“Spider-Man: No Way Home”, di Jon Watts (2021)

di Giuseppe Bonaccorsi

Locandina

(con Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Marisa Tomei, Jon Favreau, Jamie Fox, Willem Dafoe, Alfred Molina, Andrew Garfield, Tobey Maguire,…)

🛑 contiene SPOILER

Coprodotto da Marvel Studios e Sony (Columbia Pictures), “Spiderman – No way Home” rappresenta per il ragno-verso ciò che è stato Endgame per l’intero universo Marvel, ma non solo per l’arrampicamuri, per tutto il MULTIVERSO.

Ok…ok…iniziamo dal principio, o, meglio da ciò che per il Peter Parker di Tom Holland rappresenta l’inizio dei suoi guai più grossi: il favoloso cliffhanger che ci aveva lasciato spiazzati e col fiato sospeso nei minuti conclusivi o addirittura nelle scene post credits di “Spider-Man – Far from home” (2019) con Mysterio (Jake Jyllenhaall) che svelava al mondo intero la vera identità di Spider-Man attribuendogli una natura malvagia e il governo dei droni distruttori, calunnia subito fatta propria da J. Jonah Jameson che con il suo sito internet online “Daily Bugle” (apparso nei fumetti e nei film fino ad oggi come testata giornalistica fin dal n.2 di Fantastic Four) non vede l’ora di screditare il supereroe newyorkese.

La vita di Peter, dei suoi amici e e della sua famiglia viene sconvolta dalla inaspettata celebrità mai ricercata e costantemente evitata: a causa della nuova rivelazione il giovane liceale Peter, la sua ragazza M.J. (Zendaya) e il suo amico Ned, pur avendo spedito tutte le richieste di ammissione a tutte le università possibili, compreso il M.I.T., vengono rifiutati in ciascuna di esse per la troppa vicinanza alla figura “discutibile” del loro ormai celebre amico supereroe. Affranto, dispiaciuto per sé, ma soprattutto per aver sconvolto la vita di tutte le persone che gli sono care, Peter si reca dal Dr. Strange chiedendogli di aiutarlo e di fare un incantesimo affinché tutti dimentichino la vera identità di Spider-Man ma durante l’esecuzione dell’incantesimo chiede allo Stregone Supremo più volte di modificarlo per escludere la sua ragazza M.J., il suo amico Ned, zia May, “Happy”, cosicché scaturisce un incantesimo difettoso che apre le porte del “MULTIVERSO” attraendo tutti i nemici che sono a conoscenza dell’identità segreta di Spider-Man, anche nel loro universo.

In questo modo arrivano a New York i villain degli altri universi paralleli nei quali esiste un altro Spider-Man il cui alter-ego e sempre Peter Parker, ma ovviamente non il Peter Parker interpretato da Holland, insomma non il “bimbo-ragno”, per dirla alla Tony Stark..

In seguito a questo incidente con l’incantesimo arrivano nel nostro universo i villain degli universi paralleli che altri non sono se non i villain affrontati dai vari Spider-Man in tutti i film dedicati all’uomo ragno da più di 20 anni ad oggi: arrivano Green Goblin/Norman Osborn (Willem Dafoe), il Dottor Otto Octavius per gli amici “Doc. Octopus” (Alfred Molina) e Sandman/Flint Marko dalla trilogia (2002 – 2004 – 2007) diretta da Sam Raimi (il quale sta per tornare alla regia di “Dr. Strange in the multiverse of madness”), arrivano anche Lizard/Curtis Connors ed Electro/Max Dillon (Jamie Foxx) dai due film diretti da Marc Webb (“The Amazing Spider-Man”, “The Amazing Spider-Man 2: il potere di Electro”).

Il pretesto che muove il film è piuttosto semplice e se vogliamo è l’unico punto debole del film ma è un dettaglio rispetto alla bellezza del risultato raggiunto: i villain arrivati nel nostro universo vanno catturati e portati nelle segrete del “Sanctum Sanctorum”, la residenza di Stephen Strange, per essere poi rispediti nel luogo dal quale sono venuti.

Apprendiamo subito però che i “cattivoni” sono stati strappati ai loro rispettivi universi proprio alcuni istanti prima della loro morte avvenuta esattamente come la ricordiamo nei film che li riguardavano e che rispedirli indietro significa condannarli a morte certa.

Zia May induce così Peter a riflettere sul fatto che aiutare il prossimo significa curarlo, a volte anche quando non lo merita, provocando così un conflitto aperto tra Peter e Strange: in un turbinio di splendidi effetti speciali Peter e i suoi amici riescono ad intrappolare il Dr. Strange nella Dimensione Specchio e Ned riesce anche a rubargli l’anello col quale si dimostrerà in grado di riuscire istintivamente ad aprire i portali interdimensionali.

I tre compagni di classe e i villain liberati giungono così a casa di Happy Hogan dove Peter riesce a curare Octavius istallando un chip delle Stark Industries che impedisce ai tentacoli di prendere il controllo del dottore ma Goblin prende il sopravvento su Osborn, il quale in preda alla follia libera gli altri e in un impeto di violenza ferisce a morte zia May, la quale, prima di morire dice un’ultima frase a Peter: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Peter e i suoi amici a questo punto cercano di liberare Strange dalla Dimensione Specchio ma quando aprono i portali vengono attratti sulla Terra anche le versioni parallele di Spider-Man/Peter Parker di Andrew Garfield e Tobey Maguire: dopo diverse gag su chi producesse ragnatele organiche e chi le fabbricasse in laboratorio e sulle loro vicessitudini i tre Spider-Man si alleano nel combattere i super-criminali fuggiti in uno scontro che culminerà sotto la Statua della Libertà.

Ned libera finalmente Strange, che tornato riprende nel proposito di restituire i criminali al loro destino nel loro rispettivo universo: durante l’ultimo combattimento tra i tre uomini-ragno e i cattivoni ogni personaggio trova la conclusione della propria scrittura e del proprio ruolo: il Peter/Garfield riesce a salvare M.J. che sarebbe morta precipitando, riuscendo così proprio dove nel suo universo aveva fallito con Gwen Stacy, il Peter/Maguire riesce a fermare il Peter/Holland che stava per uccidere Osborn spiegandogli che non sarebbe servito a nulla ma solo a stare peggio, facendo anche lui ciò che non era riuscito a realizzare, dimostrandosi un Parker molto più saggio e lontano dai tempi del discussissimo “Fashion Peter” (seppure lì sotto l’effetto del simbionte) che ballava sui marciapiedi…

Il bimbo-ragno, dopo aver curato Goblin, e acconsentito a rimandare tutti a casa, chiede allo Stregone Supremo di far dimenticare a tutti, ma proprio tutti, dell’esistenza di Peter Parker, non solo della sua identità segreta ma della stessa sua esistenza.

Nella scena finale Peter Parker si cuce un nuovo vestito da Uomo-Ragno, ispirato a quello degli altri due Spider-Man e va a vivere in un anonimo e minuscolo appartamento da solo, non riuscendo a rivelare nuovamente la propria identità nemmeno ai suoi più cari amici.

Il terzo film di Jon Watts conclude una trilogia iniziata nel 2017 con “Spider-Man: Homecoming” e proseguita nel 2019 con “Spider-Man: Far from Home” che assume le sembianze di una Origin Story dello Spider-Man che vediamo nell’ultima scena, non più un “bimbo-ragno” sempre sotto il controllo di qualche balia come Tony Stark nel primo film, Nick Fury nel secondo o Strange in questo ultimo capitolo. Ora Spider-Man è cresciuto, è maturato attraverso varie esperienze e segnato da varie perdite; prima Tony, a seguito degli eventi di “Avengers Endgame”, poi zia May a causa di Osborn e ora di tutti i suoi amici e conoscenti, ma stavolta non per una volontà esterna ma per spirito di protezione, con l’accettazione matura del sacrificio personale, con la nuova consapevolezza che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Spider-Man: No Way Home è il perfetto connubio di gag, effetti speciali (alcune scene come quelle nella Dimensione Specchio contengono effetti speciali che richiamano in maniera estremamente fedele la psichedelia dei disegni delle tavole di Dr. Strange, che come Spider-Man proviene direttamente dalla penna di Steve Ditko), ironia ma anche il punto di svolta di un supereroe finalmente maturo e indipendente che assume un ruolo sempre più importante nella nuova composizione del MCU, universo cinematografico che sembrava non avesse più nulla da dire dopo le recenti uscite di scena di personaggi iconici e amatissimi: allo stesso tempo infatti l’ultimo capitolo della trilogia dedicata all’arrampicamuri introduce il MULTIVERSO e le infinite possibilità che questo offre nella prosecuzione della storia in maniera molto simile a quel gioiello di animazione prodotto da SONY (Columbia) che è “Spider-Man: un nuovo universo” (“Spider-Man: Into the Spider-Verse”, Bob Persichetti, 2018).

La prima scena post credits vede Eddie Brock/ Tom Hardy parlare sulla nostra Terra in un bar, ma, prima di essere rispediti nel suo universo lasciare sul bancone una molecola del simbionte: questo sta a significare che anche casa Marvel avrà il suo Venom e che non dovrebbe essere quello di Tom Hardy.

La seconda scena post credits è invece il trailer del nuovo attesissimo film di Sam Raimi “Dr. Strange in the Multiverse of Madness”.

Ultima curiosità: nel film quando Peter diventa famoso, su consiglio di Hogan e della zia si rivolge ad un avvocato di New York, un “eccellente avvocato” come lui stesso ama definirsi, si chiama Matt Murdock, è interpretato da Charlie Cox, è cieco e fa l’avvocato solo di giorno…

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