La Casa (1981) di Sam Raimi

di Fabrizio Spurio

“Vieni con noi, vieni con noi, non ci sfuggirai quando dormirai…”

Nel 1980, sugli schermi di tutto il mondo, viene proiettato il capolavoro horror di Stanley Kubrick “Shining”, che traduce (in parte) per immagini l’omonimo romanzo di Stephen King. Con quel film sembrava che fosse stata detta l’ultima parola sul tema delle case infestate. Kubrick aveva creato una pellicola maestosa per un affresco di paura e tensione. Nessuno poteva immaginare che si potesse aggiungere altro sull’argomento dopo aver visto questo film. Ma evidentemente altro da dire c’era. Nel 1981 Sam Raimi debutta alla regia con quello che, a tutti gli effetti, si palesa come l’esatto opposto del suo predecessore: tanto “Shining” è un film colto, raffinato e di lusso, tanto “La Casa” (“The Evil Dead”) è un film sporco, fracassone e volgare.

Il film di Raimi sembra quasi il remake povero (nel senso che per farlo si è potuto godere di un budget ridicolo, 350000 dollari circa, rispetto alla media di un film hollywoodiano) del suo nobile predecessore. Il maestoso Overlook Hotel, costruito tra le montagne del Colorado, diventa uno chalet tra i boschi di una non meglio identificata località americana; al posto della tormentata famiglia Torrance entrano in scena un gruppo di cinque ragazzi, tre donne e due uomini, interessati solo a spassarsela in quello che dovrebbe essere un tranquillo week-end. E gli eleganti fantasmi in frac lasciano libero il campo a demoni urlanti e sbavanti che impazzano nella foresta di notte. Raimi non si cura certo del fatto che il suo film non contenga un particolare messaggio. Lui vuole spaventare il pubblico, disgustarlo, colpirlo con il sangue, la carne e tutti i liquami che possono uscire da un corpo piagato dalla possessione demoniaca. Il film è una corsa sulle montagne russe dello spavento e dell’eccesso. Quindi via libera allo splatter. “La Casa” è uno sberleffo al buon gusto. Si cerca l’estremo e si desidera di andare oltre. La mancanza di fondi si fa sentire sopratutto nella confezione degli effetti speciali, ma questo invece di inficiare la pellicola ne esalta la genuinità. E comunque fino a quel momento non si era ancora mai visto un tale tripudio di efferatezze, a parte le celebri pellicole di Herschell Gordon Lewis, che negli anni ’60 erano destinate al circuito dei drive-in. Ma Sam Raimi estremizza tutto quello che tocca, compresa la sua macchina da presa, che monta su una canna estensibile, costruita durante le riprese, soprannominata shakeycam, con la quale gli sarà possibile girare le vertiginose soggettive dei demoni che corrono furiosi nei boschi.

La trama è estremamente banale: cinque amici vogliono passare il fine settimana in una baita nel bosco. In cantina trovano un registratore con un nastro su cui sono incise strane formule magiche. Accendono il registratore e le formule risvegliano i demoni dei boschi che si impossessano dei corpi dei ragazzi, e uno alla volta vengono massacrati. I caratteri dei personaggi sono di una superficialità assoluta. C’è Scotty (Richard Demanicor) che è lo sbruffone del gruppo, con la sua fidanzata Shelly (Theresa Tilly), personaggio che risulta del tutto inutile al film, a parte quando materiale in una delle tante scene splatter della pellicola. Poi c’è Cheryl (Ellen Sandweiss), che interpreta la ragazza un po’ alternativa, zitella e artista. Linda (Betsy Baker), dolce ed ingenua. Ed in fine c’è Ashley “Ash” (Bruce Campbell), fidanzato di Linda e fratello di Cheryl, e come dice il suo diminuitivo (cenere) è il tipico ragazzo inutile, che non sa prendere decisioni e che negli scontri corpo a corpo con i demoni è sempre il primo a rimanere a terra. Ma, sorprendentemente, in realtà è proprio lui il protagonista della pellicola. All’inizio del film è un ragazzo impacciato, in situazioni di pericolo non sa cosa fare, rimane bloccato mentre Scotty prende in mano la situazione: in una sequenza non esita a fare a pezzi Shelly, ormai diventata un demone sanguinario. Ma anche Scotty, Cheryl e la stessa Linda cadranno vittime dei demoni. E Ash dovrà lottare con tutte le sue forze per riuscire a sopravvivere alla notte di sangue che lo aspetta. I demoni lo assediano nella casa che diventa una prigione dalla quale non si può uscire.

Anche lasciare quelle precarie mura può essere un danno, perchè il male vive anche nei boschi, negli stessi alberi, come si vede in una scena all’inizio del film quando Cheryl, uscita a perlustrare i dintorni della baita, viene aggredita dai rami e addirittura violentata da questi. Sarà attraverso la sua “fecondazione” che il male entrerà in lei, e di rimando nella casa. Non c’è un vero contagio come può esserci in un film di zombi, tramite un morso, o attraverso un graffio, come ad esempio accadeva nel film “Demoni” di argentiana produzione. Nella casa il male contagia chi vuole. Non c’è un vero motivo scatenante. Cheryl forse è l’unica, proprio a causa dello stupro subito, che cela in sé un’origine alla mutazione diabolica. Ma ad esempio non si sa come i demoni siano penetrati dentro Shelly: nel suo caso abbiamo semplicemente visto, tramite soggettiva del demone (che non vedremmo mai in questo capitolo della saga), il mare piombare su di lei. Ma a questo punto nasce una domanda: per quale motivo i demoni non si impossessano anche di Ash, ma instaurano con lui un duello estenuante? Non sembra esserci una risposta, a parte la semplice economia della trama che richiede un protagonista su cui il pubblico possa focalizzare la sua attenzione. Ad un primo sguardo il film sembra pervaso da una sottile vena di ironia, ma in realtà di ironico ci sono solamente i crudeli sberleffi dei demoni nei confronti di Ash. Sono loro che deridono più volte il protagonista, in particolare la trasfigurata Cheryl, rinchiusa nella cantina (tenuta prigioniera da una botola che in realtà sembra pronta a saltare via alla prima spinta), e l’odiosa Linda, una volta dolce compagna di Ash, divenuta adesso petulante “bambina” ridanciana.

Servirà il sequel/remake, “La Casa 2” (1987) sempre diretto da Raimi, per imporre al pubblico il personaggio di Ash. Bruce Campbell si cala in una recitazione sopra le righe, e lentamente il carattere di Ash prende forma, aumenta di ironia e superficialità. Qui, realmente, la comicità inizia a farsi strada, alternando momenti di tensione e splatter con altri molto più dichiaratamente da commedia. E nel terzo capitolo della saga “L’Armata delle Tenebre” (1992), si sancirà definitivamente l’aurea di anti-eroe. Ash è un perdente, che non riesce a trovare la forza per riscattarsi definitivamente, anche dopo aver sconfitto tutti i demoni che passano sul suo cammino. E’ una persona superficiale, a volte volgare e strafottente. Non riesce a prendersi le sue responsabilità, e spesso per questo è proprio lui la causa del caos che lo circonda. Non impara dai suoi errori, anzi, se possibile li rifugge. La trilogia ha anche generato una serie televisiva “Ash vs Evil Dead” (2015/2018), dove il carattere del personaggio è ancor più centrale, e si scoprirà essere la vera causa dello scatenarsi del male sulla Terra.

Raimi ha avuto l’intuizione di creare un franchise su quello che di fatto è un perdente. Ma l’origine di tutto questo risale ad un cortometraggio del 1978 “Within the Woods“ (https://www.youtube.com/watch?v=o6kotdOv3IQ), diretto sempre da Sam Raimi, con l’aiuto dei fedeli Bruce Campbell e Robert Tapert. Il cortometraggio è in effetti il prototipo di “La Casa”. Molte scene, situazioni e sequenze sono state poi riprese nel film, come ad esempio la scena in cui una indemoniata Shelly si stacca una mano a morsi, prelevata esattamente uguale da “ Within the Woods”, salvo che in quest’ultimo era Bruce Campbell a staccarsi la mano, solamente perché il trucco non era riuscito alla perfezione, e visto che non potevano ripetere la scena, per mancanza di pellicola, ha provveduto a mozzarsi la mano a forza con i denti…

I trucchi del film sono opera di un gruppo di giovanissimi che hanno fatto del loro meglio con quello che un budget ristretto poteva offrire. Bart Pierce e Tom Sullivan hanno creato le maschere dei demoni, le protesi e i corpi sezionati, ed hanno allagato il set di sangue ed altri liquidi improbabili, creati con tutto quello che riuscivano a trovare compreso latte e caffè (per rendere il sangue denso ancora più scuro). Nel finale il tripudio splatter giunge all’apice. Lo sfortunato Ash è costretto ad assistere alla decomposizione finale dei demoni rimasti, Scotty e Cheryl, in un deflagrare di sangue e intestini, carne che si scioglie putrefacendosi (effetto realizzato con l’uso della stop motion) e brani di carne che gli schizzano in volto. Ma la salvezza dell’eroe è solo un’apparente beffa. Il pubblico, all’uscita nelle sale, ha colto la spontaneità e la freschezza della pellicola. Ha condiviso e accettato l’amore per il cinema di cui è intriso ogni fotogramma di questo film e lo ha giustamente premiato, promuovendo questo piccolo, fantasioso e onesto film, a cult-movie planetario.

“Sembra una casa normale da fuori”…

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