‘Un giorno di pioggia a New York’, di Woody Allen

Di Corinne Vosa

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Woody Allen è tornato, ancora una volta con un racconto sulla poesia della pioggia, il fascino della nebbia, la bellezza di un cattivo tempo. In sostanza un elogio ai malinconici, ai sognatori. Quella di Un giorno di pioggia a New York è una modernità avvolta in un’atmosfera rétro, in sospeso tra passato e presente. È tutto attuale ed evanescente al contempo e il sentore di un respiro fiabesco del racconto incanta come una melodia che lentamente emerge dal silenzio e conquista il cuore.

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Ashleigh e Gatsby sono giovani e felicemente innamorati. Aspirante giornalista, un giorno lei apprende con entusiasmo di avere la grande occasione di intervistare il suo regista preferito. Dovrà recarsi a New York per incontrarlo e con Gatsby decidono di trasformare questo viaggio di lavoro in un weekend romantico, conciliando l’aspetto sentimentale con quello professionale. Ciò che non possono però prevedere è che si ritroveranno divisi e inghiottiti dalle tentazioni di questa città, apprendendo qualcosa di nuovo su se stessi.

Ashleigh si lascia sedurre da un mondo ideale che ha nutrito i suoi sogni: Hollywood, il cinema. Si imbatte nell’artista tormentato, nell’attore sex symbol e nella varie figure di questo ambiente. Un pretesto forse per dissezionare lo star system con i suoi vizi, bugie e insicurezze? Difficile non intravedere anche una risposta al Me Too, con cui Allen è caduto in disgrazia a causa delle vecchie accuse di molestie di cui è notoriamente oggetto. Tornando al film, se la radiosa Ashleigh a parole idolatra la poesia della sofferenza, di fatto questa sembra incarnarsi più di tutti proprio in colui che chiede: “Cosa c’è di tanto bello nel soffrire?” Gatsby dunque, con il suo animo tormentato e ribelle, la sua indole romantica da sognatore accompagnata da un atteggiamento cinico e ironico dietro cui si celano fragilità e insicurezze. Abbandonato a sé stesso si imbatterà in Chan (Selena Gomez), una vecchia conoscenza con una funzione narrativa alla stregua di una voce della coscienza.

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La poetica di Allen è più che riconoscibile. Domina il sentimento di nostalgia che aveva caratterizzato quel piccolo capolavoro che era Midnight in Paris e si ripropongono alcuni schemi narrativi analoghi, come la fascinazione e l’entusiasmo per l’incontro con i propri idoli, la ricerca della vera anima gemella e il peso delle incongruenze caratteriali in un rapporto di coppia. Altro elemento comune il vagabondare per la città: Ashleigh e Gatsby sono risucchiati da New York, persi tra le sue membra, vagabondi erranti.

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Un giorno di pioggia a New York è anche un ritratto dell’età della giovinezza, con la sua travolgente magia e poetica caducità. Effimera e incantevole, come un acquazzone di pioggia che bagna due amanti che si sono appena scelti. Una giovinezza che già si guarda indietro, alla fase dell’adolescenza e a quella precedente dell’infanzia, ma che deve anche confrontarsi controvoglia con le proprie radici per comprendere meglio se stessa e scoprire verità inaspettate. La fanciullezza è un oceano di speranze che cela una prematura malinconia per la poesia dell’effimero, la consapevolezza che il passato è perso e può essere recuperato solo negli occhi persi di un sognatore.

L’amore per le passeggiate sotto la pioggia sta diventando il simbolo del cinema di Woody Allen, una filmografia a sua che porta avanti uno sguardo che riesce a essere sia cinico e ironico che devoto a un romanticismo d’altri tempi. I personaggi principali, l’alterego del regista e le donne di cui si innamora, insistono nel perpetrare il proprio desiderio di vivere nel sogno, un lusso delle anime più sensibili che ambiscono a sfuggire alle catene della mediocrità.

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In primis c’è la sceneggiatura, un meccanismo a incastro perfetto, un misto di poesia e amarezza, dolcezza e cinismo, nostalgia e divertimento. L’ironia di Allen è sempre impeccabile, sofisticata e travolgente. La fotografia porta la firma di Vittorio Storaro, che evoca atmosfere nostalgiche dalla semplicità magnetica, oscillando tra le tinte cupe e grigiastre che accompagnano Gatsby come un alone in sintonia con la sua personalità e la luminosità che accerchia lo spirito euforico e ottimista di Ashleigh. Dei contrasti visivi che con la loro armonia sembrano rispecchiare la fusione perfetta di dramma e comicità del cinema di Allen.
Timothée Chalamet, Elle Fanning e Selena Gomez sono un trio brillante e ben amalgamato, una gioventù affascinante, vitale e romantica. Woody Allen conferma che ha ancora molto da dire e che il suo cinema continua a maturare verso un’avvolgente magica nostalgia.

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