Cena con delitto – Knives out (Rian Johnson, 2019)

Di A.C.

La morte sospetta di un vecchio scrittore di gialli apre a un’indagine che vede coinvolti tutti i familiari e le persone a lui vicine, coordinata dietro le quinte da uno zelante investigatore privato.
Dopo il discusso episodio 8 della trilogia sequel di Star Wars, in cui aveva avuto il coraggio (e anche il merito) di rovesciare certi dogmi della saga, Johnson riconferma il suo stile dissacrante con una spassosa rielaborazione del giallo cinematografico (e letterario), di cui sovverte beffardamente le regole.

All’interno di una casa dal sapore gotico ha luogo un giallo inusuale, in cui l’elemento di mistero viene subito rimosso per poi lentamente essere reintrodotto tramite un meccanismo narrativo fatto di inganni, rivelazioni e ambiguità. Una sequela di elementi di confusione che spiazzano i personaggi e lo stesso spettatore, il quale diviene anch’egli partecipe dell’intreccio.
Un prodotto che attinge ai classici del genere (in primis il cult parodistico “Invito a cena con delitto”), ma restituendo una certa originalità nell’approccio.


Il risultato è una pittoresca “mistery-comedy” dal ritmo narrativo sostenuto, che contestualmente si pone come specchio della società americana attuale, tra le ipocrisie dell’alta borghesia e le difficoltà della comunità straniera. Una riflessione, questa, esposta sempre con un taglio ironico e sottile, e senza scadere nel pedante.
L’operazione di Johnson è un gustosissimo “imbroglio”, in cui regia, scrittura e scenografie sono un perfetto amalgama di ambiguità che sconvolge i codici del genere, così come le prospettive dello spettatore. Il tutto sorretto da un cast in formissima di vecchie e nuove glorie, capitanato da un Daniel Craig assoluto mattatore e in cui ben figura una timida e convincente Ana de Armas.


Un lavoro certamente più che apprezzabile, capace di modernizzare il giallo elevandolo ad una disamina più estesa del reale e, di conseguenza, della realtà di tutti i giorni.

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