Il fantasma e la signora Muir (Joseph L. Mankiewicz, 1947)

Di A.C.



Lucy Muir (Gene Tierney) è una giovane vedova che decide di sfidare le convenzioni trasferendosi con la figlia Anna in una casa sul mare e abbandonando il tetto di suocera e cognata, con estremo stupore e disappunto di quest’ultime.
Giunta nella nuova dimora, si confronta con la scioccante scoperta di un fantasma tra le mura, appartenente al capitano di Marina Daniel Gregg (Rex Harrison), precedente proprietario morto in un incidente domestico.


Collocata in un decennio cinematografico in cui il filone del fantastico aveva offerto titoli di grande pregio (tra cui “Il cielo può attendere” di Lubitsch e “Scala al paradiso” di Powell & Pressburger), l’opera di Mankiewicz è un atipico melodramma, dalle atmosfere gotiche e surreali, in cui risalta la versatilità stilistica del suo autore. Una love-story tenera e al tempo stesso razionale, con due protagonisti accomunati da uno spirito forte, plasmato dalle loro esperienze con la morte: quella indiretta di Lucy nella sua vedovanza e quella diretta di Daniel nel suo trapasso. Un rapporto, quello tra i due, in cui c’è tutta la maturità e la consapevolezza di chi comprende l’insormontabilità delle proprie barriere. Un amore consciamente impossibile, che nella sua forte componente romantica e fantastica cede il passo all’impossibilità del reale.


La messinscena di Mankiewicz è di rara raffinatezza: atmosfere suggestive, una mescolanza perfetta di dolce e amaro, un grande lavoro sul piano formale e un’ottima direzione degli interpreti. Magnetica la prova di Harrison e deliziosa, come suo solito, la Tierney, attrice dotata di un fascino versatile, da quello crudele di “Femmina folle”, a quello irresistibile di “Vertigine” e a quello dolce della signora Muir.
Doverosa menzione per la presenza di una giovanissima Natalie Wood, nei panni della piccola Anna Muir.


Piccolo gioiello di magia e romanticismo, tra i primi capisaldi di uno dei registi più eclettici del panorama statunitense del periodo, che da lì in poi consegnerà al cinema altre opere irrinunciabili, tra cui il celebre “Eva contro Eva”.

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