Matrix, di Lana e Lilly Wachowski (1999)

di Carla Nanni

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità» (Morpheus a Neo)

Ci sono dei film visionari, creati da persone visionarie, con tecniche innovative, narrativa accattivante e mille ragioni – tutte giuste – per arricchirsi del titolo di capolavoro. A cavallo del millennio, o meglio proprio in groppa al millennio, arriva Matrix dei fratelli (ora sorelle) Wachowski e nell’immaginario comune si dipinge una realtà fantascientifica, ma del tutto plausibile, di un futuro che potrebbe essere e che ha un disperato bisogno di nuovi eroi. Matrix arriva al cinema nel 1999 pieno di aspettative e le supera tutte vincendo di tutto, tra cui il premio Oscar a John Gaeta che ha re-inventato il modo di produrre gli effetti speciali, il che ha reso Matrix uno spartiacque tra la fantascienza del “prima” e quella del “dopo”. Chi può dimenticare Neo e Trinity che saltano leggiadri da un palazzo all’altro o fanno fuori un intero esercito camminando sui muri? Gli effetti speciali risultano quantomeno co-protagonisti.

La storia è avvincente e vengono toccati argomenti che rappresentano le aspettative e le paure dell’epoca: la condizione umana e la perdita di valori, la percezione che la realtà vissuta fosse la strada per il declino della specie umana e i dubbi sulla tecnologia legata all’uso di realtà virtuali, computers e, in generale, la sfera del non reale. Thomas Anderson ha una doppia vita, di giorno è un normale impiegato in una società di software, di notte è un hacker che traffica nella rete, per sfuggire alla realtà quotidiana e cercare la risposta alle sue domande, ad una sola, nello specifico: che cos’è Matrix? Non può trovare la risposta seguendo le regole, ma deve avere il coraggio di scegliere, deve avere fede nelle sue capacità, a dispetto del sistema che lo vuole integrato, corretto e puntuale sul lavoro.

Il Thomas in principio scettico accetta il suo destino, si affida alla voglia di verità e esce finalmente dal sistema, diventando il suo alter ego virtuale Neo. Il Sistema è Matrix: una simulazione virtuale in cui gli esseri umani sono immersi costantemente, tenuti in vita all’interno di capsule contenente liquido amniotico. L’Intelligenza artificiale di cui l’uomo si è fatto vanto alla fine del millennio, gli si è rivoltata contro e ha scoperto un nuovo modo di sfruttare l’energia naturale per mantenersi: la coltivazione di “Campi” di esseri umani, che di fatto producono energia elettrica quanto una batteria al litio.

Il futuro non è come ci si prospettava, ad un certo punto siamo stati ingabbiati dalle nostre stesse invenzioni, dalla nostra stessa scienza, cosi solo un pugno di umani ribelli è rimasto a tentare di liberare l’umanità intera. C’è di più, Neo non è solo un nuovo liberato, ma è l’Eletto e non appena se ne rende conto diventa capace di manipolare il sistema Matrix e la realtà ad esso legata.

I colori sono importanti per distinguere le diverse “realtà” connesse all’universo di Matrix: c’è quel pastello chiaro e anonimo, dalle evidenze bluastre e verdognole, per darci la dimensione di qualcosa di freddo e virtuale. Il mondo vero è colorato da profonde e scure macchie di sporco e olio, meccanizzato e metallizzato in pura atmosfera cyberpunk, tracce di rosso e oro sui personaggi umani, per esaltarne ilruolo.

La colonna sonora è stratosferica con una funzione quasi documentaria; dall’ hard-rap-funk dei Rage Against The Machine, al trip-hop dei Massive Attack, dai suoni apocalittici di Marylin Manson al big-beat di Liam Howlett (leader dei Prodigy), la musica risuona ‘social-esplosiva’ e dove si fa spazio, provoca mutamenti.

Cosa distingue poi l’essere umano dalle macchine? La domanda ci aiuta cogliere un altro degli aspetti che rende Matrix un capolavoro del suo genere. Quando l’Intelligenza artificiale crea il mondo virtuale per adattarlo all’essere umano, si comporta come il curatore di una grande fattoria, che mantiene le sue bestie in vita finché gli conviene e cosi l’uomo è ridotto in una schiavitù perenne, in una prigione senza sbarre. Neo si pone come nuovo messia, un liberatore della specie umana, risultando al contempo Umano e Divino, tanto che a Zion (ultima città degli uomini liberi, situata nelle profondità della terra) viene accolto con doni e preghiere dalla popolazione. Keanu Reeves riesce perfettamente nell’impresa, pur non essendo stato la prima scelta dei registi per il ruolo di Neo, a caratterizzare questa doppiezza con quell’aria abbacinata, emaciata e ancora non del tutto consapevole dei propri poteri e di quello che comportano. in Matrix Reloaded e in Matrix revolution (entrambi del 2003) ai fans più scettici si cerca di spiegare la vera natura di Neo e del perché viene considerato l’Eletto, anche se tutt’ora è un argomento aperto a nuove teorie, interpretazioni sulla filosofia che sarebbe dietro la figura del liberatore e soprattutto sulla sua vera natura, come sulla natura di Matrix.

Per quanto riguarda quelle persone che amano il cinema in tutte le sue forme, che provano a vedere l’insieme di un film e cercarne il valore, a prescindere dal genere e dagli effetti speciali, esse possono trovare la soluzione rispondendo alla semplice domanda iniziale su che cosa sia Matrix. Nella vita di un uomo la scelta è una, anche se le variabili sono tante; ad ogni azione corrisponde una reazione, una conseguenza che determina poi il flusso degli accadimenti. Nella vita è inevitabile scegliere. Questo ci trasmette Matrix: la differenza che c’è tra un’intelligenza artificiale (quella di una macchina) e quella dell’uomo in carne e ossa non ha a che fare con l’amore, la compassione o altri sentimenti, ma con la possibilità di scegliere la variabile meno probabile, di scegliere di fare l’azione meno logica. Le macchine possono imparare a simulare tutto quello che concerne la sfera umana, ma per loro stessa natura non possono che prendere la decisione favorevole per tutti, optare per la possibilità più evidente, così come indicano i calcoli. Neo non lo fa, sceglie piuttosto di volare in aiuto di Trinity, si lascia trasportare dalle emozioni, fa la scelta meno logica.

La scelta di definire Matrix un capolavoro proviene allora dalle risposte che dà a certi quesiti che gli amanti del cinema cercano nelle battute non scritte dei film, quelle domande che li fanno sentire un po’ come Neo, collocati in un posto non loro, col sentore che ci sia qualcosa che non quadra nella loro esistenza. È un film che stuzzica la curiosità, mette la pulce nell’orecchio, prevede una possibilità, agita i sentimenti dagli occhi al cuore e determina, a vent’anni di distanza, le stesse inquietanti probabilità. 

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