Le cose che so di lei, di Rodrigo Garcìa (2000)

di Nicole Cherubini

Cosa si può capire di una donna, solo guardandola?

Cosa so veramente di lei?

Queste sono le domande che la detective Kathy Faber (Amy Brenneman) sembra porsi guardando il cadavere di una donna ispanica con un vestito rosso. La detective aveva conosciuto quella donna, molti anni prima, ma cosa potesse aver indotto Carmen a togliersi la vita, in una delle villette della San Fernando Valley, L.A., restava un mistero.

Ma il “mistero” che avvolge quella donna non è forse lo stesso che aleggia intorno a qualsiasi donna che incontriamo? E quanto sanno le donne di se stesse? Forse stimolato da questi interrogativi nel 2000 Rodrigo Garcia ha scritto e diretto un film teso a sondare l’universo femminile; un film corale, nonostante la struttura ad episodi.

Se si trattasse di un dipinto, la pellicola sarebbe un “ritratto in interno.” Le protagoniste sono donne che potremmo incontrare ovunque: madri, sorelle, sposate o single, con o senza figli; il regista le filma spesso in casa, soppesando con cura dialoghi e silenzi. Le vediamo aspettare nervosamente telefonate che non arrivano, accudire una persona cara malata, sbirciare l’abitazione del nuovo vicino…Pur non essendo una pellicola ermetica Garcia da molto peso ai gesti e agli sguardi, regalando alle sue magnifiche interpreti degli intensi primi piani. Anche la colonna sonora, seppur presente, è piuttosto discreta e il direttore della fotografia, Lubezki, avvolge le inquadrature in una luce naturale, morbida, quasi pomeridiana.

I dialoghi, spesso delle vere e proprie confessioni, sono il mezzo tramite il quale le protagoniste comprendono meglio degli aspetti (anche dolorosi) di se stesse: la dottoressa Keener (Glenn Close) rivede le aspettative deluse degli amori non corrisposti in una lettura dei tarocchi; Rebecca (Holly Hunter), donna in carriera, viene come “smascherata” da una mendicante; Christine (Calista Flockart) cerca di accantonare la malattia della sua compagna rievocando il loro primo incontro…

Alla dimensione casalinga ed intimista della casa, dove il dialogo è svelamento, rivelazione, si contrappone il mondo esterno, dove le protagoniste “indossano” un ruolo (la ginecologa, la detective, l’insegnante, la manager, ecc.) e cercano di prendere le distanze dai tumulti interiori. Gli eventi che affrontano sono quasi banali nella loro quotidianità, ma non meno dolorosi: relazioni inconcludenti, aborti, solitudine, la malattia e l’invecchiamento dei propri cari…Queste donne si incrociano, si incontrano o parlano insieme, portatrici silenziose di gioie e tristezze tanto personali quanto universali. I personaggi dei vari episodi, infatti, sia maschili che femminili, sono sempre gli stessi e si incrociano in continuazione, intrecciando rapporti di varia natura. La struttura del film, nonché l’ambientazione losangelina, hanno portato al paragone con certe narrazioni tipiche del cinema americano, come quelle di Altman e P.T.Anderson, tuttavia Garcia sceglie una vena decisamente più intimista, volta più a cogliere l’universalità del sentire femminile.

In una scena Christine spiega che da piccola, allevando pappagallini, aveva imparato a distinguerli perché “solo il maschio canta.” In questo film, invece, i personaggi si esplicano attraverso il dialogo, attraverso la voce, e le donne si definiscono da sé. Ad unificare il racconto corale c’è lei, la donna dal vestito rosso, che come un personaggio hopperiano, attraversa la vita di tutte senza essere mai conosciuta.

L’episodio più intenso è forse quello di Rebecca, donna apparentemente realizzata: lavoro come manager in banca, una relazione appagante, nessuna preoccupazione evidente. L’incontro con una homeless stravagante e cenciosa, apparentemente “spostata,” la mette però di fronte alla pochezza dei suoi rapporti e della sua apparente libertà. Sarà proprio Nancy, in un momento di lucidità a definirla :”Una puttana triste, una puttana sola…E non è che non mi paci, è che mi fai pena.”

Pur non essendo una commedia, il regista cerca di trovare un equilibrio  tra il dramma ed il racconto “slice of life;”infatti lo script lascia spazio alla possibilità di un cambiamento, di una nuova consapevolezza. Per esempio, nell’episodio “Qualcuno per Rose,”troviamo una donna separata molto devota al figlio, ormai adolescente. La consapevolezza improvvisa che lui non è più un bambino arriva casualmente quando il suo cuore sembra aprirsi alla possibilità di un nuovo incontro; magari con il nuovo vicino…Alle stesso modo, la lettura delle carte preannuncia alla dottoressa Keener l’incontro con un nuovo amore.

In definitiva, è poi possibile sapere qualcosa di una donna, solo guardandola? Con la sua opera prima, Garcia fa un tentativo, dipingendo un affresco profondo e delicato, malinconico ma lieve, dell’universo femminile. Ma anche lui, alla fine si prende gioco del suo limite, facendo dire a Carol (Cameron Diaz) “Only a fool would speculate about the life of a woman.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: