In cerca di Amy, di Kevin Smith (1997)

di Nicole Cherubini

C’è un prima, in cui c’è un lui. Poi lui incontra una lei. Poi c’è un dopo, che non potrà essere più come un prima. Quanti film si basano sul “boy meets girl”? Tenere il conto sarebbe impossibile; così come sarebbe impossibile quantificare il numero di commedie romantiche girate sull’incontro/scontro tra due persone. Questa commedia, terza fatica registica di Kevin Smith, si basa appunto su questa (forse usurata) formula. Sarebbe difficile dire se questo film sia più originale rispetto ad altri di questo inesauribile filone; il punto è che si distingue ancora oggi per la freschezza del racconto e per l’attualità dei temi trattati.

Ma andiamo al sodo: c’è un lui, Holden (Ben Affleck), disegnatore di fumetti, che un giorno incontra ad una convention lei, Alyssa (Joey Lauren Adams), aspirante disegnatrice. Dopo qualche scambio di battute lui ha già accusato il colpo. Poco tempo dopo lui riesce a reincontrarla in un locale, giusto in tempo per scoprire l’amare realtà:  lei è gay. Ma il personaggio di Alyssa, come tutti i personaggi volti a sconquassare l’esistenza di chi incontrano, è travolgente: è bella, piena di vita, divertente, ride a battute da scaricatori di porto, alle partite di hockey inneggia gli atleti alla rissa, vive l’amore ed il sesso con assoluta libertà. Da bravo masochista, Holden prova a diventarle amico, e la cosa riesce; i due, infatti, diventano grandi amici e si divertono un mondo insieme. Ma in un giorno di pioggia Holden dovrà vuotare il sacco, dichiarandole il proprio amore, e spiegandole che il fatto di amarla e frequentarla l’ha cambiato profondamente, rendendolo un uomo diverso, migliore.

Ricambiandolo, Alyssa rivedra’ i propri gusti e le proprie scelte, buttandosi con passione nella relazione con lui. Ma ovviamente c’è un’altra.

L’”altra” non è in realtà una donna, bensì il miglior amico di lui, abituato a condividere tutto, sia vita che lavoro: Banky (Jason Lee) è infatti l’inchiostratore dei fumetti di Holden e i due dividono pure l’appartamento dove vivono e disegnano. L’arrivo di Alyssa, che in teoria non dovrebbe neanche interessarsi agli uomini, sembra turbare l’equilibrio di Banky, che fa di tutto per sabotare la relazione dell’amico e screditare Alyssa ai suoi occhi.

In un plot così ordinario, il regista riesce però a descrivere molte costruzioni sociali che siamo soliti costruirci. Nel film, è molto evidente come le persone si trovino così a proprio agio in un certo contesto o in una certa cerchia di “fedelissimi,” da essere poi molto restii a lasciare la propria zona di confort. Così come Banky fa di tutto per sembrare un troglodita omofobo e misogino (spesso riuscendoci), Alyssa viene allontanata dalle amiche lesbiche quando si viene a sapere che frequenta un uomo e Holden è così preso dall’idea di avere una “relazione normale” da non accettare il passato movimentato della fidanzata.

I personaggi entrano in conflitto perché vorrebbero che nel loro “orticello” tutto fosse ritagliato sulle loro esigenze, incluse le persone amate.

Così quando Holden viene a sapere (manco a dirlo da Banky) che alle superiori Alyssa aveva avuto rapporti con dei ragazzi (guadagnandosi anche un nomignolo di cattivo gusto sull’annuario) va in crisi, facendosi sopraffare dall’inadeguatezza. Qui il protagonista incarna un grande (?) topos smithiano: quello dell’”uomo sessualmente insicuro del New Jersey”, piaga che affligge molti dei personaggi maschili del regista (rivedersi la clip di “Palla di neve” da Clerks per credere). Di lì a poco Holden incontrerà Jay e Silent Bob (due personaggi che gravitano in quasi tutti i film di Smith) in un diner. Silent Bob (interpretato dallo stesso regista) fa allora il monologo che è anche il cuore del film: racconta ad Holden di come, due anni prima avesse lasciato la ragazza giusta perché lei aveva avuto molte più esperienze di lui, e di come questo lo avesse fatto sentire insicuro (vedi piaga di cui sopra). L’abbandono era diventato una vera e propria presa di coscienza, diventando una consapevolezza:

Purtroppo quando me ne sono reso conto era… tardi, aveva già un’altra storia. Io sono rimasto con il mio stupido orgoglio, che poi s’è trasformato in rimpianto. Era la donna giusta… solo adesso lo so. Però… l’ho presa a calci in culo. Da allora passo ogni giorno in cerca di Amy… per così dire.”

Questo era ed è il cuore del film, ed è proprio questo forse ciò che ha fatto affezionare tanti spettatori, fan di Smith o no, a questa commedia. La consapevolezza di aver trovato quel “qualcuno” e l’aver mandato tutto a rotoli diventa quindi un’esperienza fondante della crescita personale, esperienza fondamentale anche per la sua universalità.

Dopo aver molto riflettuto, Holden convoca le persone per lui più importanti, Alyssa e Banky. Non trovando un modo per sentirsi all’altezza di Alyssa e non sapendo come placare l’acredine di Banky verso di lei, Holden propone ai due l’unica soluzione possibile (???): un menage a trois. I tre si confronteranno a viso aperto, ma le cose non potranno più tornare come prima.

L’attualità del film sta sicuramente nella definizione dei personaggi. Pur essendo giovani e, presumibilmente, di larghe vedute, quasi tutti sono vittime dei propri stereotipi. L’omofobia è probabilmente il modo con cui Banky si difende dai propri sentimenti per il miglior amico, l’insicurezza di Holden rivela la sua immaturità…Persino il personaggio di Hooper, fumettista nero sempre pronto a sventolare la bandiera del “black power,”nasconde ai fan di essere gay. Poi c’è Alyssa, ragazza vitale e affamata di vita, che vive la sua omosessualità alla luce del sole, finendo per essere esclusa dalle amiche lesbiche e giudicata dal fidanzato. L’attualità del film sta proprio nel fotografare questa grande confusione sentimentale e sessuale sia a livello personale che sociale, molto prima che le tematiche di gender entrassero nel vocabolario comune e nelle agende politiche.

Tuttavia, chi conosce la filmografia di Kevin Smith, sa che i suoi film sono tutt’altro che drammatici; la malinconia di fondo del film è infatti incorniciata dal tipico stile del regista: dialoghi sboccati, battute a sfondo sessuale a go go, riferimenti a fumetti, personaggi nerd e, ovviamente, Star Wars. Il cinema di Smith è assolutamente autobiografico e auto-citazionista: i personaggi sono quasi sempre del New Jersey (suo paese natale), Silent Jay e Bob fanno camei in quasi tutti i film del regista, gli attori sono spesso gli stessi, quasi fossero un prolungamento dello Wiev Askewniverse (universo narrativo a sua volta estensione della casa di produzione di Smith). Nel caso di “Chasing Amy,” il personaggio di Alyssa è ispirato all’allora compagna del regista, che poi è stata scelta anche per interpretarlo (una splendida Joey Lauren Adams).

Insomma, per molti spettatori questa commedia rimane una reliquia dell’adolescenza, mentre per molti fan di Smith rimane il suo lavoro più completo ed ispirato.

Classe 1970, Kevin Smith è una figura molto importante del panorama cinematografico indipendente statunitense (soprattutto della fetta più schiettamente nerd). Indipendente in senso stretto (arrivò a vendere l’amata collezione di fumetti per finanziare il suo primo film, salvo ricomprarsela con i proventi) e bulimico, non si è mai “limitato” a girare i suoi film. E’ infatti anche sceneggiatore, montatore, attore, comico e conduttore radiofonico e televisivo. Il suo amore per Star Wars è insopprimibile, così come la passione per i fumetti: ha infatti dato alla figlia il nome di Harley Quinn, facendola anche recitare in un suo film.

P.s. Come già menzionato, il film è popolato di disegnatori o appassionati di fumetti. Ad un certo punto Holden disegnerà la sua storia con Alyssa, facendone un vero e proprio comic: infine lo donerà a lei. Ma il film è stato trasposto anche in un manga ad opera di Moyoco Anno (con grande contentezza del regista).

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