
di Federico Bardanzellu
“Permette? Rocco Papaleo”. Era il titolo di una pellicola di Ettore Scola del 1971, con Marcello Mastroianni. Sicuramente il vero Papaleo, ad inizio carriera, presentandosi, si sarà sorbito il ritornello: «Ma chi? Quello del film con Mastroianni?».
Nel 1971, però, l’attuale attore aveva soltanto 13 anni e andava a scuola. Ne dovettero passare altri 13 prima del suo debutto, nel teatrino della città natale: Lauria, provincia di Potenza. Da quel timido debutto teatrale del 1984 passarono altri sei anni prima dell’esordio cinematografico cui seguirono, a tutt’oggi, ben 57 partecipazioni. Lo ricordiamo ne: “I Laureati”, di Pieraccioni; “Cresceranno i carciofi a Mimongo”; “Nessuno mi può giudicare”, di Massimiliano Bruno; “In nome del figlio”, di Francesca Archibugi; “Il grande spirito” di Sergio Rubini e nella convincente interpretazione del “gatto” nel “Pinocchio” di Matteo Garrone.
Tutte pellicole non banali che segnano un miglioramento continuo della sua capacità di recitazione e di presenza sul set. E, per un attore italiano che nasce comico il caso, nell’ultimo quarantennio, è più unico che raro. Sino al debutto come attore-regista in quattro film: “Basilicata coast to coast” (2010), “Una piccola impresa meridionale” (2013), “Onda su onda” (2016) e il presente “Scordato” (2023).
Come si nota, il richiamo della terra d’origine, o quanto meno la “questione meridionale” sono argomenti ampiamente trattati nei film di Papaleo. Alla Basilicata infatti, Rocco è rimasto sempre legato come con un cordone ombelicale. A ciò si accompagna, in “Scordato”, anche la nostalgia per il proprio passato, in gran parte dimenticato (“scordato”), e l’introspezione finalizzata a capire sé stesso, facendo comunque emergere i ricordi rimossi da tempo.

Trama
Il protagonista, Orlando (Papaleo) fa l’accordatore di pianoforti. Ha a che fare con strumenti “scordati”. Ed è il primo dei sottintesi del film, che si apre con la presa di coscienza di non essere più in grado di fare quel mestiere. Non capisce più che cosa vogliano i pianisti. Vorrebbero dei pianoforti mediamente scordati ma in sintonia con il loro personale sentimento musicale, confida un giorno. Tale disagio provoca in lui delle contratture “emotive” che non riesce a placare nemmeno fumando marijuana.
Si rivolge allora ad Olga (la cantante Giorgia), fisioterapista appassionata di canto che gli richiede una sua foto da giovane. Dopo averla vista si offre di accompagnarlo in viaggio nel suo paese natale (guarda caso, proprio Lauria), per fargli riaffiorare la giovanile passione di vivere e, così, guarirlo.

In questo viaggio, Orlando è metaforicamente accompagnato dal suo “doppio”, ovvero lui stesso da giovane (Simone Corbiserio), che gli rimarrà accanto per il resto del film. Il risultato, inizialmente, ha effetto. Orlando, infatti, riacquista fiducia e si innamora di Olga. Purtroppo, al momento di prendere l’iniziativa, appare il fidanzato della ragazza, mandando all’aria i suoi piani.
Il viaggio del protagonista nei luoghi del passato, tuttavia, prosegue. Emergono sempre più le incomprensioni di allora tra lui e il suo prossimo, con il conseguente carico di cicatrici. Torna alla luce il rapporto con la madre che, dopo il fallimento del matrimonio, tenta di rifarsi una vita con un albergatore – che pure ama – ma costui non è affatto nel cuore del giovane Orlando. Riappaiono altri personaggi, anch’essi in buona fede ma verso i quali il protagonista aveva espresso soltanto rancore.
Riaffiora infine il ricordo della sorella (Angela Curri), una rivoluzionaria extraparlamentare di sinistra che sarà condannata all’ergastolo per attività terroristica. Finalmente la incontra in carcere, dopo decenni, anche in questo caso alla presenza del giovane alter ego. Qui riappaiono, in entrambi, i ricordi e le sensazioni e di tutte le incomprensioni passate. È una girandola di sensi di colpa e di rimpianti che si conclude con l’ammissione reciproca di non essere stati in grado di capirsi.
Il film si conclude senza che emerga se Orlando sia riuscito a “riaccordarsi” con il suo contesto. Forse però è tornato a quel livello di “imperfetta accordatura” che gli permetterà quanto meno di sopravvivere in sintonia con la generalizzata umoralità del suo prossimo e di sé stesso.

Interpreti e regia
È difficile non chiedersi se Rocco Papaleo abbia raccontato la sua vita vissuta. Troppo intimistica l’interpretazione perché non sia frutto di una reale introspezione e di sensazioni personali su fatti realmente accaduti. Eppure, dalla biografia dell’attore, non traspare nulla di tutto ciò. Se è così, non si può che rendere ancor più merito al soggetto e alla sceneggiatura del film (scritti insieme a Walter Lupo) e a una recitazione impeccabile. Come regista, pregevole la direzione degli attori. Un po’ meno la concatenazione dei fatti tra loro.
Giorgia, al suo debutto, sembra un’attrice navigata, anche al netto del merito che abbiamo già riconosciuto al regista. Non per nulla l’attrice-cantante ha ottenuto, per questa parte, la candidatura ai Nastri d’Argento come migliore attrice in un film commedia e ai Ciak d’Oro 2023 come rivelazione dell’anno. Discutibile, semmai, che “Scordato” possa essere catalogato come “film-commedia”.
Per quanto riguarda Simone Corbiserio in Orlando “giovane”, il regista probabilmente ha voluto che apparisse così: un personaggio né carne né pesce, bersaglio dei giudizi negativi del suo alter ego più anziano. Probabilmente perché una interpretazione più incisiva avrebbe tolto spazio al protagonista.

Grandissima, invece, l’interpretazione di Angela Curri, nei panni di Rosanna, sorella di Orlando (da “grande”). Trentenne barese, siamo andati a scorrere il suo curriculum e siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Esso annovera altre convincenti interpretazioni di personaggi mai banali. Rubini, Cavani e Susanna Tamaro, i registi che l’hanno diretta sinora, sino alla parte da protagonista nel film “Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera” di Jordan River. Il fatto che un’attrice del genere non rifulga ancora pienamente nel panorama del cinema italiano è un’altra dimostrazione di quanto sia inadeguata la nostra cinematografia a valorizzare i talenti di cui dispone.
Musiche
Bellissime, infine, le musiche, di cui è autore Michele Braga, un altro “artigiano” delle colonne sonore che ha firmato sinora ben 44 lungometraggi e 10 film TV. Oltre a varie nomination ai Nastri d’Argento e al David di Donatello, Braga ha vinto due Ciak d’Oro (per “Lo chiamavano Jeeg Robot” e “Dogman”).
Il film termina con la canzone originale “Tu sei una parte di me”, scritta e interpretata da Giorgia e Rocco Papaleo che è invece candidata al Ciak d’Oro 2023 come canzone originale.

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