Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear (2017)

Perso dentro un mondo senza più una verità
Vivo mi accorgo che non è la mia realtà
Quattro lame che mi distruggono
E mi fan girare senza direzione
Dymama, L’ingranaggio di cristallo

La locandina originale di Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear è un’opera di Boban Pesov

“Ma è morto davvero?”1
Non si può raccontare Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear senza tener conto di questa domanda.
Ma facciamo un passo indietro.
Cotto & Frullato è una bizzarra serie pubblicata su Youtube a partire dal 2013: Maurizio Merluzzo, attore e affermato doppiatore, interpreta se stesso nei panni di un cuoco palestrato, sempre a torso nudo sotto al camice di rito. Siamo nel pieno boom dei programmi culinari e da lì parte l’idea folle di Paolo Cellammare e dei suoi compagni di ventura: un format in cui, al termine della preparazione di piatti prelibati, il cibo è frullato con una bevanda abbinata ad hoc. Perché? “Perché frullato è meglio” è il claim a effetto. E l’effetto c’è, ed è dirompente: a oggi i video del canale di Cotto & Frullato hanno raccolto quasi venti milioni di visualizzazioni.
Gli ingredienti fondamentali di questa strana storia vanno oltre il gusto di stravolgere gli schemi o una furba intuizione sulla direzione che stava prendendo la comunicazione online. E, sia chiaro, sono indubbiamente anche questi dei valori in gioco. Non esauriscono, però, la questione.
Youtube non è un Luna Park, il social dei video è soprattutto un “luogo” di lavoro. Un luogo dove lavorare significa mettere in tavola competenze tecniche e inventiva, affrontare una concorrenza spietata, farsi assorbire, con potenza forse mai sperimentata prima, dalla produzione. Diversi Youtuber, ultratrentenni con una fandom cospicua, hanno già manifestato il bisogno di cambiare direzione: il meccanismo è logorante, per l’esigenza di non ripetersi, di essere sempre presenti, di accettare una prossimità esasperante con un pubblico polarizzato ed esigente, talvolta fanatico, affamato. Lo spettatore di Youtube, incapace spesso di distinguere il prodotto e il produttore, gozzoviglia dell’uno e dell’altro.

Ma torniamo a Cotto & Frullato.
Cotto & Frullato fa parte del novero di opere creative che azzardano la costruzione di un immaginario. Questa costruzione ha impegnato colleghi illustri: potrei citare Pasolini, Ciprì e Maresco, Wes Anderson per intenderci. Eh, già lo sento il “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. No, attenzione: immaginari sono anche quelli di Mel Brooks, dei Monty Phyton, di Kevin Smith; tentativi analoghi sono stati quello di Maurizio Nichetti o, nell’animazione, quello di Bruno Bozzetto, prima ancora dei Simpsons.
La serie decolla “sul serio” quando scatta un corto circuito tra la parodia del format culinario e l’action movie: niente è come sembra, si potrebbe dire in sintesi, a partire dal genere di riferimento, una lezione classica del cinema. E infatti, l’inquadratura si allarga, si sposta dal piano cottura, rivela un mondo in espansione dinanzi allo spettatore. Compaiono personaggi iconici, si moltiplicano i piani narrativi  – Rick & Morty, dice niente? – e il protagonista muore. Ma muore davvero? E chi muore? Il personaggio, lo youtuber o…?
Ed ecco, sembrerà assurdo (a tratti lo è), ma si spiega così il perché del film. Che non è la trovata di un produttore giovane vecchio che pensa di sfruttare il fenomeno del momento inserendo bravi figlioli e brave figliole sul set cinematografico, pietanza questa dagli esiti piuttosto fallimentari (almeno fino a Me contro Te  – Il film: La vendetta del signor S (Leuzzi, 2020), che però ha sostanzialmente confermato una proposta del tubo in scala differente). Non è neanche uno scivolamento lento e incerto, come accaduto per i The Pills (Vecchi, 2016).

“Oh, my God!”

Il film è stato per Cotto & Frullato la naturale evoluzione di uno sforzo creativo ponderato, capace di modularsi nel design della sua prima distribuzione in piattaforma, per poi approdare inevitabilmente alla sala. Era cinema sin dal primo momento: per la meticolosa attenzione al linguaggio, per la dimensione collettiva e specializzata dell’equipe, per la scrittura a strati, che procede dalla satira al demenziale, senza mai però desistere dal tentativo di realizzare un racconto filmico. E quindi: in assenza del produttore giovane vecchio, dopo aver rifiutato l’attrazione del mezzo televisivo (la cui parentela con Youtube va poco oltre una prima analogia), nel 2016 i nostri puntano sul crowdfunding e raccolgono più dei 39.000 euro che si erano prefissi per realizzare il film, un risultato senza precedenti in Italia.
Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear viene proiettato in alcune sale nel 2017, inizia a circolare in rete, poi su DVD, fino ad approdare, storia recente, nel catalogo di Prime Video.
Durante la live di chiusura del crowdfunding io ero davanti allo schermo e avevo la sensazione che il film di Paolo Cellammare e soci fosse un sogno accogliente, di cui il pubblico poteva far parte. Ma, al contempo, si trattava di una liberazione. Non come per i colleghi andati in burn-out da sovraesposizione, però. Non erano stati catturati da Youtube. Era il prodotto Cotto & Frullato a richiedere urgentemente un’altra dimensione. La Zeta, un finale degno.
E The Crystal Gear fa proprio questo. Con un budget comunque ridicolo per il cinema, ma con maestranze eccellenti in ogni comparto, il film colleziona tributi d’amore alla settima arte, intrattiene come nella più popolare tradizione del racconto di avventura, propone un esaltante villain già introdotto nella serie con un profilo troll che causava feroci discussioni tra gli utenti. Continua, quindi, a giocare sulla metanarrazione.

Il logo del progetto nella sua versione per la terza stagione.

“Ma è morto davvero?”
Nulla è ciò che sembra, si diceva, e la realtà stessa non è detto che sia tale (in un film non lo è mai per forza di cose, ma decidiamo di crederci, di stare al gioco). E dunque, un frullatore custodisce un ingranaggio di cristallo che può curare tutti i mali del mondo e non deve finire nelle mani sbagliate.
“Dovresti stare più attento a quello che mangi” è il secondo claim, dopo il famigerato “Frullato è meglio”.
La critica – scanzonata?, non ne sarei così sicuro – usa il cibo come vettore di una metafora potente. Stai attento a ciò che ingurgiti, a ciò che guardi, a ciò di cui nutri il corpo e la testa, perché contribuisce a darti forma e sostanza.
Il frullato credo sia riuscito.
La regia di Cellammare non si limita mai a scelte banali, propone un gusto gaudente per la sperimentazione che mi ha rammentato un altro esordio autoprodotto, quello di Eros Puglielli con Dorme (2000):  se dirigere significa tenere insieme il complesso artistico di una produzione direi… buona la prima, più che buona. Lo aspettiamo a nuove prove.
Maurizio Merluzzo è convincente, non eccede nel caricaturale, d’altra parte incarna l’unico bambino degno di essere discepolo di Arthur Schwarzenegger, maestro della frullanza per antonomasia. Riesce a dare al suo personaggio omonimo diverse sfumature: con ironia, quando si lancia all’inseguimento folle di una runner  italo-cinese in un vero mercato di quartiere, fino all’intensità con cui interpreta lo scontro conclusivo.
I personaggi secondari sono scritti con fervente fantasia e ricerca di equilibrio; basta citare le “Bestie di Seitan”, David E. Poplawski – erede dell’inventore del frullatore – e l’avvocato Vergottini.
Le musiche sono eccellenti: spiccano le composizioni di Alessandro De Rosa,  i pezzi dei Dymama e dei Nanowar of Steel. I visual effects risultano credibili e ben dosati (Michelangelo Frisoni ormai lavora in pianta stabile a Hollywood), i costumi e il trucco convincenti (delle brave Nadia Baiardi e Dylis White, anche produttrice del film).

Cotto & Frullato doveva arrivare al cinema perché è cinema, cinema di genere con idee e, soprattutto, controllo: una produzione italiana costruita dal basso da giovani esordienti che sanno cosa fare e non lasciano niente al caso.  L’economia delle piattaforme è stata per una volta orientata a un progetto indipendente, strutturato al punto da non poter esser sminuzzato dall’apparato. Si può fare! (Brooks, 1974).
Se devo evidenziare un limite, ho avvertito qualche calo di ritmo quando il protagonista non è presente, ma soprattutto l’assenza di un personaggio femminile di caratura: forse una femme fatale, per restare nel classico action movie oppure, come nei personaggi femminili della prima filmografia di John Woo, una controparte morale dell’azione; per non citare il solito Tarantino, ovviamente. Si poteva fare qualcosa di più in questo senso, aggiungendo un ulteriore ingrediente alla preparazione di un piatto comunque ricco, preparato con la passione autentica e la gioia irriducibile del sognare insieme che si fa al cinema e che si fa cinema.

🛑 Disponibile su: Prime Video / Chili

1Nella sesta puntata della prima stagione di Cotto & Frullato, Maurizio Merluzzo viene aggredito dopo una consegna di kebab a domicilio. Nella colluttazione è ferito a morte. Dopo questo evento la domanda “ma è morto davvero?” ha iniziato a rimbalzare nei commenti degli utenti e poi rilanciata fino a diventare un tormentone della serie. 

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