‘L’attimo fuggente’ (Dead Poets Society), di Peter Weir (USA, 1989)

  • di Andrea Lilli

E’ proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva.

Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi. 

Come vola il tempo… Sono passati già cinque anni dalla scomparsa di Robin Williams; trent’anni da questo film, che più degli altri ce lo ha fatto apprezzare; cinquant’anni dal 1969 del grande sogno collettivo di una rivoluzione, anche studentesca; sessanta dall’anno in cui viene collocata la storia de L’attimo fuggente.

1959, Vermont: John Keating torna come insegnante di letteratura angloamericana nello stesso collegio liceale maschile in cui si era diplomato. E’ un professore anticonformista e appassionato della materia, le sue lezioni sorprendono i ragazzi con performance mai noiose.

attimo fuggente 1

Il suo metodo funziona: la classe viene presto contagiata dall’energia creativa della sua filosofia, fondata sulla libera espressione e sul perseguimento immediato (Carpe diem, prendi l’attimo) dei propri desideri, e lo segue con entusiasmo, tanto da riprendere le attività clandestine della “Setta dei Poeti Estinti”, gruppo di poesia di cui aveva fatto parte il professor Keating da studente. In una grotta, nel bosco, al lume di candela, i ragazzi scoprono il potere delle parole e sé stessi leggendo le poesie di autori trasgressivi e proibiti, non previsti dal programma scolastico ufficiale, e scrivendo le loro.

attimo fuggente 2

Tra i più attivi e fragili c’è Neil, che ama il teatro, malgrado i divieti di un padre gretto e oppressivo che vorrebbe un figlio tutto concentrato sui libri. Neil falsifica la firma del padre sull’autorizzazione necessaria per recitare la parte del protagonista nel Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.

Un altro studente più goliardico, Charlie, scrive un articolo sul giornale scolastico, in cui a nome della Setta invoca l’ingresso delle ragazze nell’istituto. La provocazione scatena la repressione del grigio preside del collegio, che punisce Charlie a suon di bastonate e diffida il professor Keating, eroe solitario, amato da non tutti i suoi studenti e isolato dai colleghi insegnanti.

La tragedia, che riporterà ordine e disciplina, è nell’aria. Il padre di Neil è l’unico a non apprezzare la prova teatrale del figlio. Furibondo per la violazione del divieto imposto, decide di allontanarlo dal collegio per destinarlo alla carriera militare. Sconvolto, il ragazzo si suicida.  Il preside non trova di meglio che licenziare Keating, attribuendogli la responsabilità di avere ispirato attività illecite, alimentando nei ragazzi un malsano antagonismo nei confronti delle autorità scolastiche e familiari, e portandoli a gesti imprevedibili di cui quello estremo di Neil sarebbe stata l’ovvia conseguenza.

Restaurata l’ordinaria e tradizionale amministrazione didattica, nell’ultima memorabile scena del film Keating prende congedo dagli studenti, che davanti al preside si dividono spontaneamente in due gruppi. Metà della classe saluta calorosamente il proprio “capitano, mio capitano!” con l’ennesima trasgressione, saltando spontaneamente sui banchi. Gli altri restano silenti e seduti, a testa bassa.

attimo fuggente 8

Dopo L’attimo fuggente, da trent’anni la citazione di Whitman (il suo “capitano” fu Abraham Lincoln) ci accompagna senza sosta nel linguaggio comune, in ogni occasione e ambito, dalla politica al calcio, a testimonianza del successo di un film che ha diviso e continua a dividere il pubblico in due fazioni, come la classe di Neil: chi, commosso ed entusiasta, va a collocarsi dalla parte di Keating, e chi invece diffida dei suoi comportamenti plateali e giudica irresponsabile il suo protagonismo, interpretandolo addirittura come una forma mascherata di autoritarismo. Comunque non si resta indifferenti all’efficacia della sceneggiatura (premio Oscar) e alla sapiente regia di Peter Weir: non a caso è qui che il caratterista, il comico, il ‘televisivo’ Robin Williams dimostra definitivamente di essere un attore completo.

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