‘Documenti su Giuseppe Pinelli’ (1970), di E. Petri e N. Risi

di Roberta Lamonica

Il 12 dicembre 1969, alle 16.37, un ordigno con 7 chili di tritolo esplodeva nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, sita in Piazza Fontana a Milano.

Diciassette morti il bilancio della strage.

Questo terribile evento segna di fatto l’inizio degli Anni di Piombo in Italia.

17 vittime innocenti, più 1: il ferroviere Giuseppe ‘Pino’ Pinelli.

“Fine della Farsa”. Così finisce ‘Morte accidentale di un anarchico’ di Dario Fo, messo in scena per la prima volta il 5 dicembre del 1970. Poco meno di un anno prima, il 15 dicembre del 1969 era morto, cadendo da una finestra della questura di Milano, Giuseppe ‘Pino’ Pinelli, anarchico milanese, sotto interrogatorio da tre giorni per la strage di Piazza Fontana avvenuta, appunto, il 12 dicembre.

La morte del ferroviere Pinelli fece molto clamore e divise nettamente l’opinione pubblica, anche per la poca chiarezza delle circostanze in cui era avvenuta.

Nelo Risi ed Elio Petri nello stesso anno girarono un lungometraggio, ‘Documenti su Giuseppe Pinelli’, diviso in due parti: ‘Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli’, a firma di Elio Petri e ‘Giuseppe Pinelli’, di Nelo Risi.

‘Documenti su Giuseppe Pinelli’ doveva essere composto da 5 episodi ma alla fine vennero portati a termine solo i due succitati. Ciononostante il film venne firmato da tutti i registi e gli autori appartenenti all’AACI e all’ANAC,

tra cui spiccano i più grandi nomi del cinema italiano da Age & Scarpelli ai Fratelli Taviani; da Bernardo Bertolucci a Liliana Cavani; da PPP a Luigi Magni; da Nanni Loy a Mauro Bolognini; da Ettore Scola a Florestano Vancini; da Luchino Visconti a Cesare Zavattini e molti altri.

La parte diretta da Petri vede Gian Maria Volonté, Luigi Diberti e Renzo Montagnani ironizzare sulle tre versioni date dalla questura di Milano sulla morte di Pinelli. Lo schema, di forte stampo teatrale, vede la riproposizione della stessa scena, quella relativa alle fasi immediatamente precedenti la caduta di Pinelli, secondo le tre diverse versioni.

“Dicono che io, l’anarchico Pinelli, mi sia alzato per stirarmi. Dicono che io, l’anarchico Pinelli con un balzo felino mi sia gettato fuori dalla finestra”. È un Pinelli senza vita, un fantasma accasciato su una sedia, un folle gogoliano che ripete svuotato la verità dello Stato, la verità giudiziaria.

Petri e Volontè seguono, come Dario Fo, il modello del ‘canovaccio aperto’ per cui la trama rimane la stessa, mentre i dettagli del testo variano, tradizione iniziata da Aristofane con il suo teatro civile e politico (pensiamo al finale de ‘La Pace’ cambiato a causa della improvvisa morte di Cleonte).

Leggono a più voci che si rincorrono, si sovrappongono e si annullano a vicenda, le diverse testimonianze sulla morte di Pinelli“In Italia gli anarchici sì suicidano”: Volonté legge di Romeo Frezzi, anarchico ritenuto complice dell’attentatore di Umberto I e vittima sacrificale. Come Pinelli, si inferisce.

Il taglio teatrale dell’episodio di Petri lascia il posto al tono elegiaco e commemorativo della seconda parte, a firma di Nelo Risi. Documentario con interviste a chi ha conosciuto l’uomo Pinelli, il collega, il compagno, il marito.

Accompagnato da ‘Il lamento per la morte di G. Pinelli’ di Franco Trincale, cantastorie della tradizione siciliana ma esponente di quello che egli stesso definisce ‘giornalismo cantato’, Risi ricostruisce anch’egli quell’ultimo giorno della vita di un ‘brav’uomo’, come lo definiscono amici e colleghi. Sullo sfondo una Milano operosa, un’Italia ancora in bilico tra passato e presente, tra nuovi grattacieli e vicoli neorealistici, tra manifesti rivoluzionari e tradizioni da osteria.

“Essendo bombe di violenza indiscriminata contro il popolo sono bombe anti anarchiche”, i compagni di Pinelli prendono le distanze da una strage che ha colpito il popolo e ha ucciso il loro uomo del popolo. Impegno politico e ideologico, la cifra di una gioventù in cerca di risposte e giustizia.

Gli stacchi sui tralicci, su una scala, su una macchina per scrivere… sulle mani a lutto della vedova di Pinelli.

Dignità e dolore composto per una donna che rifiuta ogni inquadramento politico – “Sono compagni?” Beh, sono dei giovani“ ma che finisce con: “sono orgogliosa di essere stata la moglie di un anarchico per il semplice fatto che Pino, sia in piena coscienza che inavvertitamente, non ha mai fatto del male a nessuno”.

Un documento imperdibile, visionabile su YouTube.

2 risposte a "‘Documenti su Giuseppe Pinelli’ (1970), di E. Petri e N. Risi"

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