Le altre, di Alex Fallay (1969)

di Greta Boschetto

Le altre è un film del 1969 diretto dal regista Alex Fallay con Erna Schürer e Monica Strebel.

Era il 1969 e l’Italia viveva un momento d’avanguardia cinematografica e di libertà sessuale e di pensiero, in uno Stato però ancora confuso sui diritti civili (purtroppo anche adesso), che vedeva l’omosessualità ancora come una devianza da vivere segretamente o in maniera pruriginosa, per pellicole generalmente indirizzate all’eccitazione del maschio eterosessuale: in particolar modo gli amori saffici erano spesso descritti come parentesi dall’eterosessualità, una trasgressione in spiagge esotiche o in dissoluti interni altoborghesi. 

Alessandra e Flavia sono invece due semplicissime ragazze innamorate, giovani e bellissime, che vivono felicemente e senza sensi di colpa la loro omosessualità. Vivono insieme, vanno insieme al lavoro, battibeccano, si prendono in giro teneramente, nuotano in piscina, si supportano e si incoraggiano reciprocamente nelle loro attività.

Decidono di avere un figlio, ma non possono facilmente accedere all’adozione e non sono ancora pronte a sperimentare la fecondazione assistita, che in quegli anni era una tecnica in via sperimentale. 

La soluzione più semplice e inizialmente vista in maniera giocosa è la procreazione naturale, così decidono di cercare il donatore perfetto, trovandosi però poi faccia a faccia con i problemi legati a questa scelta: le prime tensioni, le paure, il senso di tradimento verso l’amata. Riescono, ma il futuro ovviamente non sarà sempre facile. 

In quegli anni il mondo chiedeva a gran voce nuovi diritti: nel 1968 fu abrogato il reato di adulterio, si iniziava a parlare finalmente di divorzio (la legge 898 è del 1970), si mettevano le basi per la futura legge per l’introduzione dell’aborto legale (1978) e per eliminare il diritto al delitto d’onore (1981), ma l’omosessualità era ancora un tabù da mostrare solo in determinati contesti legati quasi sempre al filone erotico. 

Il regista Alex Fallay (iraniano, accreditato qui come Renzo Maietto a causa di una legge che impediva a un regista straniero di firmare una pellicola italiana) decise invece di mostrare una semplice relazione d’amore tra due donne della porta accanto, normali. 

La pellicola che ne è nata è un piccolo gioiello pop, con costumi e interni colorati, patinati, dalle tonalità pastello, con sequenze dolcissime accompagnate dalle musiche lounge di Piero Piccioni. 

Fu forse proprio questa normalità a sconvolgere i censori e il pubblico, tanto da vietare il film ai minori di 18 anni, etichettandolo come erotico e condannandolo a quasi quarant’anni di oblio, quando semplicemente venne portata sullo schermo la naturalezza di una storia d’amore lesbica, senza pesantezza, coinvolgente e convincente, che con tutta la sua dolcezza sbatté in faccia al bigottismo cattolico la normalità di un rapporto gay.

I temi sono più che mai attuali e in anticipo sui tempi, dalle unioni civili all’omogenitorialità, e il dito è saldamente puntato contro un giornalismo rapace capace di enfatizzare e distruggere a suo piacimento dicendo tutto e il contrario di tutto, condannando la pubblicità che sfrutta per vendere e guadagnare (senza saperlo ancora definire già si stava parlando di Rainbow Washing e Pink Washing). 

Per alcuni un’opera un po’ confusa e datata, per me invece coraggiosa e anticonformista, che analizza i problemi di coppia, dalla noia alla gelosia fino al cambiamento degli equilibri che mutano necessariamente con l’arrivo di un figlio, semplicemente con protagoniste due donne e non la tradizionale coppia eterosessuale.

Nel mese del Pride, quando le piazze di tutto il mondo si popolano di persone della comunità LGBTQIA e di chi la supporta, dove l’anima delle città sono le persone, i colori, le musiche, le parole pronunciate sul palco o sui carri che sfilano lungo le strade, nel mese più bello dell’anno per noi della comunità queer in cui esaltiamo la nostra libertà e il nostro orgoglio, è bello ricordare di avere degli alleati da sempre, spesso però condannati al silenzio e al buio da una società che è purtroppo ancora da rivoluzionare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: