‘Vivere, che rischio’ (Italia, 2019)

di Michele Mellara e Alessandro Rossi

La coraggiosa storia del pioniere della ricerca scientifica: Cesare Maltoni


  • di Andrea Lilli

Nella prima scena, una canzone malinconica sul giradischi e una poltrona vuota. Era il 22 gennaio 2001: il professore lo immaginiamo seduto lì, nella sua villa di campagna a San Lazzaro, che ascolta il Sogno di libertà di Milva e Theodorakis. Chissà, forse pensa ancora una volta al CV, al Cloruro di Vinile, guardando il vinile del disco girare, girare… quando il suo curriculum vitae termina improvvisamente, a 70 anni e nel pieno delle attività.

Chi è stato Cesare Maltoni?

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Questo docufilm vuole raccontarlo, il professore, prima che se lo porti via definitivamente un oblio ingrato quanto rapido: diciott’anni dopo l’infarto che lo stroncò, il suo nome è oggi semisconosciuto. Eppure un tempo era nell’agenda di tante donne emiliane, benché non per appuntamenti galanti; se poi chiedevi agli operai statunitensi dell’industria petrolchimica quali nomi famosi di italiani conoscessero, molti rispondevano: Cristoforo Colombo il navigatore e Cesare Maltoni il comunista, il nemico dei padroni. Quello che nel 1972, per primo, dimostrò il rapporto fra i tumori al fegato e ai reni e l’esposizione al cloruro di vinile, molecola fondamentale nella fabbricazione dei materiali plastici.

Fu un terremoto per le imprese produttive, il primo di una lunga serie, ma anche la salvezza fisica per milioni di lavoratori nel mondo. In seguito, grazie al paziente e rigoroso metodo sperimentale imparato proprio negli USA durante il tirocinio di Chicago, Cesare Maltoni provò la tossicità cancerogena di altri composti importanti nell’industria petrolchimica, edilizia, manifatturiera, alimentare, agricola, dei trasporti: cloruro di vinilidene, acrilonitrile, tricloroetilene, cloro-fluoro-carburi, formaldeide, acetaldeide, benzene, composti aromatici delle benzine, MTBE (sostituto del piombo nella benzina “verde”), amianto, lana di vetro, fibre ceramiche, glifosato e altri pesticidi, acetato di vinile, cloro, etanolo, metanolo, arsenico, aspartame… Le sue ultime ricerche stavano estendendosi all’inquinamento elettromagnetico e ai rischi di alterazioni neoplastiche connessi alle radiazioni cosiddette deboli, nell’uso dei telefoni cellulari e delle reti wireless.

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Nato a Faenza, laureato a Bologna nella più antica Facoltà di Medicina e Chirurgia, creatore a Bentivoglio del Centro di ricerca sul cancro e dell’Istituto Ramazzini, Cesare Maltoni è stato un infaticabile e lungimirante ricercatore sugli agenti cancerogeni di origine industriale o ambientale.

La guerra al cancro, la sua prevenzione e cura sono stati al centro di tutta la sua vita, fin da quando, ‘dottorino’ rientrato dall’America, viene spedito all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove diventa primario nel 1964. Subito organizza un gruppo di ricerca oncologica e crea il consultorio con cui realizza un ambizioso progetto di prevenzione di massa del tumore al collo dell’utero, lanciando l’offerta gratuita del PAP Test e dell’eventuale intervento immediato.

Il successo dell’iniziativa lo spingono ad estendere i programmi di screening alla lotta contro il carcinoma mammario. I risultati di quelle campagne preventive, le prime in Italia, ne fanno un modello seguito in tutto il mondo ed incoraggiano i successivi ambiziosi progetti del ricercatore. Grazie ai buoni rapporti con la dirigenza amministrativa locale, in tempi in cui il Partito Comunista aveva la maggioranza politica assoluta, e sostenuto soprattutto dal presidente degli Ospedali di Bologna, l’ex partigiano Luigi Orlandi, Maltoni fa restaurare il rudere del Castello di Bentivoglio, dove negli anni Settanta trasferisce il Centro di ricerca oncologica e negli anni Ottanta insedia il Collegium Ramazzini, istituto internazionale tuttora attivo. Vengono così realizzati gli studi sperimentali che hanno rivelato la tossicità di una lunga serie di composti chimici impiegati industrialmente, ed ora – grazie a Maltoni e alla sua équipe – vietati o fortemente limitati nella produzione e nell’uso. Cesare Maltoni, infine, è stato il fautore del primo hospice italiano gratuito per le cure palliative, destinato ai malati oncologici terminali.

Tuttavia ai registi Michele Mellara e Alessandro Rossi non basta raccontare le battaglie di Maltoni il professore, nel film c’è anche l’uomo.

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Di amicizie e affetti personali, soddisfazioni e frustrazioni, con la cadenza dialettale della voce narrante di Luigi Dadina ci parla lo stesso Cesare, e scopriamo un carattere difficile, volitivo, riservato, talvolta imprevedibile. Attraverso le cartoline e lettere scambiate con i genitori e gli amici, le interviste radiotelevisive, le testimonianze dei colleghi, i ringraziamenti dei pazienti, emerge un uomo tanto intransigente e impermeabile al compromesso nel dedicarsi alla salute altrui, quanto vigile custode della dimensione privata. Non amava le telecamere e i palcoscenici, così come non volle mai accomodarsi tra i privilegi e i ricatti di ‘quelli che contano’.

MALTONI

Disfunzionale agli interessi delle multinazionali, diffidente del mondo accademico asservito alle lobbies industriali, estraneo alle baronie di ogni genere, col tempo sempre più emarginato e boicottato dai politicanti locali e nazionali. Uno di quei ricercatori coraggiosi che si realizzano nella sfida scientifica e, più che alle onorificenze, preferiscono ambire al premio intangibile del beneficio sociale conseguente alla propria coerenza e costanza. Uno di quelli che non si allineano, che sfuggono ai modelli imposti, agli standard preconfezionati di vita, anche privata. Uno di quei testardi che, con tanti nemici importanti e pochi veri amici, infine restano soli col loro sogno di libertà. Uno di quelli a cui il chimico Primo Levi probabilmente pensava, mentre nel 1986 scriveva queste parole, in “Delega”:

           Non spaventarti se il lavoro è molto: c’è bisogno di te che sei meno stanco. Poiché hai sensi fini, senti come sotto i tuoi piedi suona cavo. Rimedita i nostri errori: (…) Mai siamo stati così ricchi, eppure viviamo in mezzo a mostri imbalsamati, ad altri mostri oscenamente vivi. Non sgomentarti delle macerie né del lezzo delle discariche: noi ne abbiamo sgomberate a mani nude negli anni in cui avevamo i tuoi anni. Reggi la corsa, del tuo meglio. 

 

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