Una poltrona per due, di John Landis (1983)

di Marzia Procopio –

“Natale non sarà Natale senza regali”, borbottò Jo, stesa sul tappeto

(Piccole donne, Louisa May Alcott)

“Natale non è Natale” borbotterebbe un qualunque boomer (ma anche un millennial) italiano se il 24 dicembre non andasse in onda Una poltrona per due. Se, infatti, gran parte del mondo occidentale ha fra i simboli del Natale l’abete addobbato, il presepe e Babbo Natale con le sue renne, l’Italia ha anche Trading Places, (“Posti scambiati”, espressione che indica le transazioni finanziarie), film del 1983 diretto da John Landis e interpretato da Dan Aykroyd, Eddie Murphy e Jamie Lee Curtis.

Il film uscì nelle sale cinematografiche statunitensi l’8 giugno 1983 diventando subito un grande successo, in quelle italiane il 19 gennaio 1984, inizialmente faticando un po’ ma poi, grazie all’ambientazione natalizia, diventando l’irrinunciabile appuntamento della vigilia di Natale: ancora oggi continua a fare uno share altissimo – roba da fare concorrenza alla Messa – come sa anche la pagina inglese di Wikipedia a esso dedicata: “In Italy the movie has become a Christmas Eve classic, being broadcast by Italian television every year, from December 24, 1997”. Originariamente pensato per Richard Pryor e Gene Wilder, reduci da una serie di grandi successi, la pellicola nacque da un casting faticoso: Pryor dovette infatti rinunciare a causa di un incidente che gli aveva procurato diverse ustioni e quando Landis scelse Eddie Murphy, star in ascesa del Saturday Night Live, quest’ultimo pretese, per non essere etichettato come il rimpiazzo di Pryor, che anche Gene Wilder venisse sostituito. Landis a quel punto, nonostante la produzione fosse contraria, volle l’amico Dan Aykroyd, considerato un attore ormai finito dopo la dipartita di John Belushi: e fu proprio il ruolo in Una poltrona per due a rilanciare la carriera di Aykroyd. Più o meno lo stesso fu per Jamie Lee Curtis, fino a quel momento un’attrice da horror di serie B, che la Paramount non voleva e che poi riconobbe a Landis di averle cambiato, con quella parte, la vita.

La storia è nota: due anziani, spregiudicati finanzieri di Philadelphia, Mortimer e Randolph Duke (le due vecchie glorie del cinema Don Ameche e Ralph Bellamy), scommettono un dollaro per verificare la validità della tesi marxista secondo cui è l’ambiente l’elemento che più influenza e determina l’uomo, sconvolgendo la vita dell’irreprensibile e brillante direttore finanziario della loro società con un cinico scambio di persona. A mettere in moto il meccanismo narrativo è lo scontro fortuito, il 24 dicembre, fra Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd), brillante rampollo di Harvard ignaro delle difficoltà della vita, e il senzatetto imbroglione Billy Ray Valentine (Eddie Murphy), che vive delle elemosine che racimola fingendo di essere un veterano di guerra.

Scambiando l’incidente per un’aggressione, Louis fa arrestare Billy Ray dalla polizia; i fratelli Duke, proprietari della società per cui il giovane manager lavora, assistono alla scena e fanno la loro scommessa, screditando programmaticamente il nome e la professionalità di Louis e sostituendolo con Valentine. Preso possesso – piuttosto incredulo della fortuna occorsagli – della lussuosa dimora del povero Louis, dotata di maggiordomo e arredata con vasi cinesi da 35 mila dollari, Billy non solo impara rapidamente a muoversi con (inverosimile) naturalezza e signorilità in un ambiente fisico e sociale a lui estraneo, ma si adatta anche, e con successo, a quello ben più sconosciuto e rischioso della finanza, mentre Louis, che si è circondato solo di persone frivole e così non può contare sull’aiuto di nessuno, precipita ogni giorno più in basso nella scala sociale. Quando però Billy si rende casualmente conto che anche lui, come Louis, è una marionetta nelle mani dei Duke, con l’aiuto della prostituta Ophelia (Jamie Lee Curtis) e del maggiordomo Coleman (Denholm Elliott), si allea con il manager, che nel frattempo ha cercato di suicidarsi travestito da Babbo Natale; i due scopriranno l’inganno, organizzeranno una sofisticata vendetta finanziaria e, divenuti ricchissimi, si auto-premieranno con una favolosa vacanza alle Bahamas coinvolgendo nella loro nuova vita Ophelia, ormai divenuta la fidanzata di Louis, e Coleman. Che Randolph e Mortimer Duke non si riavranno mai dalla rovina economica Landis lo fa sapere, molto giocosamente, nel suo Il principe cerca moglie (1988), dove il personaggio interpretato da Eddie Murphy li incontra, costretti a vivere per le strade come dei senzatetto.

La storia ha illustri modelli, letterari e cinematografici. Dopo Animal House, con cui di fatto inventa il genere del college movie, dopo il successo di The Blues Brothers, dopo l’incursione nell’horror con Un lupo mannaro americano a Londra, il cinefilo Landis con Una poltrona per due continua la sua esplorazione all’interno dei generi cinematografici, sfornando una commedia classica (la struttura narrativa, con il tema del doppio e dello scambio, guarda addirittura alla commedia classica antica) ispirata a due opere di Mark Twain: il racconto La banconota da un milione di dollari, ambientato nella Londra vittoriana, dove i due ricchissimi, eccentrici fratelli Montpellier danno allo squattrinato Henry un milione di sterline in un’unica banconota, che l’uomo non può spendere perché nessuna persona fisica è in grado di cambiarla. Henry è, senza saperlo, la vittima di una scommessa fra i due fratelli, uno convinto che il solo possesso di un simbolo di ricchezza consenta a chiunque di avere ciò che desidera, l’altro invece che l’impossibilità di cambiare la banconota la renda totalmente inutile; l’altro riferimento letterario è il romanzo, sempre di Twain, Il principe e il povero, in cui due uomini quasi identici nell’aspetto, nati nello stesso giorno ma in ambienti radicalmente diversi – il principe Edoardo, futuro re d’Inghilterra, e l’onesto, povero Tom Canty – un giorno si scambiano i ruoli per gioco, dando inizio a una serie di mirabolanti vicende. Alle due opere vanno aggiunti un cortometraggio del 1935 mai uscito in Italia, Hoi Polloi, (cioè, in greco antico, “la maggior parte”, “le persone”, espressione passata in inglese con una connotazione negativa per indicare le masse, i “plebei”, i “proletari”) interpretato dal trio comico The Three Stooges, in cui un professore scommette 10.000 dollari con un collega di poter prendere un uomo comune e attraverso l’ambiente e una formazione adeguata trasformarlo in un gentiluomo; e il poco conosciuto Il forestiero (The Million Pound Note), film del 1954 ispirato al già citato racconto di Twain, con Gregory Peck.

Candidato a 2 Golden Globe (Miglior film commedia o musicale, Miglior attore in un film commedia o musicale ad Eddie Murphy), il film vinse due premi BAFTA – Miglior attore non protagonista a Denholm Elliott, Migliore attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis – ed Elmer Bernstein ricevette una nomination agli Oscar per la Migliore colonna sonora. Il film apre sulle note dell’ouverture de Le nozze di Figaro di Mozart, che punteggia in maniera brillante, prima dell’inizio delle avventure dei protagonisti e dei loro aiutanti, le primissime scene, le quali descrivono con un montaggio alternato i due volti di Philadelphia – la ricchezza in cui vivono i Duke e Winthorpe, la povertà delle strade in cui Billy chiede l’elemosina. L’ambientazione natalizia rimanda necessariamente al cinema di Frank Capra, Philadelphia è ospite perfetta di una storia furba che vuole intrattenere e lo fa con un’efficacia perdonabilissima; gli attori sono tutti eccellenti, anche i comprimari, da Jamie Lee Curtis, Pretty Woman ante litteram, al delizioso maggiordomo Coleman, dalla cricca snob degli ‘amici’ di Louis ai due ignobili vecchi Duke che alla fine, con giubilo di noi tutti, finiscono sul lastrico. Insomma, anche se non può aspirare ad assurgere allo status di icona planetaria come The Blues Brothers e Animal House, Una poltrona per due entra a pieno merito nel novero dei classici della cinematografia natalizia, sempre fresco e godibile perché i suoi trucchi non smettono di funzionare – Billy e il miracolo che gli permette di tornare a vedere, Louis e il suo costume da Babbo Natale, l’intramontabile gag della pistola, il rocambolesco viaggio in treno (forse la parte meno riuscita del film) – e ha per queste sue caratteristiche meritato l’omaggio non solo de I Simpson, che gli hanno dedicato l’episodio “Lunga sfiga alla regina” (nel quale Bart e Lisa incontrano due nobiluomini che scommettono un dollaro sulla loro sorte), ma addirittura quello di Wall Street: la complessa riforma “Dodd-Frank Act”, varata nel 2010, contiene infatti una voce – la “Eddie Murphy rule” – pensata proprio per impedire l’insider trading, cioè lo sfruttamento di informazioni riservate che gli avidi fratelli Duke, nel finale del film, usano sul succo d’arancia congelato per fare fortuna.

Gli ingredienti del successo inossidabile, insomma, permangono tutti: il conflitto e l’amicizia tra due tipi umani opposti; un evento che mette in moto le vicende, la bellona (intelligente e ironica) di turno, il sagace ma discreto maggiordomo (che ricorda il servo furbo della commedia antica), l’intrigo, e soprattutto il meritato e atteso lieto fine, come esige il genere: i buoni vincono sui cattivi, e vincono insieme, grazie alla loro amicizia, che nasce, contro ogni aspettativa, fra due persone che più lontane non potrebbero essere. L’unione fa la forza, ci dice furbescamente Landis, forse mentendo, e nessuna differenza sociale dovrebbe impedire alle persone di incontrarsi, di allearsi e di rovesciare la sorte sfavorevole, soprattutto contro un capitalismo talmente privo di scrupoli che i suoi esponenti sono convinti di poter manovrare per il proprio divertimento e guadagno le vite degli altri.

Fenomeno di costume sui social (su Facebook c’è addirittura una pagina con più di 3000 fan che si ritrovano per commentare in diretta l’evento), Una poltrona per due negli ultimi 18 anni è stato trasmesso la vigilia di Natale per 11 volte, mentre nei restanti 7 si era assicurato la sera del 25 dicembre (come la prima volta, nel 1997) o le serate vicine, come il 23 e il 26. Quest’anno è in programmazione dai primi di dicembre sul canale a tema Sky Cinema Christmas, ma lo share più alto lo farà la notte di Natale, quando le persone saranno a casa e avranno, ancora più del solito, bisogno di coccole e caldi rituali: come i bambini, talvolta anche noi grandi abbiamo bisogno che qualcuno ci racconti la favola più amata, per ritrovarci tutti insieme intorno a un evento di cui sappiamo tutto ma che desideriamo ugualmente, e forse proprio per questo motivo, ritrovare e commentare; e tutti nello stesso momento (e non on demand, come sui canali tematici, dove siamo tanto più autonomi e tanto più soli), proprio come si fa con i grandi eventi, quelli che ci rendono/fanno sentire comunità – il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, il concerto di Capodanno. Perché Una poltrona per due non è un semplice film, ma un punto fermo, un simbolo, un ritrovarsi ogni anno allo stesso giorno, alla stessa ora.

E funzionerà anche quest’anno. Scommettiamo un dollaro?

3 risposte a "Una poltrona per due, di John Landis (1983)"

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