Pose, serie tv ideata da Ryan Murphy (USA/2018)

di Girolamo Di Noto

Diverse opere cinematografiche restano nella memoria per il fulgore di qualche fotogramma o l’emozione di alcune sequenze. Una serie tv che può far provare molte emozioni come rabbia, tristezza, dolore e gioia è senz’altro Pose. Ideata da Ryan Murphy, la serie mette in scena la New York spumeggiante e trasgressiva degli anni Ottanta e in particolare il mondo della ball culture, una fetta della comunità LBGTQ i cui membri si sfidano a colpi di stile, alta moda e passi di danza tra cui il vogueing, reso poi celebre nel 1990 da Madonna grazie alla hit Vogue.

All’inizio di ogni puntata, su uno sfondo di tutto neon e glamour, vengono sempre sottolineati tre concetti fondamentali, tre imperativi categorici: VIVI, SFOGGIA, POSA. È un mondo strabordante, dal forte impatto visivo quello rappresentato nelle ball: un luogo di aggregazione che ha permesso a chi partecipava di poter essere ciò che voleva, liberamente, non importa se solo per una sera. La sfilata in sé poteva apparire un divertimento, una sfida, ma era soprattutto un’urgenza di ricordare a tutti e a se stessi di esistere.

Dietro i vezzi esibiti e l’abbigliamento colorato e stravagante c’era la voglia di rivalsa e di veder riconosciuta la propria autenticità. Pose è in primo luogo il racconto di una comunità che ha un desiderio impellente di emergere dal fango del pregiudizio, di persone che desiderano amare e essere amate, apprezzate, con pregi e difetti, che non chiedono altro che di perseguire dei sogni autentici senza doverli ricalibrare in base a ciò che il mondo offre.

Rifiutate dalle famiglie d’origine perché gay o trans, queste persone si trovano condannate a vivere ai margini della società, ricercate solo per fantasie erotiche. Nelle varie puntate trapelano temi importanti come la discriminazione razziale e omofoba, i rischi della povertà, L’AIDS (che a quei tempi stava iniziando ad uccidere ed era rappresentato come “il cancro dei gay”), il sogno di diventare famosi e soprattutto una nuova concezione della famiglia che, attraverso le houses governate e gestite dalle Mothers, permetteva di accogliere persone che non avrebbero avuto un posto dove stare.

Nel cast quasi tutto transgender non bianco, prevalgono tre personaggi, in particolare: Blanca (MJ Rodriguez), Angel (Indya Moore) ed Elektra (Dominique Jackson). Se Elektra è una regina dispotica, capricciosa, eccentrica e Angel vive sulla sua pelle l’impossibilità di trovare lavoro, il che la spinge sulla strada della prostituzione per poi tentare la scalata ai concorsi di moda, Blanca, affetta da HIV, richiama in sé la funzione primaria e insostituibile della famiglia, che è quella di accogliere una vita, proteggerla, donare la sua presenza. Pur non essendo biologicamente mamma, lo diventa di fatto assumendo nei confronti dei “figli” una responsabilità illimitata.

Da questo punto di vista l’idea di famiglia messa in atto da Pose sposa quella emersa dagli studi della psicanalista Francoişe Dolto, che affermava che “tutti i genitori sono genitori adottivi “. Generare un figlio non significa essere già madri o padri. Ci vuole, come direbbe Recalcati, “un supplemento ultra-biologico”, estraneo alla natura, un’assunzione etica di responsabilità. Nella casa rifugio di Blanca c’è amore, rispetto verso se stessi, c’è Damon, ballerino di talento, cacciato di casa dai suoi genitori, preso a cinghiate dal padre e a schiaffi dalla madre, quando scoprono la sua omosessualità, c’è il desiderio di non arrendersi. Blanca è una madre acquisita che si batte affinché i suoi figli non siano destinati ad una vita di miseria, combatte per i suoi diritti, è un esempio di tolleranza ed è un personaggio centrale assieme a Prey Tell (Billy Porter), l’annunciatore dei balli coreografici, per sensibilizzare sul tema importante dell’AIDS che nel 1987 oltre che uccidere non era visto come morbo da curare ma come punizione divina.

Diverse e significative sono le scene che affrontano di petto e senza pregiudizi questa tematica. I protagonisti si sentono smarriti, sono braccati dalla paura della morte, ingaggiano battaglie civili come quella intrapresa dall’ACT UP contro la Chiesa il 10/12/1989, quando 4500 manifestanti si assieparono all’esterno della St. Patrick ‘s Cathedral per protestare contro le posizioni oscurantiste del cardinale Joseph O’Connor, che vietava l’educazione per il sesso sicuro nelle scuole pubbliche di New York e ogni forma di contraccezione.

Si schierano contro le istituzioni che ignorano le migliaia di morti causati dalla malattia “che nessuno vuole curare”, assistono impotenti allo spegnersi lento dei loro affetti più cari, restano sconvolti dall’umiliazione a cui assistono a Hart Island mentre squadre di morte calano bare di Pino in una fossa comune perché si temeva che i morti di AIDS potessero contagiare, pregano, lottano, fanno discorsi appassionati sull’importanza del sesso sicuro, condividono il dolore e si fanno forza l’un con l’altro.

Devono prendersi cura l’uno dell’altro perché il mondo esterno non lo farà. In Pose tutti lottano per diventare quello che sentono di essere, alcune volte la lotta è fisica, come per l’operazione del cambio di sesso per Elektra, altre volte si incentra sia contro la società etero che giudica e condanna, che isola, sia contro i gay bianchi che li disprezzano e li escludono a tal punto da non permettere loro neanche di andare nei bar a bere.

Nonostante tutto non si arrendono, continuano a credere nei sogni, sfilano e ballano con determinazione accompagnati da una colonna sonora straordinaria che si avvale di nomi importanti del calibro di Withney Houston, Brian Ferry, Grace Jones, Tears for Fears, Donna Summer e soprattutto Madonna, che nel 1990, grazie all’uscita di Vogue, riuscirà a far conoscere e a dare dignità a questa cultura in tutto il mondo.

Grazie ad un cast straordinario e ad una scrittura impeccabile Pose fotografa con leggerezza e profondità una comunità come quella LBGTQ in bilico tra speranze e sofferenze, in cui si cresce, si conquista autonomia, si sgomita per trovare il proprio posto nel mondo, ma soprattutto si vive l’amore in tutta la sua forza rivoluzionaria.

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