The Power of One (La forza del Singolo -1992, di John G. Advilsen)

di Carla Nanni

In mille modi si può declinare la storia del Sudafrica, perchè è una storia piuttosto complessa, fatta di guerre, interessi, etnie e incapacità di parlare tra i diversi, razzismo, odio e solo qualche barlume di ribellione e pensiero libero negli anni delle separazioni dell’Apartheid.

Questa storia si colloca un po’ prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali e del governo dei Boeri (o Afrikaners) e racconta l’evoluzione e la rivoluzione umana del giovane inglese P.K. (Peter Kenneth ma lo sentiremo chiamare solo con le iniziali) e di come, attraverso le esperienze e gli insegnamenti del suo mentore, riesca a considerare l’Africa come sua terra e lottare per essa.

Siamo negli anni precedenti e a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, il Sudafrica è diviso dalle lotte interne tra etnie e non è solo una questione tra bianchi e neri, ma anche tra inglesi e Afrikaners, questi ultimi pieni di rabbia verso l’impero britannico e i suoi soprusi.

PK è di origini inglesi ma essendo rimasto orfano, è costretto a frequentare una scuola Afrikaner, dove apprende sulla propria pelle le prime lezioni riguardanti il razzismo e l’odio inculcato ai giovani studenti verso gli avversari inglesi; lì fa la conoscenza di Bota, uno dei ragazzi più grandi che lo prenderà di mira proprio a causa delle sue origini.

“Confidai alla Tata che avevo cominciato a bagnare il letto, la Tata fece quello che qualsiasi brava madre Zulu avrebbe fatto, chiamò il più potente stregone della sua tribù, un uomo che sapeva guarire chi era malato e restituire il coraggio a chi aveva paura.” Dopo la morte di sua madre PK viene portato via dal collegio e affidato al nonno, che a sua volta lo affida ad un anziano professore suo amico. Il bimbo fa la conoscenza di Doc, esiliato dalla Germania per le sue idee politiche e rifugiatosi in Sudafrica, che lo aiuterà a studiare, ma che soprattutto gli insegnerà un nuovo modo di guardare il mondo.

“Doc diceva che una persona ha bisogno di due cose: una buona salute e una buona istruzione. Secondo lui la mia salute era buona, ma l’istruzione necessitava di immediati provvedimenti. fece dell’Africa la mia aula scolastica, mi diceva che l’uomo può trovare nella natura ogni risposta, se sa dove guardare e se sa cosa chiedere.”

Il punto di vista interessante è proprio quello di P.K. che racconta la storia, la sua storia, attraverso i suoi occhi e la sua voce, quella di un bambino di sette anni, orfano, che impara a crescere in una nazione divisa. La storia del Sudafrica in effetti fa solo da contorno ad una crescita, la formazione di un giovane che, quasi schiacciato dalla vita (quegli uccelli neri che volano dentro il suo cuore) deve capire a chi affidarsi e a chi credere, per non soccombere. Potrebbe essere una storia ambientata in qualsiasi posto del mondo, ma siamo in Sudafrica mentre in Europa scoppia la seconda guerra mondiale. Doc (tedesco) viene arrestato dai governanti inglesi e qui PK scopre che i suoi non sono migliori dei tedeschi. Nella prigione gestita da Africaners, al piccolo PK è concesso di continuare le lezioni con Doc, stimato dalle autorità, in quanto unico bianco all’interno del carcere, a parte le guardie. Pk continua cosi il sodalizio con il musicista tedesco e intanto fa la conoscenza degli altri prigionieri, porta loro il tabacco di nascosto e scrive per loro lettere ai familiari, parla correntemente la lingua Zulu, impara a tirare di boxe da un altra figura importante della sua vita: il prigioniero Geil Piet (Morgan Freeman)

Geil Piet è il più anziano tra i prigionieri, ha passato gran parte dei suoi cinquant’anni in galera e ha fatto molti lavori: “il ladro, il truffatore, il contrabbandiere”; egli prende sotto le sue ali PK e gli insegna che “il piccolo vince il grande, quando usa testa e cuore allo stesso modo”, ma fa di più per lui e grazie a lui.

Gli uomini della prigione cantano quando incrociano lo sguardo di Pk, oramai cresciuto e diventato un ragazzo, non comprende il perchè, ma i prigionieri lo guardano con rispetto e con una certa venerazione, cosi PK chiede spiegazioni a Geil Piet.

Negli occhi di Morgan Freeman c’è tutta la saggezza che rende il messaggio intenso e comprensibile per tutti: Pk porta il tabacco per tutte le tribù Zulu, scrive le lettere per tutti, tratta tutti allo stesso modo, è come “l’Uomo della Pioggia” che fa calmare le acque, porta la pace tra le tribù, fa sedare il conflitto. Sì, Pk è “l’uomo della pioggia” e il vecchio e saggio Geil Piet ha diffuso questa voce perchè le persone hanno bisogno di speranza.

E’ qualcosa che Pk capirà molto più tardi, quando dei rappresentanti delle tribù zulu lo andranno a cercare, perchè combatta dalla loro parte. Gli uomini si affidano al mito quando non comprendono il perchè delle cose, non comprendono i conflitti e i soprusi e allora cercano una guida che li aiuti. Duma e gli zulu hanno bisogno di lui, per diffondere la pace e l’unità tra le tribù e tra i bianchi. Non è il profilo di un eroe o di un uomo forte che guida un popolo alla battaglia, quella di PK è la semplice storia di un ragazzo che sceglie la strada da intraprendere, si celebra la forza degli ideali ed oltre il racconto c’è anche l’idea che non ha la pretesa di essere insegnata, ma solo condivisa con forza, con intelligenza “una goccia d’acqua diventa una cascata”.

La pellicola non è stata molto celebrata, in alcuni casi tacciata di troppo “buonismo” o troppo carico di momenti drammatici, pesante in quanto ai contenuti, eppure a portare un po’ di leggerezza in questo film vengono in soccorso i paesaggi sconfinati dell’Africa, la musica di H.Zimmer che dà ritmo e corpo al passare del tempo e alla crescita di un bambino fino alla sua completa formazione in un uomo. Quando PK decide tra la borsa di studio a Oxford e l’Africa, la sua scelta è consapevole, immediata e dettata da tutto ciò che ha imparato fino a quel momento: la forza di uno è la capacità di dare forza agli altri, come una goccia d’acqua che si trasforma in un turbine, capace di coinvolgere e trasformare.

La scena finale vede due amici (Duma e PK) che partono per un impresa straordinaria, verso un orizzonte lontano. Nella realtà, quell’orizzonte è arrivato solo dopo cinquant’anni in Sudafrica con l’abolizione dell’Apartheid. Quella che PK ci racconta non è solo la sua storia personale, ma di tutti quei singoli individui, che hanno fatto la Storia e che non sono ricordati in nessun libro.

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