Il ragazzo delle balene (Kitoboy/The Whaler Boy), di Philipp Yuryev (2020)

di Andrea Lilli

GIORNATE DEGLI AUTORI – FILM IN CONCORSO

Venezia è sempre stata attratta dal lontano Oriente, il veneziano Marco Polo tornava dall’Asia più remota con storie inaudite e meravigliose, in esclusiva mondiale, ma finora nessuno le aveva mai raccontato della Čukotka: il lembo estremo del continente asiatico, la regione ultrasiberiana separata dall’Alaska dallo stretto di Bering, poche ore di navigazione. È stato dunque chiamato il trentenne moscovita Philipp Yuryev, per colmare la lacuna. Kitoboy (Il ragazzo delle balene) è il suo primo film, e lui sostiene che sia la prima fiction cinematografica ambientata in questo finisterris.  

Leshka è un ragazzo ingenuo che per sopravvivere caccia le balene come fanno tutti i pochi abitanti del suo villaggio, vive con un nonno bizzarro, ha un amico coetaneo. E – sua unica gioia, suo unico dolore – un traballante collegamento internet. Di donne non sa nulla, a parte ciò che vede in una chat erotica americana. Vulnerabile come un bambino ma già adulto, non capisce che i muti sguardi languidi che gli lancia HollySweet999 dal letto non sono destinati solo a lui, oppure sorvola sul fine commerciale della chat: perde il sonno e la testa per i gesti e il corpo di quell’irresistibile ragazza nel monitor. A nulla valgono le battute degli altri fruitori, la possibilità di un rapporto reale con una prostituta, i saggi consigli del suo amico.

Il giovane cacciatore deraglia come un pescatore del Reno incantato da Lorelei, impazzisce di desiderio, immagina di raggiungere in America la ragazza, deve assolutamente sposarla, impara a balbettare qualche parola d’inglese. E la sera che trova la hotline occupata a causa di un altro utente, sospetta che sia proprio l’amico il rivale da eliminare. Cosa che non esita a fare, per poi finalmente realizzare il sogno: ruba un motoscafo e affronta la traversata dello stretto di Bering, diretto in Alaska. Destinazione Detroit, la città in cui è registrata la sede del sito erotico.

La coraggiosa odissea sarà avventurosa ma breve, alla ricerca della ragazza e di se stesso e a cavallo tra due fusi orari, due mondi, un passato da dimenticare e un futuro da costruire, tra l’adolescenza e l’età adulta, tra il sogno visionario e la dura realtà delle cose. Splendida la scena del campo-cimitero di cetacei, con il cranio di balena eretto in posizione verticale come un totem, un’apparizione. Va ricordato che per quei cacciatori la balena è un animale sacro e rispettato, in quanto indispensabile alla loro sopravvivenza, e non solo una bestia, ma pure un tramite con la dimensione divina, così come era il bisonte per gli indiani d’America.

Il regista riesce a mantenere il motoscafo di Leshka in equilibrio dinamico tra queste correnti difficili finché il ragazzo non termina il suo viaggio necessario, con qualche cambio di scena talvolta troppo affrettato, ma sempre attendibile grazie alla straordinaria, perfetta interpretazione di un non attore (Vladimir Onokhov). Un bell’esordio, che accetta e supera il rischio della caratterizzazione folcloristica per affrontare con empatia – e una dose di sana ironia – un problema che non riguarda solo gli ingenui adolescenti Čukči.


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