Arizona Junior (Raising Arizona, 1987) di Joel e Ethan Coen

di Laura Pozzi

Quando nel 1987 quei due monellacci di Joel e Ethan Coen presentano fuori concorso a Cannes Arizona Junior, nessuno dei presenti può lontanamente immaginare che solo quattro anni più tardi i geniali fratellini torneranno a calcare il tappeto rosso dell’ambita Croisette come vincitori della palma d’oro per Barton Fink (senza dimenticare il premio per la miglior regia e miglior attore a John Turturro). Un verdetto inaspettato, vivamente sostenuto e orgogliosamente pronunciato dall’allora presidente della giuria Roman Polanski, non propriamente un nome qualsiasi. Un riconoscimento ad un’ opera tanto innovativa quanto fondamentale nel rivoluzionare ed imporre il  loro cinema a livello mondiale. Un cinema straripante, dirompente a tratti incontenibile già ampiamente elargito in quello che di fatto viene inspiegabilmente considerato un titolo minore di una camaleontica e maestosa  filmografia. Eppure Arizona Junior, secondogenito nato dopo il cupissimo e spigoloso Blood Simple (1984), racchiude in sè quella babilonia di generi e sottogeneri sapientemente dosati e abilmente mescolati, capaci di dar vita ad una commedia folle, stralunata, sfrenata, una scheggia impazzita rivestita di colori sgargianti e mitigata da incursioni oniriche di rara intensità.

H.I Mc Dounnogh (uno stordito e mai così ispirato Nicholas Cage) è uno scavezzacollo rapinatore di supermarket. Nei suoi brevi, ma ricorrenti soggiorni in carcere, incontra e si innamora della ferrea (in apparenza) Edwina (una spassosa ed esilarante Holly Hunter), poliziotta addetta alle foto segnaletiche. I due si trovano irresistibilmente attraenti e coronano il loro eccentrico sogno d’amore nel bel mezzo dell’Arizona, tra verdi cactus e imponenti montagne rocciose. Ma l’improbabile idillio ha i giorni contati, causa l’impossibilità di avere figli e quando tutto sembra perduto ecco arrivare Nathan Arizona fresco papà di cinque biondissimi gemelli nonché uno dei più potenti magnati americani. La soluzione sembra a portata di mano e nella fantasiosa mente dei due svitati  rapire uno dei fortunati rampolli più che un crimine appare un segno divino per realizzare un legittimo desiderio volto a rendere il mondo un posto più equo. Solo che il sogno della famigliola felice non tarderà a scontrarsi con una realtà sordida, poco incline ai buoni sentimenti e fermamente orientata all’incasso di una lauta ricompensa. A farne le spese sarà il piccolo e ignaro Nathan Junior sballottato dalle amorevoli braccia di Edwina a quelle sudicie di Gale (John Goodman) ed Evelle Snoats (William Forsythe) due invasati ex compagni di cella di H.I. appena emersi dalle visceri della terra. Senza contare la fredda determinazione del brutto, sporco e cattivo guerriero dell’apocalisse un laido antagonista senza scrupoli materializzatosi da un sogno/incubo di H.I.

In questa commedia dal ritmo indiavolato, è lampante come la trama sia poco più che un pretesto finalizzato ad irrobustire e rendere saldo uno script fondato su continue deviazioni, depistaggi, improvvise sterzate e brusche frenate.  I Coen operano in regime di totale libertà, sovvertendo regole (che conoscono alla grande) logiche, associazioni e portando all’eccesso una visione di cinema intesa come luogo deputato alla contaminazione e sperimentazione di un linguaggio in continua evoluzione. I fratellini fanno sul serio creando con proverbiale leggerezza il loro mondo che non è (e non vuole essere) il migliore dei mondi possibili, ma quello in cui il possibile si concretizza sotto una veste di inverosimiglianza lasciata in eredità da una realtà grottesca, surreale dissacratoria.E’ naturale ravvisare in questa seconda regia un irresistibile voglia di stupire, disorientare e affascinare con un film  cartoon lanciato alla velocità della luce totalmente avulso dalla pellicola precedente. H.I. è un moderno Beep Beep non solo nel look, ma nel suo sentirsi costantemente inseguito e braccato da un gigantesco e nebuloso Will il coyote. Tuttavia trattandosi di un cartoon (anche se in carne e ossa) un lieto fine deve pur esserci e Arizona Junior malgrado le apparenze è pronto ad accoglierlo, ma sopratutto a sognarlo in un ritorno al futuro dal sapore disneyano.

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