Un mondo perfetto, di Clint Eastwood (A Perfect World, USA 1993)

di A. C.

Texas, anni ’60. Evaso dal carcere, un criminale prende in ostaggio un bambino di otto anni durante la sua fuga fuori dallo Stato.
Data l’enorme pressione mediatica suscitata dall’evento, e in vista dell’imminente visita del presidente Kennedy a Dallas, il governatore locale incarica un burbero ranger della cattura dell’evaso, mettendogli a disposizione una roulotte attrezzata come centro mobile di coordinamento, un tiratore scelto e la consulenza di una scrupolosa criminologa.
Si apre dunque una concitata caccia all’uomo, in cui si alternano le vicende parallele dei fuggiaschi con quelle dei loro inseguitori.

Clint Eastwood fece sua la sceneggiatura di John Lee Hancock, al suo primo lavoro di scrittura, all’inizio pensando di lavorare esclusivamente dietro la macchina da presa dopo gli appena precedenti lavori (Gli spietati e Nel centro del mirino, che lo impegnarono come regista e interprete), per poi concordare con la proposta dell’attore protagonista Kevin Costner di interpretare il ruolo secondario del ranger texano.
Sotto l’intreccio da poliziesco, Eastwood apre ad una storia di sincera disamina umana e sociale, focalizzandosi principalmente sul complesso rapporto tra l’evaso Butch e il giovane ostaggio, destinato a diventare un atipico “padre-figlio”, in contrasto a quella cornice istituzionale fin troppo severa, spesso responsabile dei “mostri” che genera.

Uno sguardo duro e allo stesso tempo empatico, come nella natura del regista. Un racconto struggente, in cui la mano decisa di Eastwood traccia l’affresco di una condizione umana dolce e brutale al tempo stesso, in cui il confine tra bene e male non esiste, laddove un uomo di legge può macchiarsi di un azione ignobile e un criminale trovare riscatto morale in un momento di spontanea umanità.

Il tutto di fronte a una società che sta a guardare, impassibile, inerte, per disinteresse o a volte per egoismo di comodo.

Butch (Costner in uno dei suoi ruoli migliori) è un uomo certamente artefice del suo destino, ma il cui percorso è anche motivo di rimorso del ranger sempre più afflitto dai dubbi circa il peso delle sue responsabilità.
Una storia di fuga, carica di introspezione e che muove lo sguardo verso un’America sineddoche di un mondo tutt’altro che perfetto.


 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: