“Fool, said I, you do not know silence like a cancer grows” (
The sound of Silence)
Ed è proprio il silenzio il grande protagonista di questo film asciutto e sconcertante di Gus Van Sant, vincitore della Palma d’Oro al 56esimo Festival di Cannes e ispirato ai fatti della Columbine High School. Lunghi piani sequenza mostrano la vita silenziosa e apparentemente normale di adolescenti comuni di una qualunque scuola della provincia americana. Facce senza voce o quasi; nomi propri che non identificano; lunghi corridoi solitari in cui gli studenti camminano sempre soli, accompagnati da null’altro che l’eco dei propri passi. Ed è proprio nel luogo che dovrebbe fornire gli strumenti per superare le ambasce della crescita che il ‘cancro’ del silenzio e della solitudine inizia a corrodere dall’interno fino a deflagrare in una strage assurda. A Van Sant non interessa investigare le ragioni degli autori della strage; egli filma una giornata ‘la più bella e al tempo stesso la più brutta’, e dimostra come i volti dei carnefici e delle vittime siano sovrapponibili, nomi propri sullo schermo cui il caso ha dato un ruolo piuttosto che un altro.