Dio è donna e si chiama Petrunya (2019) di Teona Strugar Mitevska

di Laura Pozzi

TFF37 Sezione FESTA MOBILE

Presentato  in concorso all’ultimo festival di Berlino, arriva al Torino Film Fest, Dio è donna e si chiama Petrunya della regista macedone Teona Strugar Mitevska. Un titolo curioso e stravagante per una storia al femminile con protagonista un’antieroina introversa, dal fisico imponente, disoccupata e poco incline al compromesso. Nonostante una laurea in storia, il futuro di Petrunya  appare costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, subissato da fallimentari colloqui lavorativi e da un nucleo familiare dove a primeggiare è una madre anaffettiva, attenta solo alle apparenze. Un giorno s’imbatte casualmente nella processione vincolata al tradizionale rito dell’Epifania ortodossa che prevede il lancio di un crocifisso da parte di un sacerdote nelle gelide acque di un  fiume e una gara tra fedeli pronti a sfidarsi. Il più veloce a riprenderlo sarà investito da una benedizione speciale o più semplicemente potrà sperare in una maggiore dose di fortuna. Una celebrazione o piuttosto una credenza intimamente sentita nella piccola comunità macedone di Stip, ma inspiegabilmente preclusa alle donne. Petrunya, assiste incuriosita e presa da un impulso improvviso si tuffa nel corso d’acqua, sbaragliando la concorrenza e classificandosi prima nel recupero dell’ambita reliquia.

Fermamente convinta della legittimità del suo gesto, difenderà ad oltranza la sua piccola conquista, ma verrà accusata di furto e condotta in caserma, mentre lo “smacco” subito dal branco non passerà inosservato tramutandosi in un vero e proprio caso mediatico. L’insolito atteggiamento di Petrunya rappresenta una paradossale, ma verosimile dichiarazione di guerra nei confronti di una società ancora profondamente medioevale radicata in assurde convinzioni di stampo sessista. Ma la regista sa come accompagnare tenacemente la sua ostinata protagonista verso un insensato, ma consapevole calvario sapientemente simboleggiato proprio da una croce. Petrunya possiede spalle larghe e possenti capaci di tenere testa ad una collettività improvvisamente impazzita in nome di una violazione del tutto immotivata. Con qualche (ma sostenibile) virtuosismo di troppo la mdp scruta gesti, umori, slanci di questa eroina priva di sex appeal, ma dotata di vigorosa e insospettata personalità. A differenza dei suoi interlocutori sempre presi di “taglio” e mai volutamente definiti, Petrunya è l’unica durante i lunghi interrogatori che precedono il suo rilascio a poter beneficiare di un’accurata e costante messa a fuoco. Una precisa scelta registica efficace nell’individuare una possibile e credibile sinergia con lo spettatore. Il pregio maggiore della pellicola risiede infatti nella straordinaria capacità di empatizzare con un personaggio assolutamente fuori dagli schemi sprovvisto almeno in apparenza di assi nella manica per poter lontanamente ambire a un qualche traguardo nella vita. Petrunya si presenta inizialmente come un’eterna sconfitta, rassegnata ad una vita priva di ambizioni e avara di emozioni. Ma è proprio l’ennesima umiliazione figlia di luoghi comuni e puerili pregiudizi a far scattare in lei la scintilla, a condurla sul terreno scivoloso di una rivalsa rischiosa, ma necessaria.

Un film che conosce bene le insormontabili barriere di un paese chiuso, immobile dispiegato su se stesso, ancorato una concezione arcaica di progresso e refrattario a qualsiasi ipotesi di emancipazione femminile. Un’opera coraggiosa marcatamente femminista certo, che non ha paura di mostrasi tale declinando abilmente facili e a volte inevitabili moralismi.

La pellicola uscirà nelle sale il 12 dicembre, distribuito da Teodora Film

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