Noto - Un cartello stradale che, una volta allargata la visuale, comprende altri cartelli uno vicino all'altro. Indicazioni di autostrade, direzioni diverse e, man mano che si amplia l'inquadratura, l'obiettivo coglie una vecchia automobile, uno sportello che cade, una donna che attraversa la strada e uno spazio smisurato che fa da cornice, teatro del grande spettacolo a cui lo spettatore assisterà di lì a poco. È la prima sequenza del primo lungometraggio per il cinema di Spielberg.

California poker, di Robert Altman (Usa/1974)

di Girolamo Di Noto - Anche se "California poker" si presta ad essere annoverato nel filone dei film sul gioco (perché è scanzonato e malinconico, è pieno di eccessi, rumori, luci, sventure, perché rappresenta il rischio come essenza stessa della vita), nel contempo se ne distacca perché ad Altman non interessa il gioco in sé, ma la rappresentazione del vuoto di un'America senza più punti di riferimento.

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