‘Fratelli nemici – Close Enemies’. Il nemico peggiore è quello che è più simile a te

In concorso al Festival di Venezia 2018, ‘Fratelli nemici – Close Enemies’ (Frères ennemis, 2018) di David Oelhoffen sarà in sala dal prossimo 26 marzo.

La parola fratello – dal latino frater, radice sanscrita ‘bhar’= sostenere, nutrire – indica un legame primordiale, di sangue o di clan, che la vita crea fin dalla nascita e che aiuta a vivere, talvolta a far fuori chi non è considerato fratello. I monaci abbandonano la propria famiglia per vivere con nuovi confratelli, e già lo sforzo di questo distacco li fa sentire più uniti fra loro e al loro nuovo ‘padre’ comune. Il senso di fratellanza è un principio fondamentale nei processi identitari dell’individuo. Il sentirsi parte di una famiglia, di una confraternita, di un branco ben saldato da esperienze condivise, è uno dei fattori decisivi nel comportamento individuale, nel bene e nel male. Quando per invidia Caino uccide Abele, viene punito con la massima severità perché carnefice di suo fratello, quindi allontanato dalla famiglia. La fraternité è un qualcosa di sacro che può assumere le forme più diverse, che sia assunta come uno dei tre punti cardinali della Rivoluzione francese, o che sia suggellata da patti massonici o mafiosi, gioca sempre un ruolo determinante nelle scelte morali di chi, col proprio sentirsi parte di una collettività, sia posto di fronte ad un bivio.

Così quando due coetanei nascono alla periferia di Parigi, in un formicaio di cemento verticale e orizzontale ad alto tasso criminogeno chiamato banlieu, non importa che il sangue dei genitori sia diverso, non conta se i due ragazzi siano di ceppo francese ‘doc’ o magrebino: sono fratelli per sempre. Perché quel che conta è essere cresciuti insieme tra le stesse mura e dentro gli stessi interminabili garage, essersi salvati nella stessa giungla urbana. Da bambini e da adulti, qualunque carriera intraprendano, spacciatori o sbirri. Nemici, ma incancellabilmente fratelli. Così si riconoscono loro malgrado, Manuel e Driss. Il fratello “francese” è il boss di una banda di spacciatori di cocaina, quello “magrebino” è il suo maggior nemico, diventato capo investigatore della Narcotici proprio per il suo vissuto nei quartieri dominati dalla malavita, ed entrambi purtroppo o per fortuna non possono dimenticare il comune passato, in questo tesissimo e ben curato polar franco-belga. Azione tesa dall’inizio alla fine, in crescendo fino al finale catartico, grazie ad una sapiente sceneggiatura che mantiene alto il thrilling senza mai rinunciare all’indagine psicologica dei caratteri, curando puntigliosamente i particolari ambientali, concedendo perfino alcune attenzioni delicate ai ruoli femminili, qui per niente bamboleggianti, a differenza di quanto ci si aspetta solitamente in un policier-noir.

Soprattutto, viene alimentato all’estremo il tarlo del dubbio mentre è in gioco la scelta urgente tra la vita e la morte, la tua o quella di tuo fratello. L’umida fotografia grigioblu e la colonna sonora ben dosata sono adeguate all’accuratezza dello script. Ottima prova per Matthias Schoenaerts (Manuel) e Reda Kateb (Driss). E tu che faresti, se il tuo fratello più fidato sta cercando di ucciderti, mentre l’altro fratello infame traditore blatera di volerti salvare? Hai due secondi e una pallottola per decidere.

Andrea Lilli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...