Die Hard – Trappola di cristallo, di John McTiernan (1988)

Di A.C.

Los Angeles, vigilia di Natale: a scopo di rapina un gruppo di terroristi tedeschi si impadronisce di un grattacielo prendendo in ostaggio gli impiegati di una multinazionale durante la festa natalizia aziendale. John McLane, presente alla festa per cercare di risanare i rapporti con la moglie dipendente della compagnia, riesce ad eludere la cattura dei criminali.
Inizia così una lotta feroce, in condizione di clandestinità, da solo contro tutti i malviventi, alla cui guida c’è lo spietato Hans Gruber (Alan Rickman).
Capitolo d’apertura della fortunata saga con protagonista John McLane, il poliziotto lontano dalla figura canonica dell’eroe ma comunque efficace nemico del crimine, che ha di fatto spianato la strada alla carriera action di Bruce Willis.
Dopo il successo di critica e pubblico del precedente “Predator”, McTiernan non ha impiegato molto a consegnare al cinema di genere un altro titolo cult nella sua produzione.

Tratto liberamente dal romanzo “Nulla è eterno, Joe” di Roderick Thorpe, il cui riadattamento in sceneggiatura fu affidato a Jeb Stuart e Steven E. de Souza, quest’ultimo già noto per aver curato la scrittura di precedenti titoli del genere quali 48 ore e Commando. Ma a dispetto di quel cinema “muscolare” del periodo (di cui Stallone e Schwarzenegger furono i volti simbolo), in questo script si preferì un eroe all’apparenza meno “imponente” e più dall’aspetto di persona comune con problemi comuni.
Tantissimo cinema d’azione americano degli ultimi 30 anni è debitore a Trappola di cristallo, che di fatto ha introdotto una nuova sottocategoria di action movie. Già nella novità nel suo protagonista, eroe dalle venature ironiche, solo e male armato contro un nemico più numeroso e organizzato e in un terreno di scontro al limite della “claustrofobia” (emblematica la sequenza di McLane nel condotto dell’aria).

Un’operazione che già in partenza beneficiava dell’ottimo materiale di scrittura nel suo mix di umorismo e azione e nello sviluppo dei suoi personaggi: dall’efficace protagonista ad un antagonista di grande carisma, e anche nei personaggi di contorno come il solidale sergente di polizia con cui McLane stringe una profonda amicizia “radiofonica”.
McTiernan fa tesoro di tutti questi elementi e costruisce in maniera magistrale il racconto, alternando perfettamente sequenze d’azione e suspense con momenti di dramma e commedia e garantendo un ritmo narrativo sempre avvincente pur nelle sue oltre due ore di minutaggio.

Memorabili alcune sequenze come il primo “ignaro” incontro tra McLane e Gruber o la resa dei conti finale sulla vetrata del palazzo.
Sembrerebbe quasi anomalo definirlo un film di Natale, dal momento che non è certo un inno allo spirito della festa, eppure rientra a pieno diritto tra gli inossidabili classici natalizi.
Un gioiello action che ha di fatto ispirato molti epigoni e anche diversi sequel, pur nessuno di loro all’altezza del capofila.

“Sei uno dei tanti americani che hanno visto troppi film d’avventura? Un orfano di una cultura in rovina che crede di essere uno sceriffo, John Wayne o Rambo?”
“Sono sempre stato un grande ammiratore di Roy Rogers. Mi piacevano le sue giacche coi lustrini.”
“Credi sul serio di avere qualche speranza, povero cowboy?”
“Yippee ya yeah, pezzo di merda.”

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