Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), di Robert Zemeckis

di Carla Nanni

Locandina

Premessa

Uno dei film più fortunati in tecnica mista (live action e animazione) è del 1988 e ha consacrato Jessica Rabbit come icona sexy nel decennio successivo, una fama destinata a rimanere intatta ancora adesso, visto che la diva in questione è di…cartone.

Chi ha incastrato Roger Rabbit vanta tantissimi record, tra cui quello dei costi di produzione più alti per l’epoca, è un film unico nel suo genere e non è un capolavoro, ma una scommessa col cinema. Animazione e Live action erano già una realtà con film del calibro di Mary Poppins e Pomi d’ottone e manici di scopa, ma la tecnica mista non era mai stata applicata al genere noir né le interazioni tra attori e disegni erano state così complesse da richiedere due anni di lavoro, tra produzione e post produzione.

Who framed Roger Rabbit?

Curioso sarebbe vedere tutti i retroscena, tutti gli artifici, le arti messe in campo per realizzare una magia del genere, quella di concepire la realtà intersecata alla finzione e renderla talmente viva da non far notare, o quasi, che Cartoonia in realtà non esiste e che per nostra somma sfortuna non potremo mai paparazzare Jessica che esce dal camerino, né sentirla cantare come ospite in un Talk show televisivo. Sarebbe curioso, interessante e nel complesso una lode a chi ha saputo, con il suo genio e la sua maestria, essere artefice di questa magia, amalgamare suoni, dipingere ombre e colori e far emergere in un cartone animato quel desiderio sempre soppresso di voler essere liberi, anarchici e totalmente fuori dal sistema, perché non muoiono mai, perché ai cartoni è concesso tutto, tipo lavorare per un mucchio di noccioline e innamorarsi di un coniglio che fa ridere e non è per niente sexy: i cartoni animati sono creazioni libere, per questo vengono amati cosi tanto.

Bob Hoskins e Roger Rabbit

La trama e Jessica Rabbit

In questo mondo però i Cartoni sono capaci di uccidere, lo sa bene Valiant, che fa l’investigatore privato e che li detesta perché uno di loro ha ucciso suo fratello lanciandogli addosso un pianoforte. La perdita del congiunto è stata devastante per di lui; solo e alcolizzato, quando accetta di nuovo di lavorare per qualcuno di Cartoonia lo fa solo perché ha un disperato bisogno di denaro. Eddie Maroon, il produttore di pellicole di animazione, lo ingaggia per dare una svegliata ad uno dei suoi attori principali che non riesce più nel suo mestiere, Roger Rabbit: il coniglio non fa più ridere e secondo il produttore è colpa della moglie, una cantante da night, una ‘poco di buono’. Valiant accetta il caso ad occhi chiusi, una cosa facile per un compenso più che adeguato, Roger Rabbit è un coniglio animato, quanti problemi può dare una femmina di coniglio a suo marito? Abbastanza, se la femmina in questione non è di coniglio, ma la figurina più conturbante di tutta Cartoonia.

Jessica Rabbit

La voce è di Kathleen Turner, mentre Amy Irving interpreta la canzone Why don’t you do right?, il pezzo blues che Jessica canta al club e in lei, nelle sue forme e nelle sue movenze coesistono le dive del cinema che hanno fatto sognare generazioni di cinefili come Veronica Lake e Rita Hayworth. La donna ideale, la donna che sa far impazzire gli uomini, la famme fatale dalle labbra rosso fuoco. Valiant fotografa Jessica mentre è in atteggiamenti equivoci con il proprietario di Cartoonia , Marvin Acme, un simpatico signore di mezza età e devoto ammiratore di Jessica. Vedere Jessica fare “Farfallina Farfallina” con qualcun altro è un colpo al cuore per Roger, non può credere che la sua adorata moglie possa averlo tradito in questo modo e il coniglio giura di riprendersi l’amata in un modo o nell’altro, schizzando via dall’ufficio di Maroon. Il giorno dopo Marvin Acme viene trovato ucciso: una cassaforte di una tonnellata gli è finita sulla testa. Non c’è dubbio sia stato Roger, nessuno, a parte un cartone animato, può uccidere in quel modo.

Baby Hermann

I personaggi di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” e l’omaggio al noir

“Questa storia puzza come i miei pannolini del giorno prima”, la figura più dissacrante di tutto il panorama di Cartoonia è sicuramente Baby Hermann, che è il partner di Roger nei film di animazione e letteralmente “recita” la parte di un bambino, mentre nella realtà di Cartoonia è un tizio “col pisellino di un bebè e le voglie di un cinquantenne”; esilarante la scena in cui discute con la baby sitter per colpa di un sigaro havana, mentre attende Valliant davanti l’ufficio. Baby Hermann è convinto che il suo amico sia stato incastrato, tanto più che Acme aveva promesso di lasciare, alla sua morte, la proprietà di Cartoonia proprio ai cartoni animati. Anche l’investigatore, da principio scettico, si ritrova a seguire quella pista, trovandosi anche alle prese con Roger, rifugiatosi da lui perché inseguito dalle temibili Faine, la polizia locale di Cartoonia, che non ci va tanto per il sottile. A capo delle faine animate c’è il giudice umano Morton, terribile figura in nero, che sa anche come uccidere definitivamente i cartoni animati, condannandoli ad una morte atroce: la salamoia. Morton è determinato a giustiziare Roger che però sfugge alla sua sorte con l’aiuto dei suoi amici cartoni e proprio di Valiant, che crede alla sua storia perché ha visto il testamento, nella tasca di Acme, in una delle foto da lui scattate.

Morton

Sparatorie, inseguimenti, fumo e blues sono gli ingredienti perfetti per un noir ambientato negli anni 40: nell’ombra si nasconde il pericolo, il detective protagonista è un personaggio cupo, un uomo finito e cinico, alcolizzato e sempre sul punto di lasciarsi andare; gli antagonisti sono crudeli e senza cuore e come per ogni noir che si rispetti c’è una donna bellissima, pericolosa e misteriosa con qualcuno innamorato pazzamente di lei. Quello di Roger per Jessica è un amore puro e appassionato, ricambiato dalla conturbante diva con altrettanto ardore, perché lei non è una donna semplice , “non sono cattiva, è che mi disegnano cosi”. Lei non può farci niente se le hanno costretto addosso quelle gambe e quelle labbra rosse, se i desideri di chi l’ha creata l’hanno relegata nel ruolo di diva irraggiungibile. Jessica ama suo marito, che è un coniglio e che la fa ridere e farebbe di tutto per lui. Confessa a Valiant di averlo tradito con Acme solo perché Maroon l’aveva minacciata di licenziarlo in tronco. Proprio da quel momento la rete si dipana e l’investigatore comincia a comprendere la portata dell’intrigo messo in atto per incastrare il povero Roger Rabbit e prendere cosi in mano l’intera Cartoonia a discapito dei cartoni stessi che la abitano.

Jessica e il suo show

Il mistero si infittisce, quando anche Maroon viene ucciso e si scopre come il giudice Morton abbia intenzione di radere al suolo la città dei cartoni animati e costruire un’autostrada sul territorio che la ospita. La sete di denaro e potere è un altro ingrediente per un buon noir ambientato negli anni 40, anche se il giudice Morton rappresenta soprattutto il bisogno di conformarsi, di controllarsi, di reprimere le emozioni e soprattutto la leggerezza e l’allegria, che sono proprie dei cartoni animati, creazioni di una fantasia libera e alla fine proprio il detective protagonista dovrà scegliere se ritrovarsi nella dura e cupa realtà, oppure darsi la possibilità di sorridere e ridere ancora alla vita, all’amore, grazie ai cartoni animati e alla fantasia.

Conclusioni

Sarebbe interessante, davvero, andare a scoprire tutti i retroscena di questo film e di come è stato realizzato, una mole di lavoro enorme da parte degli attori e dei disegnatori, certo, ma anche le capacità di mediazione di Spielberg che da produttore ha messo insieme per la prima volta i più famosi personaggi animati del panorama cinematografico, da Bugs Bunny a Topolino, Paperino, Duffy Duck , senza dimenticare Dumbo e mezzo cast di Fantasia che fanno da figuranti all’interno di Cartoonia e di Hollywood, interagendo per magia con gli attori in carne ed ossa. Sarebbe curioso, di sicuro, eppure la scommessa col cinema era proprio quella di far sembrare tangibili e vivi i desideri e le fantasie spesso relegate ad uno schermo cinematografico, alla carta da disegno, ad un libro stampato o semplicemente ai sogni, scommessa che “Chi ha incastrato Roger Rabbit” ha vinto mettendo sullo schermo tutto ciò che si era prefissato di portarci e sarebbe davvero sciocco scoprire gli artifici con cui ha messo in scena la magia, anche se rimane la malinconia costante di non poter vedere Jessica al David Letterman Show… “Mia cara Jessica, in quante guise io t’amo…”

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