di Luca Lorusso

“Perché indossi quello stupido costume da uomo?”. La celeberrima citazione trova la sua origine nel noto film “Donnie Darko”. Lungometraggio, scritto e diretto da Richard Kelly che uscì nel 2001 negli Stati uniti. Nelle prime settimane di proiezione gli incassi furono infimi a tal punto che i produttori decisero di limitarne la distribuzione in alcune parti del mondo; come in Italia, la cui pellicola uscì nelle sale cinematografiche soltanto nel novembre 2004. Il film non ebbe successo nemmeno nella nostra penisola, tuttavia con le ristampe home-video e, soprattutto, grazie al web, l’opera di Kelly trovò l’apprezzamento da parte della critica e iniziò con rapidità a diffondersi, soprattutto tra i giovani, fino a diventare il cult che conosciamo oggi. Della pellicola sono sicuramente rimaste memorabili le interpretazioni, in primis Jake Gyllenhaal, in una delle sue prime performance che lo hanno reso celebre, la regia, pulita e ordinata, prende molto dal cinema di Lynch, e la fotografia, caratterizzata da colori freddi come il grigio, bianco e celeste, raggiunge, solo in alcune scene dalle tinte orrorifiche, tonalità scure. Nonostante il notevole lato tecnico, ciò che ha reso “Donnie Darko” un film di culto è senz’ombra di dubbio la sua narrazione emblematica, surreale e complessa, e l’inquietante pupazzo Coniglio Frank (si dice sia apparso in sogno a Kelly), il quale ha terrorizzato l’intera generazione Y.

Il film narra le vicende, ambientate nell’ottobre del 1988, di un ragazzo (Donnie Darko) che soffre di schizofrenia e disturbi sociali. Una notte il motore di un aereo precipita sulla casa Darko, in particolare sulla camera da letto di Donnie. Quest’ultimo riesce a salvarsi grazie ad un incontro immaginario con Frank, coniglio antropomorfo dalle sembianze inquietanti, il quale lo porta ad abbandonare la casa e, di conseguenza, a scampare il pericolo imminente. Durante la visione lo strano coniglio comunica a Donnie che mancano 28 giorni 6 ore 42 minuti e 12 secondi alla fine del mondo. A seguito dell’incidente, Frank continuerà ad apparire nelle visioni di Donnie e ad interferire nella sua vita, portando, il protagonista, a compiere diverse azioni più o meno giuste. Nel corso delle giornate subentra un nuovo personaggio: Gretchen, ragazza che Donnie conosce a scuola e di cui subito si invaghisce. Il sentimento amoroso che prova per Gretchen sarà, insieme alla componente fantascientifica (teoria dei viaggi nel tempo e universo tangente) uno dei punti sui quali si reggerà il finale emblematico dalle diverse interpretazioni.

Se analizzassimo il personaggio di Donnie ci renderemmo immediatamente conto del disagio e dello sdegno che prova nei confronti di tutto, o quasi tutto, ciò che lo circonda; dai genitori ai suoi compagni di classe fino ai professori. Celebre è la scena in cui Donnie si rifiuta di adempiere ad un compito assegnatogli da una professoressa. Il compito in questione consisteva nel valutare una determinata situazione secondo due parametri: la paura e l’amore. Donnie rispetto a ciò si pone in contrasto, recriminando la continua falsa e ipocrita morale degli adulti che semplifica e banalizza la vita umana. Kelly riesce in ogni singola scena a mostrare allo spettatore il rapporto antitetico tra adulti e giovani. La stessa sorella maggiore del protagonista, Elizabeth, discute con i genitori di politica; lei vorrebbe votare per Michael Dukakis, mentre il padre per Bush. La nuova generazione si ribella (Donnie è a capo di questa ribellione) e giudica l’operato della vecchia. Un elemento di contorno che, in realtà assume centralità ai fini interpretativi della pellicola, è la religione cristiana. Donnie si sente solo e perso e ha bisogno di una “bussola” che lo guidi verso la strada giusta per il suo futuro. Per la sua famiglia, la scuola e il quartiere questa “bussola” è Dio e con sé tutto il cristianesimo, per il ragazzo, invece, è Frank. Quest’ultimo assume il ruolo di una sorta di entità onnisciente che traccia e guida Donnie verso il suo destino. Ora immagiamoci Donnie alla guida di un’automobile; per percorrere la strada giusta (il suo futuro) ha bisogno di una bussola o navigatore (Frank), la benzina che permette all’auto di mettersi in moto non può che essere metaforicamente Gretchen. L’amore per la ragazza infatti permetterà a Darko di allontanare da sé la solitudine e la malinconia e a rimuovere “quello stupido costume da uomo”. Quindi possiamo affermare senza esitazioni che uno dei punti di forza del film sono i personaggi: da Donnie, Frank e Gretchen fino a Cherita, Jim Cunninghamn e Nonna Morte (personaggi affascinanti e ben caratterizzati). Un altro pregio della pellicola riguarda il potere empatico ed immedesimativo che assume la figura di Donnie; quest’ultimo si sente incompreso e nel suo delirio, dovuto anche alla malattia, osserva il mondo da una prospettiva diversa, apparentemente legata ad una dimensione irreale. Tuttavia, nel corso del film, questa dimensione acquisisce realtà e conduce lo spettatore a pensare che quella visione, proposta da Donnie, non sia effettivamente così sbagliata come sembra: finisce che iniziamo a sentirci tutti un po’ come il ragazzo.

Particolare è inoltre l’inserimento di componenti e situazioni fantascientifiche. L’aggiunta di viaggi nel tempo e universi tangenti, rende l’opera di Kelly indimenticabile. La bravura del regista è stata proprio quella di trattare ”in maniera reale” cose surreali. Infatti, nonostante la componente surreale e fantascientifica, l’ambientazione e tutto il contorno del film resta verosimile (non vi sono macchine o altri mezzi immaginari per viaggiare nel tempo) ad eccezione, ovviamente, delle scene con Frank.

Cult o Capolavoro? Per molti “Donnie Darko” è un capolavoro, uno di quei film imprescindibili. Secondo il mio modesto parere, invece, è un film innovativo nel suo genere, per questo considerato un film di culto, ottimo sotto tutti i punti di vista (tecnico e narrativo) ma ben lontano dall’etichetta di Capolavoro. Ha senso guardarlo oggi? Assolutamente sì. È un’opera che fa riflettere senza pretese, è una di quelle pellicole che assumono un significato diverso da persona a persona. Attuale e originale nel narrare alcune vicende, “Donnie Darko” è certamente quel film che guardi, ti colpisce e lo pensi poi lo riguardi e ti porta pensieri totalmente diversi rispetto a quelli delle precedenti visioni.
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