La Storia Infinita (1984) di Wolfgang Petersen

di Fabrizio Spurio

“Non si è ancora reso conto di fare già parte della Storia Infinita”…

Nel 1984 arriva sugli schermi il mondo fantastico creato da Petersen. Questo film diventerà nel tempo uno dei capisaldi del genere fantasy, insieme ad altre due pellicole che lo seguiranno da li a pochi anni: “Legend” (1985) diretto da Ridley Scott, e “Labyrinth” (1986) diretto da Jim Henson. La vicenda ruota intorno a Bastian (Barret Oliver), un ragazzo che da poco ha perso la madre. I problemi scolastici e la sottile incomprensione che scivola tra lui e suo padre lo portano ad essere un ragazzo timido, solitario, vittima anche di bullismo da parte dei suoi compagni di classe. Per sfuggire all’ennesimo atto di violenza si rifugia in una libreria, dove viene accolto da uno scontroso libraio, il signor Coreander (Thomas Hill). Tra i due nasce una discussione sulla forza dei libri e sulla lettura. Bastian sa che la letturta è una sorta di àncora di salvezza per lui. E’ chiaro che da parte di Coreander questo dialogo è una sorta di esame per il ragazzo. Il libraio vuole spingere Bastian a leggere un libro “pericoloso”, così definisce quello che lui stesso sta leggendo in quel momento: “La Storia Infinita“. Proibisce a Bastian la lettura di quel testo, che non è come gli altri… In realtà Coreander sa come invogliare Bastian nella lettura del libro. Il proibire ad un bambino di fare qualche cosa significa, in realtà, spingerlo a fare proprio quella cosa. Infatti Bastian, in un momento in cui Coreander si allontana per rispondere al telefono, ruba il testo, ma lascia un biglietto con la promessa di restituirlo. Coreander sorride alla lettura del messaggio. E qui scatta il film.

La magia del libro è già in azione, perchè nel momento in cui Coreander sorride lo spettatore sa che il libraio, in qualche modo, voleva che Bastian prendesse il libro. Si insinua nella mente dello spettatore l’idea che Coreander sia un emissario dell’Imperatrice Bambina (Tami Stronach), un ulteriore tassello del disegno che porterà alla fine Bastian al cospetto dell’infanta sovrana. E’ indicativo come i personaggi principali della pellicola siano tutti bambini. Atreyu (Noah Hathaway), il bambino indiano cacciatore del Bufalo Purpureo, è il guerriero più giovane del suo popolo, convocato dall’Imperatrice stessa per la missione di trovare il giovane terrestre che può salvarli dal Nulla. L’incontro tra Atreyu e il mago Cairon (Moses Gunn) avviene davanti al popolo di Fantàsia, sulla cima della Torre d’Avorio, residenza dell’Imperatrice. Il popolo di Fantàsia è composto da esseri assurdi, scaturiti dal sogno o dall’incubo, ma nessuno sembra avere intenzioni negative. Tutti sono legati ad un unico destino che minaccia di farli scomparire per sempre. Il Nulla dilaga su questo regno fantastico, deciso a cancellarlo. Atreyu dovrà partire alla ricerca del giovane terrestre in grado di dare un nuovo nome all’Imperatrice, ormai malata, in fin di vita. Il suo viaggio ha inizio. Il Nulla è un vuoto senza forma, senza colore; se lo si guarda sembra che in quel punto si sia divenuti ciechi. Nel film viene rappresentato come un ammasso di nubi che risucchia in sé la terra dove arriva. L’effetto di queste nubi dai movimenti fluidi, quasi ipnoici, è stato realizzato riprendendo, in enormi vasche di cristallo perfettamente trasparenti, il movimento di fluidi colorati in acqua pura.

Il Nulla è quello che significa quella parola: nulla. Dove esso compare non c’è più esistenza o ricordo, si smette di esistere, anche nella memoria di chi viveva in quel luogo. Il potere che vive dietro il Nulla sa che questa è un’arma formidabile. Ma sa anche che Atreyu potrebbe vanificare questo piano di conquista. Il servo di questo potere è il feroce ed enorme lupo Gmork, determinato a trovare e uccidere Atreyu. Lo scontro finale, tra i due, è uno scontro verbale. Gmork rivela al ragazzo la verità: “Fantàsia è il regno della fantasia umana, ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità “. Il Nulla si rivela: la perdita della fantasia, della creatività. Ancora citando Gmork, il Nulla è il vuoto e la disperazione che circonda il mondo, dilaga perchè: “la gente ha smesso di sperare e rinuncia ai propri sogni; è più facile dominare chi non crede in nulla, e questo è il modo più sicuro per arrivare al potere“! Il rinunciare a quello che si desidera, a quello che si sogna, per fare i conti con una realtà che lentamente inaridisce l’animo della gente, la spinge a non sognare più, ad accontentarsi di quello che ha, facendo apparire la sicurezza quotidiana una giusta ricompensa per la vita di tutti i giorni, una vita piatta e omologata al pensiero comune, ed ecco che il potere ha il sopravvento, condizionando e controllando i pensieri, i gusti, indirizzando i desideri.

Una mente in grado di immaginare, di sognare e inventare, in grado di desiderare, può essere pericolosa per chi vuole controllare le masse. Se il Nulla riesce a far breccia nella mente degli uomini, se riesce a distruggere la loro creatività, allora Fantàsia, e l’Imperatrice Bambina saranno dissolti. Nel finale Atreyu, ormai stremato e solo, si ritrova nella Torre d’Avorio, unico baluardo rimasto contro il Nulla che ha spazzato via tutto. La torre vaga in uno spazio cosmico, unico frammento di Fantàsia. Il ragazzo, di fronte all’Imperatrice, è sconfortato dall’idea di aver fallito, di non aver trovato il giovane terrestre che può salvarli. Ma a quel punto la sovrana lo conforta, ed anzi, lo ringrazia. L’Imperatrice Bambina sapeva tutto, il viaggio di Atreyu era necessario, non per lei stessa, ma per Bastian. L’Imperatrice aveva già capito che per avvicinare il giovane terrestre, l’ultima speranza per Fantàsia, doveva incuriosire Bastian, irretirlo con una storia, un’avventura nella quale lui avrebbe potuto ritrovarsi, riscoprire il piacere del sogno, della magia. Il padre (Gerald McRaney) di Bastian vuole che lui rimanga con i piedi per terra, all’inizio del film lo dice chiaramente al figlio: “basta fantasticare, ed affronta la realtà“. Ma qual’è la realtà? Anche il mondo creato dai nostri sogni può essere reale, un mondo che ci aiuta a vivere la vita di tutti i giorni. La fuga dai problemi, come quando Bastian si rifugia in soffitta per non dover affrontare i suoi compagni, pronti a deriderlo e minacciarlo. Immergersi nella lettura del libro, lasciare che la mente crei le immagini dalle parole, anche quello può essere reale. Perchè è la sensazione, l’emozione che scuote il cuore a renderlo tale. Se una cosa ci fa sognare, e ci fa stare bene, allora può essere reale. Bastian segue la vicenda di Atyreyu, soffre con lui, piange con lui quando il cavallo Artax affoga nelle Paludi della Tristezza.

Gioisce e si diverte davanti ai simpatici battibecchi tra lo gnomo Engywook (Sidney Bromley) e sua moglie Urgl (Patricia Hayes), e soprattutto vola con lui, quando Atreyu è in groppa a Falkor, il Fortuna Drago. Riesce quasi a sentire il vento tra i capelli, ad ammirare gli spettacolari panorami che il regno di Fantàsia spalanca davanti a i suoi occhi di fanciullo. Questo collegamento mentale, che pian piano diventa quasi simbiotico, si materializza nel momento in cui Atreyu, di fronte alla porta dello Specchio Magico, ultimo varco da superare per raggiungere l’Oracolo del Sud, si ritrova davanti al suo riflesso. Lo Specchio mostra cosa si è veramente dentro, la verità che si vorrebbe nascondere nella propria anima: i valorosi scoprono di essere codardi nel cuore, i buoni scoprono di essere in realtà crudeli. Ma Atreyu scopre in sé, nel suo riflesso, Bastian! I due si osservano in quello che sembra essere uno squarcio spazio temporale, o meglio un varco tra la realtà di Bastian e la Fantàsia di Atreyu. Il libro diventa il varco per superare la barriera che ‘è tra i due mondi. L’uno si rispecchia nell’altro, perchè forse entrambi sono i due volti della stessa realtà. Il reale ed il fantastico che convivono in armonia l’uno con l’altro. Il finale del film diventa un formidabile frammento di mètacinema.

L’Imperatrice spiega ad Atreyu che lui ha avvicinato il giovane terrestre, che ora ascolta tutto quello che dicono. Bastian capisce che nel libro stanno parlando di lui. Ma poi l’Imperatrice aggiunge un altro particolare, dicendo che Bastian fa parte della Storia Infinita: “erano tutti con lui quando si è rifugiato nella libreria, ed erano con lui quando ha preso il libro nel quale sta leggendo la sua storia, anche adesso…”. In quel preciso momento l’Imperatrice si sta rivolgendo agli spettatori del film. La Storia Infinita, una storia che è seguita da infinite persone, in una catena che può portare alla salvezza di Fantàsia. In quel momento Bastian diviene un simbolo, l’incarnazione di tutto il pubblico che vuole salvare quel regno meraviglioso. La fantasia sembra risvegliarsi anche negli spettatori. Nel momento estremo, il più disperato, in cui l’Imperatrice si rivolge direttamente a Bastian, chiamandolo per nome, il ragazzo capisce la sua importanza. Capisce che anche un solo bambino ha in sé il potere salvifico della creatività, della fantasia. Ma in quel momento Bastian è anche il fulcro della potenza dell’immaginazione di tutto il pubblico che osserva il film. Ha in sé la forza di ogni spettatore, che identifica nel ragazzo la materializzazione del desiderio di fantastico e meraviglioso che è latente in tutti. Quella sensazione di meraviglioso che si prova di fronte ad un tramonto su un mare reso dorato dal sole all’infinito dell’orizzonte, su una montagna davanti al panorama che ci spalanca gli occhi su immense vallate. Bastian urla il nuovo nome nella tempesta, lo grida con tutto il cuore, perchè il nuovo nome dell’Imperatrice è quello di sua madre: Helen. Il nome in realtà si sente appena, giusto le lettere iniziali si riescono a distinguere nel fragore della bufera che nel frattempo si è scatenata sulla scuola. Così Bastian riesce in tempo a salvare il regno e l’Imperatrice. Un ultimo granello di sabbia resta di Fantàsia, ma è sufficiente a far rifiorire quella terra.

I desideri di Bastian saranno l’origine di questa miracolosa rinascita. E nel finale il desiderio si avvera: dopo averlo visto soltanto con gli occhi della sua immaginazione, ora Bastian può veramente cavalcare Falcor, volando sopra le splendide terre di Fantàsia, rinata, splendida e miracolosa come non mai.

Il film è stato un enorme sforzo produttivo per il cinema tedesco dell’epoca. E’ stata la pellicola più costosa mai prodotta, fino a quel momento, in Germania. La trama prende spunto dalla prima parte del libro omonimo di Michael Ende, che però rimase scontento delle enormi variazioni rispetto al teso letterario. Ma la realizzazione, per l’epoca, fu impressionante. I personaggi fantastici, le creature che popolano il regno, sono realizzate con impressionante verismo, per un’epoca che ancora non immagina i progressi della CGI. Il gigante di pietra Mordiroccia, la lumaca da corsa, Gmork e Falcor sono stati fatti recitare con un impressionante realismo. Spassoso il dialogo tra Morla, la gigantesca tartaruga e Atreyu. Morla starnutisce più volte per la sua allergia alla gioventù, scaraventando a terra il povero Atreyu. Le espressioni di questi “pupazzi” sono estremamente credibili e realistiche. Si riesce ad odiare Gmork e ad affezionarsi a Falcor, sorta di enorme cucciolo di cane, ma con le dimensioni di un drago. Gli effetti ottici sono spettacolari e la cura nella ricostruzione delle scenografie le eleva ad un livello di realismo estremo. Ma un realismo magico e sognante che regala agli occhi dello spettatore scene bellissime, come la splendida inquadratura, a volo di uccello, della Torre d’Avorio, un’altissima torre che termina con un palazzo in forma di bocciolo di magnolia. Ancora, non si possono dimenticare gli entusiasmanti voli di Atreyu in groppa a Falcor mentre sorvolano i territori di Fantàsia, passando su alte montagne innevate, valli di roccia cosparse di enormi cristalli di ametista, smeraldo o rubino, oceani che di allargano fino all’orizzonte. Veramente Fantàsia non può avere confini, come dice lo stesso Gmork ad Atreyu.

La musica del film è stata composta da Klaus Doldinger con la collaborazione di Giorgio Moroder. Famosissima la canzone che accompagna i titoli di testa del film, “The NeverEnding Story” interpretata da Limahl, a lungo nelle classifiche di tutto il mondo.

Un film visionario, sognante, che ci riporta alle atmosfere dei racconti delle fate e al piacere di leggere storie fantastiche, nelle quali perdersi e ritrovarsi allo stesso tempo. Un sogno in un mondo “altro” che fa sempre bene visitare e non dimenticare.

3 risposte a "La Storia Infinita (1984) di Wolfgang Petersen"

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  1. Un film meraviglioso tratto da un libro ancor più sorprendente e incantevole. Nonostante questa pellicola metta in scena solo la prima parte della storia l’ho sempre apprezzato per la sua sincerità e il modo con cui riusciva a esporsi al pubblico. Ottima recensione!

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  2. Meravigliosa recensione, bravissimo Fabrizio, come sempre! Mi hai riportato nella sala del cinema dove lo vidi e mi hai fatto recuperare il ricordo del quindicenne sognante che ero.

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