Maurice (1987), di James Ivory

di Laura Pozzi

Tratto dal romanzo postumo di E. M. Forster scritto nel 1914, ma pubblicato nel 1971, Maurice nato dalla fruttuosa collaborazione tra James Ivory e il produttore indiano (nonché suo compagno di vita fino al 2005 anno della sua morte) Ismail Merchant, arriva due anni dopo lo strepitoso successo di Camera con vista (1985). Presentato in concorso alla 44esima Mostra del cinema di Venezia, il film conquista il Leone d’argento ex aequo con Lunga vita alla signora! di Ermanno Olmi e la Coppa Volpi per il miglior attore a James Wilby ex aequo con Hugh Grant. Per la prima volta Ivory in questa raffinata ed elegante trasposizione cinematografica affronta di petto lo scottante tema dell’omosessualità (dopo averlo precedentemente sfiorato in Party selvaggio, 1974 e ne I Bostoniani, 1984), confezionando un’opera fra le più celebri e amate del suo repertorio.

Maurice Hull (James Wilby) è un giovane studente universitario che durante la permanenza a Cambridge si innamora del compagno di studi Clive Durham (Hugh Grant). Un amore corrisposto, ma vissuto e soffocato all’ombra di un’ipocrisia dilagante e dalle rigide convenzioni di un periodo storico spietato nel reprimere e perseguire qualsiasi legame non idoneo alle smodate pretese di uno stato, l’Inghilterra, poco incline ad accettare la natura umana. Siamo ai primi del Novecento e i due giovani inizialmente curiosi, ma impreparati e titubanti nell’assecondare il turbamento di un sentimento puro e anticonvenzionale, alimentano il loro idillio privilegiando un amore di tipo platonico, ben lontano da qualsiasi coinvolgimento fisico e dallo sconveniente “innominabile vizio dei greci”. Ma se per Clive, vero artefice della liaison, questa distanza di sicurezza permette di sedare e tenere a freno gli impulsi più veraci, indirizzandolo verso un rispettabile accomodamento sociale e un matrimonio di facciata, per Maurice l’accettazione della sua diversità passerà per discutibili e umilianti terapie palliative che dimostreranno la loro inefficacia grazie alla solerzia del deus ex machina Alec Scudder (Rupert Graves), astuto e sfrontato guardiacaccia.

In passato le opere di Ivory sono state spesso tacciate di eccessivo manierismo, in parte veritiero se si pensa ad alcune produzioni, ma Maurice che vanta oramai la bellezza di 33 primavere opera una felice commistione tra cinema e letteratura. Il regista americano traspone fedelmente e alla lettera le inquietudini di Forster, affidandosi ad una regia calibrata e cromaticamente autunnale, ad immagini sobrie e stilisticamente accurate e ad una narrazione fluida e mai calligrafica. Nonostante la durata eccessiva (140’ minuti) dovuta a qualche lungaggine di troppo, la storia che possiamo idealmente suddividere in tre in parti (la prima fino alla conversione di Clive più riuscita e avvincente) non scade mai nel mero formalismo riuscendo abilmente a mantenere un equilibrio e una presa costante. Questo grazie alla profondità e complessità di una vicenda che non si limita a descrivere ed empatizzare con le criticità e gli impedimenti derivanti dalla scoperta di un orientamento sessuale diverso, ma mira ad indagare e a denunciare gli assurdi dogmi di una società bigotta dove l’omosessualità veniva considerata un crimine. D’altra parte il destino di Maurice appare segnato fin dall’inizio, da quegli aquiloni sedotti dal vento, ma saldamente ancorati a terra e da quel delirante discorso in riva al mare, dove un insegnante tenta di infondere nella sua mente di bambino i giusti orientamenti e pratiche sessuali. Maurice si sente confuso, ma anche lucidamente consapevole di come le cose per lui volgeranno in modo diverso.  L’incontro con Clive accenderà la scintilla, esalterà i sensi, metterà fine a quel dormiveglia castrante per entrambi. Ma la realtà è dietro l’angolo pronta a travolgerli e a mettere al bando due innominati fuorilegge colpevoli di aver osato immaginare una passione “non a norma”.

Ivory insiste caparbiamente su questo punto rafforzandolo con una sottotrama assente nel romanzo, ovvero l’arresto e la condanna di Risley ex compagno di college colto in flagrante con un uomo di ceto inferiore. Lo scandalo provocato dalla cattiva condotta di un uomo improvvisamente privato dei benefici di una vita normale non fa che accelerare l’imminente ritirata “amorosa” di Clive e lasciare Maurice dietro le grate di un inferno privato. La scoperta della propria diversità appare di colpo una  malattia, una maledizione, un’indecenza dalla quale sembra impossibile guarire. Ma sarà l’irruenza, la veemenza e l’audacia di un anonimo guardiacaccia a far risplendere i tasselli di un complesso mosaico interiore. E’ indubbio che il fascino intramontabile del film risieda negli approcci, negli sguardi e nelle pudiche effusioni amorose tra Maurice e Clive. Sequenze permeate di grazia (fra tutte quelle carezze proibite al ritorno dalle vacanze e l’incursione notturna alla finestra di Clive), come solo una passione non consumata può regalare e che nonostante il passare degli anni mantengono vivo e palpitante un magnetismo dovuto essenzialmente al carisma dei trepidanti James Wilby e Hugh Grant. Soprattutto quest’ultimo (qui agli inizi di una promettente, ma altalenante carriera), mai così incisivo e trascinante nel traghettare la storia verso un lieto fine al quale non potrà partecipare. Tutta la sua vita appare un debole riflesso sul vetro di una finestra chiusa, una sterile prova generale di una rappresentazione che non andrà mai in scena e non riceverà gli applausi del pubblico. Maurice al contrario avrà il suo happy end, fortemente voluto e sostenuto dal suo padre letterario e da un regista che dopo trent’anni continua ad appassionarsi e a vincere un Oscar (miglior sceneggiatura non originale per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino) grazie alla sua storia preferita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: