Jennifer Connelly, i 50 anni di un’eclettica antidiva

di Laura Pozzi

Per tutti resta l’indimenticabile Deborah, che tra polvere e sacchi di farina danza leggiadra nel capolavoro di Sergio Leone C’era una volta in America. La sua incantevole grazia mista ad un candore adolescenziale venato di sottile malizia e i suoi magnetici occhi verdi, hanno stregato il nostro sguardo e turbato i sensi di un attonito Noodles perso nei sentieri di un’impercettibile e fumosa ricerca del tempo perduto. Jennifer Connelly, nata il 12 dicembre 1970 a Cairo, inizia la sua scalata al successo poco più che bambina posando come modella e debuttando sullo schermo nel video dei Duran Duran Union of the Snake. L’incontro con il cinema avviene nel 1982, quando Sergio Leone la sceglie per la sua ultima monumentale opera cinematografica. Un piccolo ruolo, per un esordio folgorante di quelli che possono segnare una carriera. E in parte sarà così. L’esclusivo legame con l’Italia continua nel 1985, quando Dario Argento le affida il ruolo di protagonista in Phenomena, trasformandola in una “figlia d’arte” solitaria e misteriosa capace di comunicare con gli insetti. Grazie al suo inspiegabile potere riuscirà a mettere fine ad una serie di efferati omicidi all’interno di un college svizzero. Ancora un ruolo fantastico nel 1986 in Labyrinth- ove tutto è possibile e un partner d’eccezione come David Bowie. La danza e il mistero avvolgono costantemente la sua filmografia come dimostra Etoile (1988) misconosciuto, ma apprezzabile film di Peter Del Monte dove tra cupe e gotiche atmosfere e riti di magia nera, la giovanissima Claire si identifica con la danzatrice Natalie Horvath in una sorta di Fantasma del palcoscenico made in Italy. All’inizio degli anni ’90, nonostante il sottovalutato The hot spot -Il posto caldo cominciano a manifestarsi i postumi di “un’infanzia rubata” e la sua carriera subisce una battuta d’arresto. A Jennifer ragazza eclettica quanto sfuggente serve una pausa di riflessione che la porta a dedicarsi agli studi laureandosi in letteratura inglese alla Yale University, a incidere musica in Giappone e a concedersi nuovamente a tempo pieno alla settima arte solo agli albori del nuovo millennio (con una menzione speciale a Dark city). Dopo le pregevoli prove in Pollock e Requiem for a dream, la definitiva consacrazione arriva nel 2002 con A Beautiful Mind dove si aggiudica l’Oscar come miglior attrice non protagonista, battendo “signore del grande schermo” quali Helen Mirren, Maggie Smith e Kate Winslet. Nel ruolo dell’intensa e determinata Alicia Nash, la Connelly oltre ad un eccezionale bravura dimostra come il suo talento sia figlio non solo di una disarmante bellezza, quanto di una versatilità fuori dal comune. Una versatilità che la porterà a cimentarsi nei generi più disparati da Hulk di Ang Lee fino al toccante e notevole La casa di sabbia e nebbia al fianco di un dispotico Ben Kingsley. Nel 2005 ancora un ritorno al genere horror con Dark Water, remake della celebre pellicola giapponese. Tra i suoi film più riusciti ricordiamo Blood Diamond – Diamanti di sangue (2006) al fianco di Leonardo Di Caprio, Little children, (2006), La verità è che non gli piaci abbastanza, l’epico Noah (2014) che la vede nuovamente insieme Darren Aronofsky e Russell Crowe American Pastoral di Ewan McGregor (2016) fino alla serie Snowpiercer prodotta da Bong Joon-ho. In attesa di vederla e poterla nuovamente ammirare in Top gun: Maverick attesissimo sequel di Top gun in compagnia di Tom Cruise, la nostra mente oggi non può che tornare ancora una volta al suo disperato e immortale ” Vai che la mamma ti chiama”. Auguri Jennifer!

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