Faust, di Friedrich Wilhelm Murnau (1926)

di Adriano Sgarrino

Locandina

Mefistofele fa una scommessa con un arcangelo: se riuscirà a corrompere l’anima di un uomo virtuoso, otterrà il dominio sulla Terra. Decide così di provocare una pestilenza nella città dove vive Faust, un anziano alchimista, il quale prega affinché morte e fame terminino. Vedendo che le sue preghiere sono vane, getta rabbiosamente nel fuoco i suoi testi scientifici e la Bibbia. Un libro si apre, e al suo interno Faust legge la procedura per stringere un patto con le forze del male. Come indicato, si dirige ad un incrocio di strade e sul ciglio compare Mefistofele con cui fa un accordo. È l’inizio della loro intesa che riserverà diversi accadimenti e molti sviluppi imprevedibili.

Murnau trae ispirazione principalmente da vecchie tradizioni letterarie e dal “Faust” di Goethe, conservando un occhio anche per il “Dr. Faustus” di Christopher Marlowe, e firma uno dei suoi capolavori. La seduzione del male perpetrata da Mefistofele è tra le più alte rappresentazioni del potere corruttore del maligno mai viste nella storia del cinema e conserva tutt’oggi una forza dirompente che ha trovato pochi eguali, facendo del film un’opera attualissima che non ha perso nulla del suo fascino. La regia di Murnau è mirabile nel rendere una soffocante sensazione di ansia e disfacimento che non trova soluzione di continuità, ed è anche un apprezzabilissimo sfoggio di tecnica che non risparmia complessi movimenti di macchina spesso indispensabili per restituire l’avvolgimento totale di cui è vittima Faust. Emil Jannings, nei panni di Mefistofele, offre una delle sue grandi interpretazioni del muto; e il finale resta scolpito nella mente. Tra le tante altre versioni di “Faust”, merita una menzione almeno quella di Aleksandr Sokurov del 2011.

Il frame sottostante è tratto dalla sequenza dell’invocazione di Mefistofele da parte di Faust e vuole dare testimonianza della strepitosa fotografia di Carl Hoffmann, che molto ha contribuito alla grandezza del film. Esso presenta anche degli elementi simbolici. Per esempio, l’albero sulla sinistra ha delle ramificazioni protese in avanti come fossero mani pronte ad afferrare Faust, il quale, a sua volta, si trova al centro di un incrocio di strade che riporta al crocifisso cristiano.

Invocazione di Mefistofele

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