Roma città aperta e Napoli Milionaria, due capolavori a confronto

di Bruno Ciccaglione

La fine della seconda guerra mondiale in Italia fu la fine di un incubo, la possibilità di guardare al futuro con un minimo di fiducia dopo aver chiuso una pagina nera. Per gli artisti fu la scoperta di una libertà espressiva mai sperimentata prima, la voglia di affrontare temi nuovi e di farlo con linguaggi diversi dal passato. Non vi furono vere “scuole” – neppure il cosiddetto neorealismo cinematografico lo fu mai – quanto una tensione verso un rinnovamento profondo. Tra i più affascinanti esempi di quel che era un clima culturale e ad aiutarci oggi forse a capire meglio un’ epoca ricca di idee che hanno lasciato il segno, abbiamo scelto un film e una commedia teatrale, che segnarono una svolta e che hanno molti elementi in comune: Roma città aperta di Roberto Rossellini e Napoli Milionaria di Eduardo De Filippo, entrambi presentati al pubblico nel 1945.

Sia Rossellini che Eduardo De Filippo erano stati degli affermati protagonisti della scena culturale e artistica già durante il fascismo ed entrambi avevano avuto per un certo periodo, con la fama ed il successo, pur senza compromissioni, una relazione con il regime: Rossellini era stato amico di Vittorio Mussolini, che era un appassionato amante del cinema nonché sceneggiatore e produttore cinematografico, una relazione che ebbero del resto moltissimi dei futuri grandi del cinema italiano. Eduardo De Filippo, coi fratelli Peppino e Titina aveva guidato la compagnia Teatro Umoristico “I De Filippo”, la cui comicità pare fosse particolarmente apprezzata dal Duce in persona, il che garantì forse – assieme al grande successo di pubblico – una certa indulgenza della censura sul suo lavoro teatrale.

Ingrid Bergman, Eduardo e Roberto Rossellini

Le vicende belliche agiscono in tempi e modalità diversi per i due autori e nelle città in cui si trovano (le quattro giornate di Napoli liberano la città a fine settembre del ’43, Roma viene liberata nel giugno del 44), ma le due opere si confrontano con dinamiche simili: l’occupazione tedesca in complicità coi fascisti, la fame, la borsa nera, la resistenza, la ferocia nazifascista, la liberazione e in Eduardo anche un pezzo di “dopoguerra”: l’occupazione americana, mentre nell’Italia più a nord la guerra continua, la voglia di dimenticare gli orrori vissuti e subiti.

Una delle immagini più celebri di Roma città aperta

Rossellini facendo di necessità virtù, con Roma città aperta inventa un nuovo modo di fare cinema, che sarà un modello per i cineasti tutto il mondo per molti anni: un cinema che non si fa più negli studi di Cinecittà ma per le strade e nelle case della città, che racconta storie e persone comuni delle classi popolari, senza nascondere ma anzi riflettendo sui drammi che le attraversano, che si affida più al genio creativo e a una buona dose di improvvisazione che alle rigidità formali e produttive del sistema dell’industria cinematografica, oltretutto mettendo in scena di fronte al mondo quell’Italia antifascista che restituirà all’Italia una dignità dopo gli anni più bui del fascismo.

Carlo Lima (Amedeo), Eduardo (Gennaro Jovine), Hilde Maria Renzi (Teresa) in Napoli milionaria (versione televisiva del 1962)

Eduardo con Napoli milionaria farà lo stesso col suo teatro: la sua vocazione per un teatro di riflessione e impegnato – che lo porterà ad essere uno dei drammaturghi più amati del mondo – aveva già portato alla velenosa rottura col fratello Peppino alla fine del 1944: Eduardo non tollera più un teatro solo “per ridere”, improvvisato, di una comicità secondo lui troppo disimpegnata. È proprio da questa spinta etica, imposta dalla gravità di quanto la storia ha riservato alla sua generazione, che nasce Napoli milionaria.

Sia Rossellini che Eduardo realizzano lavori che sono di rottura rispetto agli standard della loro epoca, ma anche rispetto al proprio stesso lavoro precedente. Tuttavia i due artisti coscientemente non fanno tabula rasa del passato. Riguardando Roma città aperta si scopre una prima parte con molti elementi di continuità rispetto a una certa commedia popolare – si pensi a Campo dei Fiori – e la stessa scelta dei due attori protagonisti, gli straordinari Anna Magnani e Aldo Fabrizi, è una scelta insieme di continuità (entrambi amatissimi dal pubblico, provenienti dal varietà ed entrambi attori comici irresistibili) e un’ardita rottura col passato (scoprendo tra l’altro il lato drammatico di queste due maschere nella seconda parte del film).

Anna Magnani e Aldo Fabrizi

Lo stesso avviene con Eduardo, che in Napoli Milionaria realizza un primo atto decisamente comico, che si chiude con la famosissima scena di Eduardo/Gennaro Jovine che per evitare la perquisizione sotto il letto – dove la moglie nasconde merce di contrabbando – fa il finto morto (con tanto di candele e finti pianti dei parenti affranti), mantenendo il punto perfino in pieno bombardamento. Alla fine di questo primo atto decisamente spassoso per il pubblico, la sera della prima al San Carlo, il 15 marzo del 1945, Eduardo esce sul proscenio sentendo il bisogno di spiegare che con quel primo atto si era chiuso il suo teatro “umoristico” e che con il prosieguo della commedia iniziava il nuovo teatro che intendeva fare, un teatro che scava nella profondità dell’animo umano, che ha il coraggio di confrontarsi con quanto è avvenuto senza paura.

E siamo forse al punto di più intenso contatto, soprattutto emotivo, fra Roma città aperta e Napoli milionaria. Entrambi Raccontano senza ipocrisie una verità non piacevole. Le rovine sono ancora ai margini delle strade delle città, quando Eduardo mette in scena la sua commedia nei teatri italiani ed il film di Rossellini esce nelle sale. Il pubblico fatica ad accettare due opere che costringono a rivolgere ancora lo sguardo sulle tragedie umane e storiche appena avvenute (anche se saranno poi acclamate per sempre come capolavori: Roma città aperta vincerà la Palma d’oro a Cannes, Napoli milionaria resterà per sempre una delle commedie più amate di Eduardo)

Nel cinema e nel teatro, nell’arte insomma, molti cercano lo svago, la distrazione, una forma di vacanza dell’anima. Rossellini ed Eduardo non lo accettano. Ci mettono davanti alla cruda realtà, vogliono ragionare insieme, vogliono raccontare: dopo il suo ritorno a Napoli dalla prigionia, Gennaro (Eduardo) vuole raccontare gli orrori cui ha assistito, ma nessuno lo vuole ascoltare e lui invano tenta di spiegare che “la guerra non è finita!”.

È questo coraggio, questa posizione morale, ad accomunare Roma città aperta e Napoli milionaria. È grazie a questo approccio che sia il film che la commedia possono nonostante tutto chiudersi con uno sguardo positivo verso il futuro: Roma città aperta si chiude con gli abbracci solidali dei bambini già diventati adulti – sono già dei combattenti della resistenza – che tornano a casa consolandosi l’un l’altro dopo aver assistito alla esecuzione del loro prete partigiano (Aldo Fabrizi).

L’inquadratura finale di Roma città aperta

Napoli milionaria finisce con la famosissima frase carica di speranza, pronunciata da Gennaro/Eduardo dopo che si è trovata – grazie a un gesto di inattesa solidarietà disinteressata – la medicina che può salvare la piccola figlia gravemente ammalata: “Ha da passa’ ‘a nuttata”, deve passare la nottata.

Regina Bianchi e Eduardo nel finale di Napoli milionaria: “Ha da passa’ ‘a nuttata”

Eduardo e Rossellini lavoreranno più avanti insieme ed avranno in seguito modo di intendersi e scambiarsi idee e pensieri, ma erano due artisti che non solo lavoravano in ambiti diversi, ma hanno espresso anche punti di vista diversi sul mondo, col tempo quasi divergenti. Se Rossellini voleva soprattutto che la sua opera fosse innanzitutto utile – realizzando una serie di opere che intendevano proprio dare un contributo che servisse a guardare al futuro con fiducia nel progresso, Eduardo diventerà sempre più amaro. In vecchiaia arriverà a dire che chi si fosse ostinato a riproporgli la sua vecchia massima “Ha da passa’ ‘a nuttata”, col suo carico di ottimismo per il futuro, avrebbe meritato di essere “sputato in faccia”.

È dunque questo che fanno gli artisti, anche quando pensano diversamente, anche quando hanno sensibilità e usano linguaggi diversi (Rossellini diventa un improvvisatore del cinema, un teorico di un cinema produttivamente leggero, Eduardo riduce l’improvvisazione teatrale al minimo e il lavoro di drammaturgo si fa sempre più rigoroso, il suo modo di stare sulla scena cattura sempre di più con le pause ed i silenzi, anziché con le trovate comiche), anche quando non hanno avuto ancora modo di scambiarsi davvero riflessioni e idee: sanno cogliere lo spirito del tempo, dando corpo a un nuovo senso comune che si sta affermando, ma prima ancora che questo sia avvenuto. Non aspettano che arrivi l’ispirazione da qualche misterioso mondo parallelo, ma sono degli osservatori sensibili e attenti del mondo, che con la loro opera contribuiscono a cambiare.

  • Roma città aperta è visibile su Youtube
  • Napoli Milionaria è disponibile nella versione televisiva del 1962 su Raiplay

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