The Conjuring – Per ordine del diavolo, di Michael Chaves (2021)

di Fabrizio Spurio

L’universo horror di “Conjuring” si amplia con questo nuovo capitolo sulle investigazioni sovrannaturali vissute da Ed e Lorraine Warren (interpretati rispettivamente, ancora una volta, da Patrick Wilson e Vera Farmiga). La vicenda, ambientata nel 1981 e tratta da una storia vera come negli altri capitoli del franchise, risulterebbe essere la drammatizzazione del primo caso, in America, in cui un colpevole di omicidio, Arne Cheyenne Johnson (interpretato da Ruairi O’Connor), dichiara alla corte la sua innocenza, perchè durante l’omicidio era sotto l’influenza di un demone. Quindi incapace di controllare le sue azioni.

La forza dei coniugi Warren verrà messa a dura prova, in quanto il demone attaccherà direttamente i due ricercatori, pur di riuscire nel suo intento.

Il film possiede molti momenti di suggestione, soprattutto nelle sequenze in cui assistiamo alle esplorazioni mentali di Lorraine. Il regista riesce a farci entrare nella mente della donna durante le sue connessioni mediatiche, mostrandoci quello che vede la sensitiva e facendone partecipe lo spettatore.

La sceneggiatura di David Leslie Johnson-McGoldrick (al cui soggetto a partecipato anche il creatore della serie e regista dei primi due capitoli, James Wan), è precisa grazie anche ad un sapiente uso della tensione, in un crescendo che porta fino allo scontro finale tra i due ricercatori e l’origine del male.

Il regista sfrutta al meglio tutto il comparto tecnico, dai suoni alla luce, dalle scenografie alla musica, per creare un’atmosfera di attesa nella quale i momenti di spavento sono calcolati perfettamente e risultano anche originali: sappiamo di assistere ad una situazione di pericolo, ma siamo sempre colti di sorpresa perché non sappiamo da quale parte arriverà.

Alcune sequenze, come l’iniziale scena dell’esorcismo di un bambino, possono anche essere disturbanti.

Ma, a parte un’inquadratura che è un chiaro omaggio al capostipite di tutti i film di possessione (“L’esorcista”, quando il prete giunge alla casa nella quale dovrà celebrare il rito), non c’è quella sensazione fastidiosa di plagio della pellicola citata.

In generale, in tutta la serie di “Conjuring” ci troviamo di fronte a film che trattano il tema della possessione in maniera originale. Il regista sa, in realtà, che quando si tratta di questo tema il paragone con il capolavoro di Friedkin è inevitabile. Quindi evita totalmente quell’approccio, giocando più sul lato umano dei personaggi, primi tra tutti i due coniugi Warren. La loro caratterizzazione è eccellente. Il pubblico si identifica nei protagonisti, perché è portato a empatizzare con le loro vite, i loro dilemmi e i loro sentimenti d’amore. La cosa che risulta essere fondamentale per i due è la totale e incrollabile fiducia nell’amore riposto l’uno nell’altro. Come dice Lorraine in una scena, mentre assiste il marito in un letto d’ospedale a seguito di un attacco cardiaco: “La mia casa è quando sono accanto a lui”.

Ed e Lorraine devono, prima di tutto, combattere contro il pregiudizio dimostrato dalle persone intorno a loro: l’avvocato difensore di Arne, il detective che guida le indagini di un caso analogo a quello che è capitato a loro, la stessa corte di giurati che presenziano al processo. Sanno che devono portare delle prove concrete per poter aiutare il ragazzo accusato di omicidio.

E spesso, produrre queste prove, può essere pericoloso.

Il regista, già autore di uno spin-off della serie principale (il film “La Llorona – le lacrime del male” del 2019), crea intorno ai due personaggi, un clima di orrore e tensione continuo. La minaccia del male diventa una presenza costante nella pellicola, anche quando non ci troviamo di fronte a scene di tensione. Il pensiero di essere costantemente osservati da una entità spietata e potente, si concretizza in un continuo senso di pericolo, che i due protagonisti sono perfettamente in grado di trasmettere allo spettatore.

Le apparizioni sono calcolate con efficacia, e si avvalgono di trovate originali, come nella sequenza dell’obitorio, quando Lorraine entra in contatto mediatico con i ricordi di un cadavere per cercare di scoprire cosa l’ha realmente uccisa.

La materializzazione dell’essere, incarnato nei panni di un cadavere dell’obitorio riportato in vita dal demone, mescolando la figura dello zombi con quella del posseduto, colpisce nel segno dei nervi dello spettatore, così come ci riescono le altre improvvise materializzazioni del male in agguato nella trama.

“Conjuring” è un film, ed una serie, che è riuscita a riportare sugli schermi un cinema horror puro. Il film è creato apposta per spaventare, inquietare e disturbare, e riesce nel suo impegno. Le atmosfere, gli orrori, ci riportano ad un genere di film che da tempo non si producevano più, surclassati da thriller e horror che, molto spesso, dimenticano il loro dovere primario, portando sempre più in territori forse troppo intelletualistici, o all’opposto, verso i lidi della commedia o dell’horror estremo.

“The Conjuring – per ordine del diavolo” conferma ancora una volta (e ci riesce benissimo) l’intento dei produttori: voler spaventare lo spettatore, far assaporare quel piacere dell’inquietudine e della tensione che è, in fondo, quello che chiede il fruitore di questo tipo di cinema.

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