Get Duked!, di Ninian Doff (2019)

di Antonio Sofia

Ero un po’ in difficoltà nel recensire alcuni film che ho visto recentemente, di cui mi ero proposto di raccontare. Non che non meritassero, direi piuttosto che a volte un film ha una buona idea, una buona riuscita, magari anche qualche chicca al proprio interno, però non si riesce a ritagliare un carattere proprio. Di questi film, che restano film talvolta importanti, mi riesce di scrivere peggio, c’è poco da fare, mi scivolano via.
Per fortuna ci sono altri film che hanno una idea un po’ discutibile, una realizzazione stiracchiata, laddove osano magari perdono pure la misura, ma a cui non si può non riconoscere la forza di lasciare un segno, un segnetto o quello che è, ma non scivolano via.
Questa forza può essere conseguenza di un discorso autoriale già noto. Faccio un esempio eretico. Alcuni film meno riusciti diretti da Clint Eastwood assumono significato nella totalità del suo percorso come regista: Assassinio sull’Eiger; Firefox, la volpe di fuoco; The Rookie; Ore 15:17, Attacco al treno.
Oppure sono film che interpretino con decisione un punto di vista affine a quello di chi li guarda: lo spettatore dentro ci ritrova il senso di qualcosa che non saprebbe spiegare altrimenti o, anche meno, può riconoscersi nella testa di un altro essere umano in giro per il mondo e sentirsi, piacevolmente, meno solo.

La locandina del film (Direi che è ora di iniziare a parlarne)

Siamo da queste parti con Get Duked! dell’esordiente al lungometraggio Ninian Doff, il film scozzese che mi ha persuaso ad affrontare la pagina bianca.
La storia in breve. Tre adolescenti, protagonisti di un’esperienza scolastica disastrosa quanto greve nei suoi disastri, sono coinvolti in una sorta di tradizione “educativa”: devono attraversare le Highlands in quattro giorni di cammino dimostrando “spirito di squadra, capacità di procurarsi cibo, orientamento”, per ottenere un certificato (“plastificato”) e forse incontrare la famiglia reale. Get Duked! è, infatti un gioco di parole: vuol dire essere presi a pugni, essere messi a tappeto, ma in questo caso richiama il fondatore di questo rituale, il Duca di Edimburgo, marito della Regina Elisabetta II.
Al trio ben assortito – uno pseudo-rapper che si fa chiamare DJ Beatroot (assonante beetroot, “barbabietola”), un rappresentante della working-class alla Ken Loach e una sorta di MacGyver idiota – si aggiunge un coetaneo volontario, che pratica l’homeschooling in una famiglia di ferventi cristiani e confida di giovarsi dell’impresa a fini accademici. Un professore ha il compito di seguirli lungo il percorso e garantirgli supporto nelle pause di ristoro.

La “cartina” multiuso

Sin da subito i nostri non dovranno affrontare soltanto la totale impreparazione al paesaggio bucolico (“Qui non ci sono angoli, non ci si può perdere”, stupenda battuta all’avvio), ma si ritroveranno alle prese con la furia omicida di un serial killer mascherato.
Get Duked! è piuttosto demenziale, l’umorismo non è sottile, le trovate sono poche e reiterate, eppure dopo avere finito il film sono rimasto al lungo con un sorriso stampato in faccia, fino a che mia figlia non mi ha riportato alla realtà con una bizza delle sue. Che c’entra? C’entra.
Mia figlia di otto anni non sarebbe in alcun modo collegabile a un film in cui i conigli defecano funghi allucinogeni potenziati, ovviamente. Cioè se ripenso a qualche sequenza di Frozen un link ci sarebbe ma non è questo il punto. Il punto è che l’inseguitore non è semplicemente un serial killer. L’inseguitore è un serial killer VECCHIO. Vecchio, sì.

Vecchio, sì. E somigliante proprio al Duca di Edimburgo

Siamo dinanzi a una contrapposizione generazionale delle più classiche? Un Abramo versus Isacco in salsa postmoderna, un Pietro contro Genny Savastano al cospetto del mostro di Loch Ness?
Non nascondo di esser caduto nella trappola di crederlo per buona parte del film, e non non mi sarebbe in ogni caso dispiaciuto. La strepitosa resa dei conti sul finale parrebbe celebrare proprio l’odio sprezzante degli anziani contro le nuove generazioni.
Eppure, nel mezzo della sceneggiatura, Ninian Doff ci piazza un momento che smentisce inequivocabilmente questa ipotesi di lettura: sono per lo più anziani anche i contadini scozzesi a cui qualcuno ruba letteralmente il pane (Chi è il ladro? Ehm… Per fortuna c’è la Polizia) e che si rendono protagonisti di un rave scatenato con DJ Beatroot e vanno in soccorso dei poveri figlioli.

Get! Duked! Get! Duked! Va be’ se ci ripenso mi torna il sorriso

No, contro i ragazzi, contro i patetici “loser” che di tutto si lagnano, non sono schierati gli anziani, bensì coloro che godono di privilegi e Potere, quelli che possono giudicare e non esser giudicati. Non è la nostalgia dei tempi andati che muove l’assassinio, bensì una terribile logica, quella di chi non contempla la propria morte e una qualsiasi concezione morale che sulla finitezza si fonda, perché di sola morte si nutre. Il Potere totalitario, il Potere di uccidere, non riconosce alla vita il diritto di essere fragile.
Dunque questi ottantacinque minuti deliranti, in cui si ride pure non poco, rendono conto di più di una riflessione di questi giorni, se non di questi anni. Ecco il segno per cui Get duked! non è scivolato via.
Complimenti a Ninian Doff quindi, già al servizio dei Chemical Brothers, lo aspetto alle prossime prove: magari con più carne al fuoco, mi auguro, ma senza perdere l’immaginazione sfrenata con cui ha realizzato uno dei film più politici dell’ultimo anno.



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