Quello che non sai di me, di Rolando Colla (Svizzera/Italia 2019)

di Andrea Lilli

 Parlami di te. Parla con lei. Le parole che non ti ho detto. Le cose che non ti ho detto. (…) Quello che non sai di me. Titoli di film. Legati tra loro da un filo comune: la nostra vita dipende dai rapporti affettivi, e questi dipendono dal livello di comunicazione che abbiamo con la persona di cui si cerca l’affetto, o l’amore. Se non riusciamo a capire chi ci sta a fianco e di fronte, nella testa e nel cuore, è perché le parole finora usate non bastano. E tacciono troppo, Patricia e Ikendu, che pure si vogliono bene.

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Lei (un’intensissima Linda Olsansky) è svizzera di origine ceca. Lui (Koudous Seihon) è africano, arrivato nel Canton Ticino dalla Calabria, diretto a Parigi. Lei vive con due figlie avute da due dei suoi tanti uomini sbagliati, lavora in un’officina di biciclette, è impulsiva, estroversa, umorale. Lui è un rifugiato del Mali sopravvissuto a una guerra civile, alla Libia, allo sfruttamento dei braccianti schiavi a Rosarno. Lavora assemblando pannelli solari che poi trasporta a Salerno per imbarcarli, è calmo, attento, riflessivo. Entrambi immigrati, entrambi reduci da disastri, entrambi in cerca di riscatto, leggerezza, amore. Opposti e uguali che si incontrano.

 

 

Scoprono subito di stare bene insieme, sognano di poter insieme vivere meglio. Si sposano e passano un periodo felice, finché Ikendu non viene improvvisamente arrestato insieme ai suoi colleghi di lavoro, indagati per traffico di cocaina. L’arresto è traumatico per Ikendu, del tutto innocente, ma ancor più per Patricia. È lei, che dopo tante delusioni pensava di aver trovato finalmente l’uomo giusto – “So che lui mi vuole bene, mi accetta come sono, con tutti i difetti che ho, e ne ho molti, vero?” -, a subire maggiormente il colpo. Il suo sentimento per Ikendu non cambia, ma il corso delle indagini e le menzogne dei veri spacciatori aumentano il sospetto per alcuni comportamenti misteriosi del marito, per la reticenza sul suo passato in Mali, per tutto ciò che lei non sa di lui. “Ma per te la sincerità in una coppia è una cosa importante, o no?”.

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“Meglio non sapere tutto”, la (non) risposta.
È sconvolta dai silenzi, per lei ormai incomprensibili, in cui Ikendu si rifugia, ancora durante il periodo di detenzione. D’altra parte – il silenzio è contagioso – tace troppo anche Patricia. In silenzio vuole capire la qualità dell’amore di lui per lei. Ikendu è sotto scacco: quelli che credeva amici lo calunniano, la giustizia cerca in lui non la verità ma il modo di incastrare i boss, la moglie diffida di lui e non rivela le sue ultime grandi novità. (Ikendu: “Non voglio perdere l’onore: è tutto quello che ho”. L’avvocato: “È questo il prezzo per rimanere qui”)

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Il regista è abile nel mantenere la storia in tensione equilibrata fra riprese realistiche – le abitazioni dei protagonisti, i viaggi, gli ambienti giudiziari e carcerari, le figure secondarie – e sfumature liriche. Con la camera a spalla e nei primi piani ravvicinati disegna con delicatezza una relazione di coppia forte ma assai vulnerabile, dove il vuoto del non detto rischia sempre di essere immediatamente riempito dai pregiudizi.

Nato in Svizzera da immigrati italiani, Rolando Colla sa ciò di cui parla e dice ciò che sa, imparziale. Ha uno sguardo che si muove preciso, tra immigrati che non sono angeli né diavoli, tra svizzere in cerca di sesso facile, sulla casa impeccabile del padre di Alina, la figlia maggiore di Patricia, sul bisogno di vivere di Patricia e di Ikendu, sugli sguardi assenti dei poliziotti burocrati, sul giovane avvocato che mentre appende alle pareti del proprio studio ‘Il Quarto Stato’ di Pellizza da Volpedo si fa zerbino dell’algida procuratrice, cinica nell’anteporre il successo dell’indagine alla ricerca della verità su Ikendu, di cui ignora le lacrime mentre si concentra sul verbale. Il ritmo del racconto, sotto il peso di queste tematiche, tiene anche se è discontinuo: a veloci accelerazioni si alternano rallentamenti e indugi, forse troppi.

Il finale non è affatto scontato, giocato sul filo del rasoio tra un uomo e una donna faticosamente costretti a trovare e vivere la verità sul loro rapporto, senza avere le parole per dirlo.

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  • Il film esce ora in Italia, in sala fisica e virtuale su The Film Club, Chili e Google Play.
  • domenica 5 luglio alle ore 21.00 proiezione speciale su Più Compagnia, (www.cinemalacompagnia.it). Introduzione del regista e degli attori protagonisti: Koudous Seihon (interprete in A Ciambra di J. Carpignano) e Linda Olsansky (già nel precedente lavoro di Colla, Sette giorni).

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