Quaderni di Serafino Gubbio operatore, romanzo di Luigi Pirandello (1925)

di Roberta Lamonica

Nel finale del romanzo Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1925) di Luigi Pirandello, l’attore protagonista del film che Serafino Gubbio sta girando, La donna e la tigre (“la solita storia della donna più tigre delle tigre”), spara alla donna di cui è innamorato, Varia Nestoroff, attrice protagonista, invece che alla tigre, finendo poi sbranato da essa.

L’uomo e il voyeurismo

Nel 1913, durante le riprese del film Il mistero di Jack Hilton, la bellissima attrice Adriana Costamagna, durante una scena del film, era stata aggredita da un leopardo che le aveva sfigurato il viso, avendo rifiutato la controfigura per girare la scena con l’animale.
La casa cinematografica aveva sfruttato l’incidente nel lancio pubblicitario, creando un vero e proprio hype ante litteram intorno al film, che ne determinò un grande successo commerciale. Pirandello doveva aver avuto a mente quell’episodio per il suo romanzo.

Il cinema era stato promosso e sostenuto dagli intellettuali futuristi con grande energia, ma l’ideologia della macchina futurista si era arrestata di fronte alla pretesa di produttività linguistica della macchina cinematografica e alla conseguente trasformazione del rapporto tra arte e pubblico. Luigi Pirandello lo considerava come macchina che favoriva il divertimento, ma che non poteva di certo ambire ad essere arte: “Il solo torto che si può dare e che va fatto al cinematografo è quel suo pretendere ad arte. Ciò lo danneggia e danneggia realmente l’arte… Che la macchina comandi sia, ma che uccida l’arte no, né può essere”.

l’Operatore

In Quaderni di Serafino Gubbio operatore Pirandello indaga la rappresentazione del mondo del cinema dall’interno (l’io narrante è un operatore cinematografico): il grande scrittore siciliano analizza il comportamento del suo protagonista con un’obiettività omologa a quella della macchina da presa. L’occhio impassibile della macchina da presa scompone e ricompone il reale secondo procedimenti che ne rispettano le leggi. La trama del romanzo che trasuda linguaggio filmico di flash back, dissolvenze, stacchi, frammenti da ricostruire e rimontare, è centrata sui conflitti e le passioni individuali: tristezze, miserie, disillusioni, disincanti, nostalgie di un Novecento tremolante, ‘flickering’, come veniva definito oltremanica.

Quest’analisi aveva avuto inizio già dal 1915 con la prima versione del romanzo, apparso a puntate su “Nuova Antologia” col titolo Si gira (il cambio di titolo condiziona l’analisi spostandola dallo spazio della macchina da presa e dell’immagine a quello dei quaderni e della scrittura). Pirandello usa per la prima volta la terminologia specifica del cinema in un’opera letteraria, contribuendo, fra l’altro, all’ampliamento e all’alfabetizzazione relativa al nuovo medium comunicativo. Nel romanzo di Pirandello, il set della casa cinematografica Kosmograph diventa un ‘non-luogo’ in cui s’intrecciano i temi dell’uomo legato alla macchina e alienato rispetto alla percezione di sé, il narcisismo, la ricerca dell’apparire, la spettacolarizzazione della vita e soprattutto della morte: campo di esistenza del personaggio dietro la persona, non indagabile e non più riconoscibile.

Luigi Pirandello

Quaderni di Serafino Gubbio operatore è un romanzo da riscoprire in una società come la nostra, che si struttura sull’immagine che ne definisce il valore sulla base della sua effettiva rappresentabilità; nulla è più osceno o irrappresentabile, e Pirandello ci offre una base per una riflessione critica sui pericoli nascosti dietro l’esaltazione dell’immagine. Il merito di Quaderni di Serafino Gubbio Operatore sta – per quanto concerne il dibattito sulla natura del Cinema – nel fatto di aver promosso un’opera di fiction alla dignità di opera di critica e teoria del cinema.


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