Adua e le compagne (Antonio Pietrangeli, 1960)

Di A.C.

Successivamente alla legge Merlin, quattro ex-lavoratrici di una casa chiusa decidono di unire le risorse per aprire una trattoria con cui continuare la propria attività clandestinamente.
Ai loro sforzi, però, vedranno opporsi diversi ostacoli che renderanno sempre più arduo e frustrante il proprio percorso.

Tra i registi italiani più attenti alle realtà difficili dell’universo femminile figura certamente Antonio Pietrangeli.
Di pari passo con il momento storico il regista romano focalizzò la sua attenzione su quella casta sociale colpevolmente abbandonata a sé stessa da una riforma legislativa che volle decretare un cambiamento culturale senza curarsi, però, di tutelare chi avrebbe avuto bisogno di maggior supporto. Proprio quelle lavoratrici, i cui trascorsi rappresentavano un marchio indelebile che insensatamente ne ostacolava il reintegro sociale.

Così è infatti per le protagoniste dell’opera, a cui Pietrangeli volge uno sguardo amorevole e carico di compassione. Adua (Simone Signoret) e le sue compagne di sventure (Emmanuelle Riva, Sandra Milo, Gina Rovere) sono donne determinate alla ricerca di un futuro migliore, il cui sogno è frustrato da una società ipocrita, bigotta e meschina che le rinfaccia continuamente il loro passato, e da un universo maschile egoista, ingrato e pericolosamente infantile (incarnato principalmente dal volto di Marcello Mastroianni in un’insolita veste di mascalzone).

Un ritratto umano molto struggente che si erge a critica impietosa e mette alla sbarra un’intera collettività, colpevole di approfittarsi dei suoi “ultimi” per poi lasciarli a loro stessi senza un minimo di sostegno.
Simone Signoret offre una prova di grande intensità, a cui offrono supporto le degne co-protagoniste. Merito anche dell’eccellente direzione di interpreti che spesso ha contraddistinto il regista.
Visione imperdibile di un autore ad oggi poco ricordato, ma che nella sua carriera, tragicamente interrotta, ha offerto tantissimo al panorama italiano.

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