The Lodge, Riley Keough nel limbo del peccato.

Di Corinne Vosa

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Ricerchiamo nell’amore la salvezza, ma i fantasmi della nostra oscurità spesso richiedono una forma di redenzione più drastica.

Dopo una tragedia familiare, Aiden e Mia devono accettare loro malgrado di trascorrere le vacanze di Natale nel loro chalet di montagna con il padre Richard e la sua nuova giovanissima compagna Grace. Una convivenza piena di tensione che si trasformerà in un’incubo claustrofobico, spezzando il sogno di Richard di una famiglia nuovamente unita e felice.

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The Lodge è un horror-thriller intimista e perturbante, che gioca sull’angoscia di un isolamento misterioso di criptica natura. Horror in quanto si immerge nell’abisso delle paure umane e negli spettri della psiche, alludendo al soprannaturale in senso metaforico e psicoanalitico. È una storia molto umana e di toccante sensibilità, un ritratto psicologico di anime distrutte dal dolore e dai fantasmi di un passato traumatico. Ha la profondità di capolavori introspettivi come The Others e The Village e tante sono le analogie stilistiche e tematiche anche con il recente Hereditary, con cui condivide ad esempio l’ossessione per le case delle bambole, microcosmo in miniatura che sembra presagire nel proprio inquietante silenzio l’angoscia di un male imminente che dilania le famiglie in questione. Un rimando alle bambole vudù e alla potenza esoterica della rappresentazione simbolica della realtà?

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The Lodge è una perla preziosa di cinema autoriale, su cui non bisogna svelare troppo dal momento che la maggior parte della suspence ruota intorno alla conoscenza parziale che i protagonisti hanno dei fatti. Famiglia e spiritualità; senso di colpa e redenzione; lutto e vendetta. Queste le tematiche fertili su cui si eregge questo dramma gotico di sublime intensità. Un film che si rivela una meravigliosa miscela di introspezione e suspense: la tensione di un mistero avvolgente è tagliente, l’angoscia della solitudine dolorosa. I registi-sceneggiatori Severin Fiala e Veronika Franz (già autori dell’acclamato Goodnight Mommy) dimostrano una maturità visiva e contenutistica di alto livello.

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Una location prigioniera dell’isolamento della natura selvaggia. Anime lasciate sole con i propri tormenti, abbandonate in un nulla funebre. La stella che più splende è quella del talento dell’intensa Riley Keough, che si conferma ancora una volta una delle migliori attrici del momento. Dopo essersi rivelata con The Girlfriend Experience di Steven Soderbergh e Mad Max: Fury Road, ci aveva recentemente stregati con il suo ruolo breve ma indimenticabile in La casa di Jack, così come in Under The Silver Lake,  It Comes at Night e nel ben più leggero La truffa dei Logan.
Qui è di fatto la protagonista, affiancata da un cast perfettamente assortito: il giovane Aiden è interpretato da Jaeden Martell, divenuto noto come il Bill adolescente degli ultimi It; Mia è l’esordiente e talentuosa Lia McHugh; Richard ha il volto dell’omonimo Richard Armitage, famoso per la trilogia Lo Hobbit, dove ricopriva il ruolo di Thorin.

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Come Hereditary e The Others i rapporti interpersonali tra familiari, in questo caso anche tra quelli acquisiti, sono determinanti. The Lodge è un film che ferisce e sconvolge, un abisso di dolore esistenziale nei reami del senso di colpa cristiano e dell’anima, che anela alla purezza intatta del trascendente. Una sovversione anche di alcuni stilemi e cliché degli horror. Gioca infatti con le attese e le intuizioni dello spettatore, rivelandosi un mistero enigmatico fino al disvelamento finale della verità.

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Intriso di simboli religiosi, lascia riflettere anche sull’importanza del perdono e l’accettazione dell’altro da sé, la sacralità tanto dei morti quanto dei vivi, la fragilità degli equilibri mentali e il rischio che tutto in un attimo precipiti in un torrente oscuro di distruzione. Gli errori e le scelte hanno un peso e a volte non si può tornare indietro, se non forse spiritualmente.

Un limbo glaciale che simboleggia il tormento dell’anima quando si percepisce sul baratro della dannazione.

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