Napoleon di Ridley Scott: fu vera gloria?


di Giacomo Spadoni


Fu vera gloria? A breve l’ardua sentenza. Viene da parafrasare il Manzoni, al termine della visione di Napoleon, l’ultimo – attesissimo – lavoro di Ridley Scott. Un giudizio sospeso, perché il film, nonostante i suoi 158 minuti, risulta evidentemente un prodotto parziale, il cui verdetto definitivo non potrà essere pronunciato se non a seguito della visione della versione estesa – dalla durata di oltre 4 ore – in uscita prossimamente sulle piattaforme streaming.
In attesa della director’s cut, la versione cinematografica di Napoleon offre comunque spunti per una critica tutto sommato favorevole e positiva, nonostante la presenza di alcuni evidenti – e talvolta banali – difetti.
Il massiccio taglio a cui è stata sottoposta la pellicola ha inficiato pesantemente sulla linearità delle diverse strutture narrative del film. Specialmente nella prima metà dell’opera, si ha l’impressione di trovarsi davanti a una sequenza di scene incollate l’una dietro l’altra senza un vero e proprio filo conduttore, come tessere di un domino accostate senza criterio.

L’esigenza di concentrare un prodotto di oltre 4 ore in “appena” 2 e mezza ha verosimilmente portato Scott a salvaguardare l’unità narratologica della seconda parte del film, dall’incoronazione di Napoleone all’esilio a Sant’Elena, a scapito della metà iniziale che copre il periodo dell’ascesa politica e militare del protagonista.
Con oltre un trentennio di storia da condensare in una sola pellicola, Scott ha dovuto fare delle scelte. Non potendo mostrare nel film ogni singolo aspetto della vita privata e pubblica di Napoleone, il regista ha puntato da una parte sulla morbosità della relazione con la moglie Giuseppina; dall’altra sulla grandiosità delle campagne militari. Sono questi i temi che percorrono perpetuamente, intrecciandosi, l’intero film: la guerra e l’amore.
Proprio l’alternarsi dei momenti di vita privata al fianco di Giuseppina con le sequenze in cui Napoleone è alla guida dell’esercito francese esprime la natura duale del ritratto del protagonista che Scott ha voluto mettere in scena. Se da un lato Napoleone è dipinto come un bambino mai del tutto cresciuto, incapace di reagire con maturità alle difficoltà di una relazione amorosa; quando è sul campo di battaglia è, al contrario, un lucido e razionale comandante che riesce a tenere sotto controllo ogni singolo particolare ed è in grado di prevedere e anticipare le mosse del nemico.


Le scene di guerra sono il vero punto di forza del film. Dalla presa di Tolone a Waterloo, passando per la battaglia di Austerlitz e le campagne d’Egitto e di Russia, Scott mette in scena le principali tappe della carriera militare di Napoleone, lasciando spazio tanto agli sfolgoranti successi quanto alle rovinose sconfitte. Crude, realistiche, incalzanti, spettacolari: le battaglie di Napoleon trascinano lo spettatore sul campo con i suoi tumulti, le sue sferzate, i suoi rimbombi e le sue grida. Anche la fotografia gioca un ruolo fondamentale. Se la battaglia delle Piramidi è ritratta con un filtro seppia, ad Austerlitz la temperatura della luce è gelida tanto quanto quella del lago ghiacciato che ospita lo scontro tra francesi, russi e austriaci.
Nonostante ogni inquadratura ambientata al fronte sia curata nel minimo particolare, e nonostante le scene di battaglie pesino per circa un quarto dell’intera pellicola, dal film traspare un sentimento fortemente antibellico incarnato dalla rappresentazione dispotica e

tirannica che Scott fa di Napoleone. Ne è una lampante testimonianza la magnifica resa cinematografica della celebre autoincoronazione in Notre Dame, che sancisce la fine della parabola del Napoleone (es)portatore dei valori della Rivoluzione e inaugura la stagione dell’impero.


Al carattere risoluto, ambizioso e determinato del militare e politico, si contrappone la natura impulsiva, irrazionale ed egocentrica dell’uomo. Il suo rapporto con la moglie Giuseppina è immaturo e adolescenziale; vive sull’equilibrio tra la foga erotica – esasperata dallo spasmodico desiderio di un erede – e una cieca gelosia. Scott calca fortemente la mano sull’insicurezza di Napoleone rispetto ai sentimenti della moglie per lui, al punto da rappresentare la folle gelosia verso Giuseppina come il movente che spinge il protagonista dapprima a tornare in fretta e furia a Parigi nel bel mezzo della campagna d’Egitto e successivamente, e qui non mancheranno censure da parte dei più attenti al realismo storico, ad evadere dall’esilio dell’isola d’Elba.
Paradossalmente, la loro relazione trova la sua maturità solo quando si conclude. Dopo il divorzio, chiesto da Napoleone una volta scoperta l’impossibilità di Giuseppina di generare un erede al trono, i due continuano un’assidua frequentazione come amici e mantengono una fitta corrispondenza, che fa da sfondo alla parte finale della pellicola, nella quale Napoleone riesce finalmente a esprimere i suoi sentimenti per lei in modo maturo e adulto.


Se l’uomo-Napoleone segue una sua evoluzione, altrettanto purtroppo non può dirsi per il personaggio interpretato dal sempre straordinario Joaquin Phoenix. E non tanto per lacune recitative dell’attore, quanto per una pressoché totale assenza dell’intervento del reparto trucco-e-parrucco o della CGI. Le scene narrate dal film descrivono la parabola del Corso dal 1789 al 1821; eppure, sul volto, sui capelli o sul fisico di Napoleone non si scorge un dettaglio che testimoni lo scorrere del tempo. Il 24enne rampante capitano che assalta Tolone è pressoché indistinguibile nel fisico dal 36enne che trionfa ad Austerlitz o dal quasi cinquantenne che viene spedito in esilio all’Elba. Una mancata attenzione al particolare che sporca il magistrale lavoro operato da Scott nella ricostruzione delle ambientazioni, delle atmosfere e dei costumi, ma mai grave quanto l’aver fatto scrivere a Giuseppina un biglietto di ringraziamento per Napoleone in lingua inglese…


Salvo alcuni evitabili scivoloni, il film di Scott è un prodotto di ottima fattura. Visivamente è impeccabile, come ogni lavoro del regista fresco 86enne che sembra non risentire dell’avanzare dell’età quando si tratta di trovare l’inquadratura perfetta o di tirare fuori dal cilindro dell’esperienza citazioni per i cinefili più attenti, come quella al Padrino di Coppola nel finale. Le scene d’azione sono entusiasmanti e mozzafiato, e coinvolgono lo spettatore al punto da portarlo a parteggiare per Napoleone persino nella celebre battaglia di Waterloo e a farlo sperare che la Francia sovverta l’infausto destino che l’attende.
Non è questa la sede per valutare eventuali incongruenze dal punto di vista della fedeltà storica: chi volesse un resoconto dettagliato della vita di Napoleone dovrebbe optare per un documentario. Scott dipinge la sua versione dell’epopea di una delle personalità più influenti della storia dell’umanità, e lo fa senza sconti all’uomo, al militare, tantomeno al politico. Troverà vera gloria? Alla director’s cut l’ardua sentenza.

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