Skyfall (Sam Mendes, 2012)

Di A.C.


L’agente 007 rimane apparentemente ucciso per errore durante un’operazione di recupero di un importantissimo hard disk finito nelle mani di un mercenario. La colpa del fallimento dell’operazione ricade sui vertici del MI6 – nello specifico M – e le minacce pericolose di un nemico invisibile, tornato dall’ombra, sembrano mettere l’intelligence britannica sotto scacco.

Penultimo capitolo della celebre saga di 007, il terzo con Craig nei panni James Bond.
Il riavvio della saga con “Casinò Royale” ha segnato la vigorosa ripartenza di un franchise all’epoca stremato e che con gli ultimi capitoli del precedessore Brosnan avevano palesato un sempre minore interesse nel rinnovamento della formula, a discapito dello stesso filone che mano a mano è scivolato nella sua ripetitività fino a degenerare nell’autoparodia.
Ma, dopo il passo falso di “Quantum of Solace”, è con Skyfall che il franchise ha finalmente acquisito la sua maturità, grazie ad un gratificante mix di intrattenimento e finezza estetica.
Alla regia Sam Mendes (più noto nel panorama per i suoi American Beauty e Revolutionary Road) e al suo fianco il sodale maestro della fotografia Roger Deakins, il cui apporto estetico è di indubbia gratificazione per gli occhi (le sequenze di Macau).

Ma l’aspetto vincente del prodotto è la sua solidità di insieme tra la componente tecnica e di scrittura, capaci di elevare in tutti i suoi aspetti una saga che ha mostrato non poche difficoltà nell’entrare nel nuovo millennio e nel lasciarsi alle spalle certi cliché dei Bond-movie passati.
Malgrado l’incipit possa suggerirlo, l’operazione di Mendes non cerca di “uccidere” 007 e i tratti che ne hanno permesso l’ingresso nel mito, bensì di ripristinarli sotto una luce più vera, più realistica e anche più tormentata, lontana dalla patina di invincibilità che aveva spesso caratterizzato i precedenti capitoli. Una rinascita del personaggio e di tutti quegli elementi distintivi entrati nell’immaginario collettivo.

Un James Bond mai così fragile e alla deriva, una M mai così approfondita nel suo ruolo, e un villain (un carismatico Javier Bardem) mai così stratificato e inquietante.
Un prodotto di intrattenimento, indubbiamente, ma senz’altro nobile nella sua struttura e nel coraggio di certe soluzioni e rielaborazioni, pur non tutte gradite ai fan della saga.

Uno spy-action avvincente, godibile e di apprezzabile maturità e con buona probabilità uno dei migliori risultati del franchise

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: