The swimmer (Un uomo a nudo), di Frank Perry (1968)

di Greta Boschetto

The swimmer, film purtroppo abbastanza dimenticato del 1968, diretto dal regista Frank Perry e tratto da un romanzo di John Cheever, interpretato da un Burt Lancaster in uno stato di grazia, è uno dei film più anomali e stranianti del cinema americano, un viaggio metaforico nella coscienza collettiva di un’America che comincia a rendersi conto che qualcosa si è irrimediabilmente spezzato.

Ned Merrill, il protagonista, appare improvvisamente in mezzo ai boschi, come un animale smarrito; si presenta come l’uomo perfetto: sportivo, ottimista, ben inserito socialmente. 

Ha in mente un progetto folle: tornare a casa attraversando tutti i giardini e nuotando in tutte le piscine delle ville prima della sua. Basta poco però per rendersi conto che ciò che stiamo guardando non è un’impresa sportiva, ma un lento disvelamento, una parabola inquieta e amarissima: la narrazione, scandita da incontri apparentemente casuali, diventa una radiografia dell’inconsistenza delle relazioni sociali, della fragilità dell’identità costruita solo sul successo economico e sull’apparenza.

The Swimmer è infatti un film ingannevole, perché prende le forme del sogno e le corrode dall’interno: quella che sembra una favola sul benessere americano, una mappa di una società ricca e spensierata, diventa una lenta discesa psicologica nell’inferno della rimozione e del fallimento. 

Piscina dopo piscina, il sorriso di Ned si incrina. Gli amici sono diffidenti, le vecchie conoscenze sembrano imbarazzate, e la realtà bussa come una verità non più eludibile: Ned Merrill non è più chi crede di essere.

Frank Perry dirige con un tocco sospeso, quasi allucinato; la fotografia satura di colori di un’estate vissuta nell’ozio e nella ricchezza si tinge di un’angoscia surreale, di villette ordinate e famiglie modello che affondano nella solitudine e nelle menzogne.

Ned è l’America che si crede ancora giovane, invincibile, moralmente integra, e che invece barcolla nel mezzo di un incubo borghese fatto di ipocrisie e negazione. Ogni piscina è un confronto con un passato rimosso: debiti, relazioni fallite, esclusione. I vicini di casa che lo accolgono con sorrisi di circostanza sono gli stessi che lo giudicano, lo evitano, lo considerano ormai fuori posto: Ned non è un outsider in senso rivoluzionario, ma è un escluso che non sa di esserlo, non rappresenta un’alternativa ma l’illusione che tutto possa restare com’era.

The Swimmer è un’allegoria della fine del sogno americano, quell’idea che la mobilità sociale, il successo, la bellezza e l’armonia familiare fossero diritti acquisiti e eterni, da imporre a tutti e da perseguire a ogni costo. Ned Merrill è quindi il fantasma di una nazione che si rifiuta di vedere il proprio riflesso in uno specchio d’acqua di una piscina, e che invece continua a fingere, come se il tempo, la crisi, la guerra (il Vietnam alle porte), e l’alienazione non avessero mai bussato alle porte delle villette coloniali.

In quegli anni, mentre l’America brucia tra le contestazioni razziali, le proteste contro la guerra e l’assassinio di Martin Luther King, il protagonista si aggrappa all’illusione del passato come unica ancora di salvezza, incapace di capire come andare avanti, incapace di adattarsi, e come lui infatti tutta la medio borghesia sarà destinata a fallire.

Così morì quindi il sogno americano: affogato lentamente in una piscina ormai vuota.

2 pensieri riguardo “The swimmer (Un uomo a nudo), di Frank Perry (1968)

Aggiungi il tuo

  1. non è proprio un romanzo, cheever ha scritto uno dei racconti più belli dell’occidente. cambiare piscina significa aprire un varco spazio temporale metafisico, la surrealtà del racconto determina un’atmosfera che ricorda gli episodi migliori di ai confini della realtà. magnifico. grazie.

    "Mi piace"

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑