Taron e la pentola magica (1985) di Ted Bermane e Richard Rich

di Fabrizio Spurio

Il volto dark Disney in un film difficile da gestire.

“Taron e la pentola magica” è un lungometraggio che si rifà alle tematiche di Tolkien. Più di una volta Walt Disney aveva tentato di adattare i libri di Tolkien per il cinema, ma non è mai riuscito ad acquistare i diritti per poter produrre le pellicole da lui desiderate. Tolkien stesso non voleva che le sue opere venissero toccate e trasformate da Disney: non voleva vedere i suoi eroi addolciti e le sue trame edulcorate da quel realismo, a volte anche violento, che lui aveva profuso nelle sue storie. Già nel 1963 Disney aveva prodotto la sua escursione nel fantasy medievale con “La Spada nella Roccia”, film nato proprio dal primo rifiuto di Tolkien. In quel caso Disney volse il suo interesse verso il ciclo di libri scritti da T. H. White. Dopo la morte di Walt Disney nel 1966, lo studio coltivò l’idea di trarre pellicole da storie fantasy, finchè nel 1973 acquistò i diritti del ciclo di libri “Le Cronache di Prydain” di Lloyd Alexander.

La pellicola fu distribuita nel 1985, ma non ebbe il successo sperato. Fu un enorme fallimento economico per lo Studio.

I motivi per questo fallimento sono da ricercarsi proprio nell’atmosfera generale della pellicola. Il film è molto cupo, dark, in alcuni punti sfiora anche atmosfere horror. Il pubblico si sentì a disagio davanti alcune scelte registiche.

Il protagonista della pellicola, il giovane Taron, riporta alla mente il personaggio di Semola/Artù, del citato “La Spada nella Roccia”. Ma già da Taron iniziano i lati negativi del film. Il pubblico non riesce ad immedesimarsi in Taron in quanto si tratta di un ragazzo che non attira simpatie. Ha un carattere superficiale, a tratti anche sciocco. A causa delle sue fantasie di gloria perde di vista la sua maialina Ewy, dai poteri profetici, bramata dal nemico in quanto capace di rivelare dove si trova la Pentola Magica. Taron è un personaggio fallimentare, ogni sua azione porta a qualche disastro, non riesce a badare ne a se stesso, tantomeno agli altri. Anzi, la sua sorte dipende da altri personaggi che compariranno nella pellicola: la principessa Ailin e il menestrello Sospirello. Ma anche su questi due pendono molti dubbi.

Ailin è una principessa aparole, ma si dubita fortemente che lo sia, sembra invece avere lo stesso vizio di Taron, immaginando di essere ciò che realmente non è. Non ci è dato di sapere nulla di lei. In una scena, a seguito di una fuga, la vediamo rammendare i vestiti strappati di Taron. Sorge naturale il dubbio: una principessa tanto abile a rammendare i vestiti?

Sospirello è invece un personaggio che realmente non serve a nulla nello svolgimento della trama, è solamente uno spunto per alcuni momenti di umorismo, ma nulla di più.

L’unico personaggio di un qualche valore nell’economia della storia è Gurgy, una sorta di folletto peloso, che all’inizio del film sembra anche essere un tipo impertinente e odioso. Ma con lo svolgersi del film si rivelerà essere un elemento chiave.

Ed in questo film fa la sua comparsa il diabolico re Cornelius supervisionato da Phil Nibbelink.

Cornelius è un cattivo particolare, forse il più vuoto di tutti. Siamo veramente di fronte ad un essere che non ha alcun tipo di sentimento, neanche quella vanità che poteva essere l’origine delle azioni di Grimilde, o l’invidia di Malefica. Quelli almeno erano sentimenti con radici umane… Con Cornelius troviamo un personaggio che vuole solo sottomettere e governare. In una frase dice chiaramente “da quanto bramo di essere un dio, tra gli uomini mortali!”

Ecco dunque che Cornelius è una personificazione del male, si potrebbe dire puro, e solo quando cede all’unico sentimento umano che può concepire, l’ira, ecco che perde la sua potenza e diventa un mostro da eliminare. Perché Cornelius è un mostro. Il suo volto è quello di un teschio, oggetto che impedisce l’espressività. Ma è anche un mostro che durante il film non fa assolutamente nulla, non agisce, non mette in moto azioni che possono deviare il corso degli eventi. Anzi, si può dire che addirittura li subisca e decida di conseguenza cosa fare. Cornelius vive del riflesso della sua fama: il suo nome genera paura e turbamento.

Lui fa in modo di fomentare questa fama terribile; il semplice atto di arrivare nella sala del trono, mentre le sue guarnigioni banchettano spensierate, può diventare occasione per ostentare il suo grande potere. In realtà l’espediente di far apparire il cattivo in maniera spettacolare era stato utilizzato anche per Grimilde e per Malefica. Grimilde ci viene presentata all’inizio del film di spalle, mentre si reca davanti allo specchio magico per pronunciare il suo classico quesito. Ma noi la vediamo veramente bene solo attraverso il suo riflesso nello specchio, circondata dai fulmini e dal fumo che in realtà preannunciano l’arrivo del mago dello specchio.

Malefica invece piomba nel mezzo della sala del trono di re Stefano, mentre è in corso il ricevimento reale per il battesimo della piccola Aurora. Preceduta da un arcano soffio di vento, le porte del palazzo si spalancano improvvise, e tra lo schianto di fulmine e le fiamme ecco apparire la nera strega.

Così Cornelius, seguendo l’esempio delle sue precedenti colleghe, apparirà nella sala del trono tra turbini di fulmini blu, fiammate e spire di fumo. Naturalmente nessuno nella sala, da quel momento, aprirà più la bocca… A parte Rospus, il servile scagnozzo del re, un incrocio tra un rospo ed un goblin, diretto discendente dei folletti di Malefica.

Rospus è un essere codardo, infido, sempre pronto ad obbedire agli ordini del suo re. E’ disprezzato dai membri della guarnigione reale, ma comunque si sente sicuro e forte del fatto di essere accanto a Cornelius. Non che il re lo tratti bene, anzi, in alcune scene lo punisce anche violentemente per i suoi fallimenti. Ma del resto dove altro potrebbe andare? Chi potrebbe mai accettare la compagnia di un essere deforme e meschino? Quando nel finale Cornelius troverà la morte, c’è una scena in cui Rospus fugge dal castello in fiamme, ed intanto sorride isterico, come se con la morte di Cornelius si fosse tolto un peso insopportabile, e forse è proprio così.

Comunque Rospus fa la sua parte nel film, dando ordini alle guardie di fermare la fuga di Taron e dei suoi compagni di sventura, organizzando le truppe per la loro ricattura, che avviene grazie all’intervento dei due draghi alati, sempre liberati da Rospus, anche se dietro ordine del re. Tutto ciò conferma la teoria, già esposta, che Cornelius non agisce, ma si comporta di conseguenza. In realtà la sua unica azione, degna di significato, la compirà verso il finale, quando finalmente in possesso della pentola, scatenerà tutto il suo potere malefico: darà vita al suo esercito di morti viventi, scena questa che porterà il film ad essere il cartone animato per eccellenza della Disney ad essere “adatto a bambini accompagnati”!

In effetti questo è il lungometraggio animato più cupo e sinistro della casa del topo, e da questa verrà ostracizzato per lungo tempo, relegandolo in un limbo che ne ha impedito anche eventuali riedizioni cinematografiche. Solo dopo gli anni novanta sarà editato in vhs e in dvd a seguito un lungo periodo di oblio…

Comunque la scena del risveglio degli scheletri è particolarmente spettacolare, con la colonna di fiamme che si riversa fuori dalla pentola, mentre Cornelius si glorifica del suo potere, le braccia levate al cielo, in un chiaro segno di vittoria su tutti. Intorno a lui, tra la nebbia verde che scivola dalla pentola, si ergono gli scheletri armati pronti a distruggere tutto ciò che trovano sul loro cammino.

E’ questa una scena inquietante, costruita rispettando i tempi dello spavento, facendo sbucare gli scheletri in modo improvviso con l’intento di far saltare dalla sedia il piccolo spettatore…

Per il resto, a parte un paio di sequenze dove Cornelius è costretto a camminare (e potremmo dire anche a recitare, in quanto parla veramente poco durante il film), vedremmo l’oscuro monarca sempre seduto sul suo trono.

Spesso nei film Disney l’ambiente rispecchia l’animo o le caratteristiche del personaggio, ed i troni non esulano da questa regola.

Il trono di Cornelius è molto semplice, in pietra, con lo schienale spezzato dal tempo e dall’incuria (del suo sovrano…) e quindi anche nel trono troviamo quell’aspetto desolante, minimo, che non lascia traccia nella memoria, come non ne lascia il suo padrone. Gli unici simboli che ci troviamo incisi sono due teschi scolpiti sul davanti dei braccioli di pietra, quasi a volere sottolineare a chi appartiene il posto di comando. Per il resto null’altro caratterizza il trono; dietro di lui vediamo solamente un muro di mattoni, senza neanche una insegna, un vessillo o qualche cosa che possa riportare al potere del re. Addirittura accanto al trono sono poggiati degli arnesi da duello, lance e scudi polverosi, coperti da ragnatele, dimenticati e lasciati all’incuria; non c’è alcun interesse a dedicare un certo rispetto per il luogo, per quello che rappresenta. Ma anche Cornelius, vedrà la sua fine, e proprio a causa dell’oggetto tanto bramato: sarà la pentola magica a distruggerlo, incenerendolo in pochi istanti. Il re infatti non aveva calcolato che il cuore degli esseri umani (e non…) può provare compassione, perché è un sentimento per lui del tutto estraneo e quindi inconcepibile; sarà il coraggio e lo spirito di sacrificio del folletto Gurghi, a sconfiggerlo. Il piccolo animale peloso si immolerà gettandosi spontaneamente all’interno della pentola ribollente, invertendone la magia, facendo si che l’esercito di scheletri si dissolva e salvando così i suoi amici da morte certa. E qui c’è una sorta di parallelo: come Cornelius non agisce durante il film, così non sarà Taron a dare il colpo di grazia al malvagio monarca, come invece vorrebbero i canoni della fiaba. La vittoria di Taron è assicurata dal sacrificio di Gurghi. E così la pentola ritorce il proprio potere su Cornelius, attirandolo a sé e costringendolo a toccarla, quindi a perdersi, a disintegrarsi e fondersi in essa; in pratica la pentola assorbirà al suo interno il potere di Cornelius, ed il suo corpo, ridotto ormai in polvere.

E dopo Cornelius sarà la volta del suo castello ad essere distrutto, divorato dalle fiamme e dal potere del calderone nero (titolo originale del film: “The Black Cauldron”).

Qui, alla fine della pellicola, quando ormai è tutto risolto, ecco che finalmente Taron compie un’azione, l’unica veramente valida, chiedendo la restituzione di Gurgy alle tre streghe che in origine erano le proprietarie della Pentola, tre donne con un particolare fiuto nell’arte del baratto. Taron decide, saggiamente, di rinunciare ai suoi sogni di gloria e chiede in cambio il riscatto della vita del piccolo folletto. Gurgy quindi torna sano e salvo dai suoi amici e la vicenda si conclude.

Purtroppo molti spunti della trama sembrano abbozzati, ci sono problemi di sceneggiatura e molte cose durante il film non vengono chiarite e lasciate a metà. Ad esempio in una scena Taron è richiuso nelle segrete del castello, ma da una botola nel pavimento ecco spuntare Ailin che lo aiuta a scappare. Perchè la principessa vaga per il castello? Perchè le guardie non si sono accorte della sua fuga? Perchè in una segreta Taron e la ragazza trovano una spada magica, con la quale riescono a fuggire facilmente dal castello? Cornelius era sicuramente a conoscenza di quella spada in quanto si trovava sul sarcofago del re che governava quel castello prima di lui. Non avrebbe dovuto lasciare un oggetto magico di tale potenza alla portata di tutti. Sono solo alcuni dei buchi di sceneggiatura che minano la pellicola, frutto di numerosi rimaneggiamenti e cambi di sceneggiatori.

Però, all’opposto, il film ha un suo fascino. Le atmosfere cupe sono le stesse che nel tempo lo hanno elevato ad una sorta di status da cult. Se negli anni ’80 il lato dark era quello che aveva maggiormente allontanato le famiglie dai cinema, nel nuovo secolo è proprio quell’aspetto che ha fatto avvicinare molti fan alla pellicola. Oltretutto in questo film mosse i primi passi nel cinema d’animazione quel Tim Burton che regalerà al pubblico di tutto il mondo altre oscure gemme gotiche.

Il formato della pellicola utilizzato è il 70 mm, che non si era più utilizzato dai tempi della “Bella Addormentata nel Bosco”, così da dare al film una spettacolarità maggiore. Alla realizzazione di questa pellicola parteciparono molti dei nuovi talenti dell’animazione che diventeranno in seguito delle colonne portanti dello studio, tra gli altri Andreas Deja.

Notevole anche la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, ed è il primo film privo di canzoni, un elemento classico delle produzioni Disney fino a quel momento. Altra cosa importante è che in questo film, per gli effetti, si comincia ad usare il computer. Qui, nelle scene più spettacolari, la fusione di animazione classica e computer grafica è perfetta, ed i risultati sono una gioia per gli occhi.

In definitiva un film incompreso all’epoca, ma che merita di essere riscoperto e valorizzato proprio per quei difetti che ne decretarono l’insuccesso e l’ostracismo della Disney stessa.

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