di Fabrizio Spurio
La Disney precipita ancora, in fondo al mar…

Dopo il flop di film come “Pinocchio”, “Peter e Wendy”, “Strange World” e “Lightyear – La vera storia di Buzz” la Disney continua imperterrita la sua corsa alla disperata ricerca di un successo commerciale per cercare di risollevare le sue sorti.
Il film di Marshal è, a detta della Disney, il remake ufficiale dell’omonimo classico d’animazione del 1989. Purtroppo si ricade in quello che è il problema fondamentale di questi remake, che la Disney si ostina a produrre: la troppo o la poca aderenza al materiale da cui è tratto. Sono operazioni deviate, che vogliono stringere l’occhio al politicamente corretto, cambiando e stravolgendo le trame e i personaggi, ma al tempo stesso, puntano sulla nostalgia dei fans, facendo leva sul ricordo di simboli che ormai, nell’inconscio collettivo, sono diventati iconici. In questo film il cambiamento principale, che ha indotto nel fandom notevoli critiche, è stato quello di variare l’etnia della protagonista, da bianca a nera, e trasportare l’azione nei Caraibi. L’attrice scelta è Halle Bailey, dalle buone doti canore ma dalla pessima resa scenica. Anche se l’attrice ha un bel volto purtroppo questo non basta a compensare una piattezza nell’espressività veramente imbarazzante. Ma questo è solo uno dei problemi di questa pellicola. Andiamo con ordine. Il primo tempo, ambientato in fondo all’oceano, è totalmente scuro, con un uso pessimo del cgi in cui i volti scontornati degli attori sono letteralmente incollati sopra i loro corpi che si vede benissimo essere falsi (con buona pace degli artisti che crearono Gollum, Avatar e Jurassic Park, che ci hanno dimostrato come gli effetti possono essere perfetti con un minimo di cura, ma poi questi “autori” avrebbero sicuramente sforato troppo il budget e i tempi di realizzazione, visto che questi film sono prodotti in batteria e non si può andare troppo per il sottile…). Naturalmente con una fotografia talmente scura si evita di particolareggiare i corpi e le scenografie, quindi si risparmia sugli effetti. La recitazione di tutti sfiora la sufficienza, la Bailey con la sua aria imbambolata per tutto il tempo, come già detto, ha un’espressività vicina allo zero. Melissa McCarthy, nel ruolo di Ursula, fa quel che può muovendosi il meno possibile perchè altrimenti il suo viso non riesce a stare dietro al corpo finto; Javier Bardem, nel ruolo di Tritone, recita forse il peggiore ruolo della sua esistenza, come gli altri, totalmente monocorde…

Jonah Hauer-King, il principe Eric, è l’attore che ne esce peggio di tutti, fuori parte, continuamente imbambolato (come la sua dolce metà, del resto), doppiato con una voce che ha almeno la metà dei suoi anni. Lasciamo poi perdere la voce italiana di Sebastian, che appartiene a Mahmood che c’è solo da piangere, veramente pessimo ogni volta che si sente, sia nel parlato che nel cantato. Poi, passiamo ad altro… La trama. La fotocopia in alcuni punti del classico originale (e già qui ci si pone la domanda: perchè rifarlo?), con delle aggiunte che sono buttate li a caso per far raggiungere al film il metraggio delle due ore (e già questo esula il discorso di “è un film per bambini”… 135 minuti non è un film per bambini). Ad esempio, il fatto di far dimenticare le cose ad Ariel, inutile artifizio di Ursula e oltretutto neanche approfondito. Tritone arrabbiato con gli umani che hanno ucciso la madre di Ariel, benissimo… Ma le madri delle altre figlie che fine hanno fatto? Perchè una riunione ad inizio film delle figlie per un evento tanto importante (la Luna Corallo, che oltretutto neanche viene approfondito, un altro buco di sceneggiatura… Si sa che è importante ma non perchè…), ma non compaiono le madri? Non hanno importanza le genitrici? In un film tanto politicamente corretto e girl power non contano le madri? Parlo di madri perchè, per logica, essendo tutte sorelle di etnie diverse sarebbe normale che le madri fossero diverse… Si spererebbe! Ma invece si viene a scoprire che la madre è una sola. Come è possibile? Quale mistero di genetica affligge gli sceneggiatori? Eric, trovatello, fatto principe, erede di un regno… Ma in quale reame succede? Perchè? Come è stato trovato? Un minimo di storia del personaggio la vogliamo creare? No, altrimenti ci si deve sforzare con la sceneggiatura, già troppa carne al fuoco, non mettiamoci anche questo… Oltretutto bisogna trovare anche un motivo per mettere una regina nera a capo di un regno, in un periodo storico in cui i neri erano schiavi, specialmente nei Caraibi. Ma no, questa è una fiaba, non si deve guardare al realismo. No? Ma allora perchè è stato tanto sbandierato il realismo dei personaggi creando il pesce Flounder, il granchio Sebastian e la sula Scuttle (in origine un gabbiano, naturalmente trans/formato in donna sempre per girl power…) che poi a vedersi sono orribili ed inespressivi? Oltretutto vogliono il realismo ma mettono in oceano un granchio che vive sulle rive sabiose… Ma sono dettagli, si dirà. Allora passiamo alle azioni e alle scene, tutte al risparmio naturalmente. Il castello di Tritone: bisogna dimenticare quella splendida costruzione dalle guglie dorate brillanti di madreperla… Questo è il castello più povero e miserevole sulla faccia della Terra, senza sudditi, a parte qualche guadia messa qui e li giusto per far vedere che in quella spelonca non vivono in quattro pesci, forse ecco il motivo per qui le altre mogli se ne sono andate, chi vivrebbe in quel tugurio… La caverna di Ursula è tappezzata di teschi… Che fine hanno fatto le larve fluttuanti in cui lei trasforma le proprie vittime? Ma così si risparmia, altrimenti si sarebbero dovuti fare in CGI anche i vermiciattoli. Anche in questa sequenza la fotografia è scura, altrimenti bisogna perdere ancora più tempo per i dettagli degli effetti. Ursula ed Ariel per tutto il tempo discutono muovendosi pochissimo (sempre per il fatto di dover allacciare i loro volti ai corpi finti) sfruttando i tentacoli a led di Ursula per creare un minimo di coreografia. Naturalmente le canzoni sono rallentate, perchè in CGI non riescono a creare quel dinamismo che era il fulcro del classico, e tutto diventa lievemente lisergico. Ursula perde tutta la sua sofisticata cattiveria, la sua viscidità d’animo in una sequela di smorfiette e gridolini in cui il doppiaggio di Simona Patitucci (che ne classico d’animazione doppiava la parte canora di Ariel), tanto decantato, non fa molto bene. La scena delll’incantesimo di trasformazione ridotto ad una sequela di sbuffi di fumo e null’altro, e nel 2023, dopo centinaia di film con effetti CGI visti, non sono in grado di riprodurre due mani di fumo verde, l’apice di spettacolarità del classico in questa sequenza? Poi arriva il rapporto tra Ariel ed Eric… Rapporto? Totalmente disinteressati l’uno all’altra, tra loro non c’è alchimia, al massimo una lieve empatia, legati dal comune sentimento di scoperta per il mondo che li circonda. Stupisce la totale freddezza del loro “amore”…

Naturalmente, al contrario delle scene nel mare, queste sono luminose, per il semplice motivo che finalmente si sono liberati dai problemi dei corpi CGI. L’oscurità infatti risulta esserci solo “in fondo al mar” A si, la canzone di Sebastian. L’unico momento del film dove si vede, finalmente, un pò di colore, con gioia per le cornee degli spettatori che finalmente possono riprendere un pò di fiato. Anche se poi, mentre Sebastian canta per convincere Ariel a rimanere in acqua, lei inizia ad accompagnarlo nella canzone, come a voler lasciare intendere che il granchio abbia ragione, ma subito dopo la sirena torna sui suoi passi. Ariel soffre di bipolarismo? Le tre canzoni aggiunte al film, scritte appositamente per questa pellicola, sono inutili e anche pessime, raggiungendo l’apice della bruttezza nel pezzo rap cantato da Scuttle. Canzoni che in realtà aggiungono poco o nulla alla trama, come del resto tutte le variazioni alla storia aggiunte. Parossistico poi il finale, la cosa più brutta di tutto il film: una Ursula gigantesca, quasi immobile, se non fosse per i tentacoli, e totalmente scura in volto, sempre per il solito discorso di non perdere troppo tempo con gli effetti! Per renderla più “paurosa” le hanno messo delle lucine negli occhi (almeno in tutto quel buio lo spettatore capisce dove lei stia guardando) e le hanno accennato delle branchie sulle guance(???) ma perchè! A che servono le branchie sulle guance? E’ stata una sequenza veramente squallida! Poi vedere Ariel che salva Eric è stato l’apoteosi del fallimento. Ridurre un personaggio a nulla, per mostrare il solito inutile girl power/mee-too, tanto in voga in tempi di politicamente corretto (falso oltretutto, perchè è ormai palese che si tratti soltanto di una mossa pubblicitaria da parte di Hollywood tutta), ditruggendo il concetto in cui Eric, salvando Ariel, mostra il proprio amore a lei, incondizionato e puro, anche rischiando la propria vita e al tempo stesso dimostrare a Tritone che non tutti gli umani sono malvagi. E Ariel a sua volta si macchia del sangue di sua zia. Un principessa Disney, da sempre simbolo di purezza incontaminata, diventa un’assassina, per di pià di una sua parente! Siamo alla totale deriva… Ma ci sono omicidi in questo film? Si, qui Tritone, fratello di Ursula (e ancora uno spunto buttato via, non approfondito, ma solo ripetuto fino alla nausea. E genera anche un nuovo problema di genetica: Tritone con coda di pesce e Ursula con tentacoli di piovra… Una famiglia minata da malattie ereditarie?) è stato disintegrato dalle murene (anche queste femmine rispetto al cartoon). Però poi risuscita nel finale (alla faccia del realismo voluto dagli “autori”). Alla fine neanche riescono a riprodurre la scena di Ariel, che con le gambe, esce dall’acqua per andare incontro al suo principe e sancire così il sogno d’amore. Anche questo evita parecchie beghe con gli effetti. E il matrimonio, con quella testa di Tritone che sbuca dal pelo dell’acqua, ultima immagine di un film che è girato con tempi standard, come tutti questi live creati in batteria, per un pubblico dalla bocca buona che tra un paio di mesi lo avrà buttato nel dimenticatoio. Film che vivono soltanto in forza delle polemiche che sucitano. La Disney si ostina a giocare in casa, continuando a produrre film inseguendo se stessa, sperando di tornare ad essere quella dispensatrice di sogni che era un tempo, ma nei quali lei stessa non crede più. Un cartone animato, nel 1989, è riuscito ad essere più spettacolare di questo, a scolpirsi un posto duraturo nel cuore degli spettatori, e non aveva certo bisogno di tante polemiche per fare successo…
ne ho parlato pure io
con toni più generali e meno duri, ma siamo più o meno d’accordo
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