Il Cardellino: la bellezza, un bagliore nell’oscurità dell’esistenza

di Corinne Vosa

Il-Cardellino_Oakes-Fegley-Nicole-Kidman_foto-dal-film-1-300x200

“Perché, se sono i nostri segreti a definirci, e non il volto che mostriamo al mondo, allora il quadro era il segreto che mi elevava al di sopra della superficie dell’esistenza e mi permetteva di conoscermi per quello che sono. Ed è là: nei miei quaderni, in ogni pagina, anche se non c’è. Sogno e magia, magia e delirio. La Teoria dei Campi Unificati. Un segreto a proposito di un segreto.”

(Il cardellino di Donna Tartt)

boris (1)

L’immagine di un gruppo di persone che contempla in un museo un’opera d’arte si può definire la sintesi visiva dell’effimero che osserva intensamente, con rispetto sacrale ed estasi percettiva, l’immortalità e la bellezza eterna, o almeno potenzialmente; perché effettivamente un quadro è una creatura tanto misteriosa quanto fragile nel momento in cui l’essere umano decide di non preservarla. Abbandonato, distrutto o deposto nell’oscurità anche un capolavoro perde la sua possibilità di emanare la luce trascendentale della perfezione. “La bellezza cambia la venatura della realtà”.

1280px-Fabritius-vink

Il film è tratto dal romanzo omonimo per cui Donna Tartt ha vinto il Pulitzer. La trama ruota intorno ad un oggetto simbolico: Il Cardellino, dipinto del pittore fiammingo Carel Fabritius, uno degli allievi più dotati di Rembrandt e che si distinse per le sue doti innovatrici, ma scomparve prematuramente a seguito di un’ esplosione nel proprio laboratorio, non giungendo pertanto alla fama parimenti meritata di altri suoi contemporanei. Quest’opera d’arte ha una valenza fondamentale tanto a livello metaforico quanto diegetico: entra segretamente a far parte della vita di Theo, un bambino che perde la madre in un terribille attentato e il cui unico punto di riferimento costante da quel momento rimarrà solo questo cardellino su tela. Una sottile linea continua lega il destino di Fabritius e la tragica storia della famiglia di Theo. Due esplosioni dalle quali sopravvivono un uccellino e un bambino, l’uno specchio dell’altro, testimoni della catastrofe ed eredi del vissuto di chi li ha partoriti o preceduti. Un attaccamento quello di Theo ossessivo verso un oggetto, il cui valore trascende la materialità e incarna una porzione di infinito. Un personaggio nel film si chiede se sia un peccato attribuire tanto valore agli oggetti, però sa bene che anche un semplice oggetto non è solo esteriorità e materia, ma contiene anche tutte le emozioni e idee che gli sono proiettate sopra dalla mente umana; e con l’arte il discorso si complica ulteriormente, perché sembra concernere un qualcosa che trascende dall’umanità stessa.

il-cardellino-kidman-2

Theo incontrerà lungo il suo cammino figure adulte genitoriali tra loro molto diverse, a partire dalla bella e algida signora Barbour, interpretata da un’impeccabile Nicole Kidman, un’ipotetica madre adottiva elegante e raffinata, con cui Theo instaura una simbiosi particolare; si imbatterà anche in quel padre alcolizzato che sembrava essersi dileguato, in una matrigna non molto materna (Sarah Paulson) e in un saggio falegname esperto in falsificazioni.
Nessuno di questi legami sembra essere sufficiente a colmare quel vuoto e senso di colpa che il ragazzo si porta dentro e la vita crudelmente ogni volta conferma l’ineluttabilità della perdita e l’impossibilità di abbandonarsi completamente a qualcuno e sperare in un per sempre; finché rimane il cinismo e il talento di indossare una maschera al punto di perdersi in questa anche quando si è soli con se stessi. Autentico e falso, simili e quasi indistinguibili, ma diversi per un’occhio esperto.

Il-Cardellino_Ansel-Elgort-Aneurin-Barnard_foto-dal-film-3-300x162

La vicenda narrata sembra molto più simbolica che realistica, a partire dalla ragione per cui il bambino entra in possesso del quadro. La fotografia, curata da quel veterano geniale chiamato Roger Deakins (Blade Runner 2049Fargo, A Beautiful Mind, The Village, Revolutionary Road, The Reader) cattura l’occhio con la sua eleganza visiva. Regia e sceneggiatura tendono alla ricompattazione di un puzzle di ricordi, addentrandosi in un materiale mentale scomposto e tenuto insieme da raccordi di sguardi e istanti di contemplazione nel ciclone della solitudine esistenziale. Ci sono quei due bambini che si tuffano nelle acque scure di una piscina: un racconto di formazione che avanza lungo una traiettoria di luci e ombre, amore e oscurità.

Il-Cardellino_Oakes-Fegley_foto-dal-film-1-300x200

Il cardellino è un simbolo di bellezza, che comprende la coesistenza di fragilità e forza. Una creatura prigioniera che anela la libertà con il suo sguardo innocente e puro, resistendo con grazia e umiltà alle ingiustizie del tempo. Di qui la storia di questo quadro di Carel Fabritius, una sorta di fenice dell’arte, che resiste alle catastrofi circostanti e in cui è bello immaginare dimori l’anima dell’artista precocemente defunto. Una sorta di testamento destinato a sopravvivere alla distruzione, che nel corso degli anni vedrà nuove storie, porterà con sé le speranze e il dolore di altre vite che lo avranno contemplato con amore.

Il-Cardellino_Finn-Wolfhard_foto-dal-film-1-300x200 (1)

Il cast è ricco e di tutto rispetto: Theo è interpretato nell’infanzia da Oakes Fegley (La stanza delle meraviglie, Il drago invisibile) e successivamente da Ansel Elgort (Colpa delle stelle); Luke Wilson è un padre biologico tutt’altro che esemplare e Jeffrey Wright (Westworld) uno che lo si rivela nei fatti; Nicole Kidman e Sarah Paulson (American Horror Story) le due figure femminili adulte che succederanno alla madre; Finn Wolfhard (Stranger Things, IT) e Aneurin Barnard (The White Queen, Dunkirk) si confermano attori di brillante sensibilità nell’interpretazione di Boris, un amico che si rifugia nel piacere delle droghe per sfuggire all’angoscia di una vita violenta.

Il-Cardellino_Digital

Ovviamente il film non è in grado di restituire totalmente la profondità di un romanzo che spezza il cuore e rapisce la mente per circa novecento pagine, ma il risultato è comunque coinvolgente e appassionante, benché la complessità del processo di selezione sia stata notevole e certamente si sarebbe potuto fare ancora meglio. Tuttavia le aspre critiche verso questo prodotto cinematografico sono state forse troppo estreme. L’epopea della vita di Theo non era facile da trasporre sullo schermo e onestamente la poesia dell’opera letteraria continua a rivivere in parte anche in questo film di John Crowley (Brooklyn). Inoltre non sembra affatto vano sperare che il cinema possa invogliare ulteriormente alla lettura di capolavori come questo.

90517_ppl

Per concludere un’altra citazione tratta da questo bellissimo romanzo:
“E se fossero proprio la nostra cattiveria e i nostri errori a decidere il nostro destino e a condurci al bene? Se per alcuni di noi non esistesse un altro modo per arrivarci?”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: