‘Napoli Velata’ – Sole, Cuore e … morte nell’incanto di una città misteriosa

di Mauro Valentini

Chi conosce Ferzan Ozpetek sa bene che ogni suo film è un’esperienza intensa e profonda. Mai banale. E dopo aver raccontato le sue storie in giro per il mondo approda a Napoli per quella che è, scorrendo con la memoria la sua filmografia a ritroso, l’opera più controversa e misteriosa.

“Napoli Velata” è appunto un’opera nel senso più ampio e artistico del termine: si immerge nei vicoli della città, ne respira a pieni polmoni l’atmosfera, ci accompagna nella contemplazione dell’immenso patrimonio artistico che fanno da sfondo e da protagonista alla vicenda di Adriana, medico legale che durante una rappresentazione del parto dei femminielli si lascia trasportare in un groviglio di passione da Andrea, enigmatico amico di tutti e di nessuno.

I due passano una notte eroticamente ed emotivamente esplosiva ma poi Andrea scompare lasciando nelle mani di Adriana il suo mistero.

Un film indecifrabile e incastonabile in un genere, come quasi sempre accade quando si tratta del regista turco, in perenne equilibrio tra il thriller psicologico e la pièce teatrale in un intreccio che circonda e inebria lo spettatore in un’esplosione di sorprese e di magie. L’amore per Napoli accompagna ogni scena, scavando con occhio partecipe tra veggenti, musicanti ed esperti di smorfia e di cabala dei numeri per poi finire in un crescendo di sorprese dentro la cappella di Sansevero davanti al Cristo Velato, simbolo unico di questa città sempre sorprendente.

E sarà appunto un occhio portafortuna tutto d’oro la chiave di questo misterioso percorso che Ozpetek comanda con mano ferma e sicura, aiutato come sempre da uno stuolo di attori non protagonisti che vestono di luce la scena e che sono da sempre la sua forza creativa maggiore (chi non ricorda per esempio la sua compatriota Serra Yilmaz ne Le fate ignoranti?) e anche stavolta per raccontare Napoli sceglie il meglio, tra cui spiccano per arte e coinvolgimento il grande Beppe Barra, Lina Sastri, Isabella Ferrari e Anna Bonaiuto. Ma è Giovanna Mezzogiorno, nel suo doppio ruolo, che si prende tutto il dolore e la passione di questa storia annientando con la sua prova i due co-protagonisti che l’accompagnano; con Biagio Forestieri, attore teatrale della scuola di Gabriele Lavia, che nella parte del poliziotto innamorato batte senza appello l’eccessivo e forse sopravvalutato Alessandro Borghi, che non regge assolutamente il confronto erotico e passionale con la figlia del compianto Vittorio, uno che di passioni se ne intendeva per davvero.

 

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