Luis Sepúlveda: storia di un sognatore e del potere dei sogni

di Marzia Procopio

Ci ha lasciati stamattina lo scrittore, giornalista e attivista cileno naturalizzato francese Luis Sepúlveda. I ragazzi degli anni ’90 – e i loro genitori, che in queste ore lo ricordano e lo piangono come un amico – lo conoscono e lo amano per aver visto al cinema La gabbianella e il gatto, il film di Enzo D’Alò del 1998 tratto dall’omonima fiaba Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Il film, il più visto nella storia del cinema d’animazione italiano, nato dal genio del regista de La freccia azzurra, raccontava la storia della gabbianella Fortunata, detta Fifì, rimasta orfana della madre e adottata da una banda di gatti; in esso, impreziosito dai disegni di Walter Cavazzuti e dalle ambientazioni di Michel Fuzellier, prestavano le loro voci ai personaggi Carlo Verdone, che interpretava il gatto Zorba, Antonio Albanese, il Grande Topo che spaventava tutti, e lo stesso Sepúlveda, che dava la voce al narratore; la colonna sonora includeva l’amatissima Siamo Gatti cantata da Samuele Bersani, So volare interpretata da Ivana Spagna, Duro lavoro di Gaetano Curreri e Antonio Albanese e Il canto di Kengah intonato da Leda Battisti.

Il cuore del film, sceneggiato dallo stesso scrittore, era l’appassionata riflessione sul valore prezioso delle differenze: «Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo»

La storia dell’amicizia fra la gabbianella e il gatto contribuì a dare una forma più definita alla sensibilità ambientalista dei bambini e dei ragazzi, quegli stessi che oggi scendono in piazza contro i cambiamenti climatici e che Sepúlveda appoggiava, visto che di ambiente si era occupato fin dal 1982, anno in cui conobbe l’organizzazione ecologista Greenpeace lavorando su una delle sue navi. Divenutone in seguito coordinatore, lo scrittore scrisse sui temi dell’ambiente il documentario del 2002 Corazón verde, di cui fu anche regista insieme a Diego Meza. Corazón verde raccontava un viaggio nel cuore di quella Patagonia su cui incombe ancora oggi la minaccia ambientale. Dichiarò Sepúlveda ai tempi della promozione del film: “In pericolo è un territorio grande la terza parte dell’Italia, ricco di pesce e frutti di mare, luogo di riproduzione di balene e delfini, una riserva naturale della biosfera che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità”. “Non ci abita nessuno, sostengono i governanti. Ebbene, io e Diego Meza abbiamo raccolto le opinioni di questi nessuno che sono gli abitanti di questa zona della Patagonia. Volevamo scoprire l’opinione di coloro che non hanno la possibilità di apparire in un programma televisivo o sulle pagine di un quotidiano. Abbiamo realizzato questo documentario per tutti gli ambientalisti di Cile, Uruguay, Brasile”.

Nato in Cile nel 1949, lo scrittore conobbe il successo letterario con il suo primo romanzo, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, pubblicato in Italia nel 1993. Nella sua giovinezza aveva fatto parte del Partito Socialista e della guardia personale del presidente cileno Salvador Allende. Durante il golpe di Pinochet dell’11 settembre 1973, Sepúlveda, che si trovava nel palazzo presidenziale della Moneda, venne arrestato e torturato. Scarcerato grazie alle pressioni di Amnesty International, con il suo teatro politico incorse in un secondo arresto, convertito dopo due anni e mezzo di carcere in un esilio di otto anni. Della sua lunga e appassionata militanza politica – partecipò alle vicende rivoluzionarie di Uruguay Paraguay Nicaragua Ecuador – restano tra le altre opere L’ombra di quel che eravamo e La fine della storia. Di quell’esperienza, Sepúlveda dirà di aver combattuto “più che per l’idea di libertà, per non dimenticare di essere un uomo libero”.

Trasferitosi in Europa dopo la fine dell’esperienza politica in Sud America, visse ad Amburgo, in Francia, in Spagna, dove è morto oggi all’età di 71 anni. Aveva viaggiato a lungo anche in Africa, riversando amorevolmente parole e ricordi nei suoi scritti: storie d’amore, di politica, di animali, fra cui i più amati Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, La frontiera scomparsa, Patagonia express, Diario di un killer sentimentale, Raccontare, resistere, Il potere dei sogni, Ultime notizie dal Sud, Vivere per qualcosa.

Da Il vecchio che leggeva romanzi d’amore fu ricavato l’omonimo film del 2001, diretto da Rolf de Heer con Richard Dreyfuss, Hugo Weaving, Timothy Spall e Cathy Tyson, al quale Sepúlveda contribuì come sceneggiatore, e che risultò, nonostante la presenza di Dreyfuss, una scolastica parafrasi del romanzo. Al centro della storia, un vecchio che vive ai margini della foresta amazzonica ecuadoriana con la sola compagnia dei romanzi d’amore prediletti, passione che condivide con una bellissima ragazza del luogo di nome Josefina; la trama ruota attorno a una caccia che solo il protagonista può affrontare perché solo lui detiene la conoscenza, appresa ai tempi in cui viveva nel cuore della foresta insieme agli indios, dei segreti della natura che i gringos, capaci soltanto di sfruttare e distruggere, non possono capire. Canto d’amore dedicato a una terra ancora integra, il romanzo è anche un inno alla lettura e a quelle parole che per Sepúlveda erano, “come il vino”, bisognose “di respiro e di tempo perché il velluto della voce riveli il loro sapore definitivo”. Sepúlveda lo dedicò a Chico Mendes, “amico amato, di poche parole e molte azioni”: parole che risuonano come l’epigrafe più adatta anche per lui.

Per le tue parole e le tue lotte, per averci fatto conoscere tanta umanità – storie di piccoli eroi che altrimenti non avremmo saputo mai – per aver fatto amare la lettura ai più piccoli e averci insegnato che la vita è una stoica forma di resistenza, con affetto e riconoscenza ti diciamo addio, amico Luis, e che ti sia lieve quella terra che hai amato e difeso.

Ora volerai, e il cielo sarà tutto tuo.

Luis Sepúlveda, Ovalle, 4 ottobre 1949 – Oviedo, 16 aprile 2020

2 risposte a "Luis Sepúlveda: storia di un sognatore e del potere dei sogni"

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